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Home fedi e religioni

Chiesa. Le perplessità di Messori su Francesco. “Ma di quale Papa stiamo parlando?”

di Fernando Massimo Adonia
24 Dicembre 2014
in fedi e religioni, Scritti
0

papa_rollingSi dice perplesso Vittorio Messori. Una sorta di confessione a confessionale aperto e consegnata al Corriere della Sera. L’oggetto è Papa Francesco. E se lo dice uno che di libri-intervista ai pontefici (e di successo) ne ha pubblicati due, la questione di fa delle più autorevoli. «La mia (e non solo mia) valutazione di questo papato oscilla di continuo tra adesione e perplessità, è un giudizio mutevole a seconda dei momenti, delle occasioni, dei temi». Una pastore imprevedibile e «una imprevedibilità che continua, turbando la tranquillità del cattolico medio, abituato a fare a meno di pensare in proprio, quanto a fede e costumi, ed esortato a limitarsi a “seguire il Papa”».

Già, «ma quale Papa? – si chiede Messori – Quello di certe omelie mattutine a Santa Marta, delle prediche da parroco all’antica, con buoni consigli e saggi proverbi, con persino insistiti avvertimenti a non cadere nelle trappole che ci tende il diavolo? O quello che telefona a Giacinto Marco Pannella, impegnato nell’ennesimo, innocuo digiuno e che gli augura «buon lavoro», quando, da decenni, il «lavoro» del leader radicale è consistito e consiste nel predicare che la vera carità sta nel battersi per divorzio, aborto, eutanasia, omosessualità per tutti, teoria di gender e così via?»

Un interrogativo che insegue l’altro. «Il Papa che nella prima intervista a Eugenio Scalfari, ha ridicolizzato chi pensasse che “Dio è cattolico”, quasi che la Ecclesia una, sancta, apostolica, romana fosse un optional, un accessorio da agganciare o meno, a seconda del gusto personale, alla Trinità divina? Il Papa argentino consapevole, per diretta esperienza, del dramma dell’America Latina che si avvia a diventare un continente ex cattolico, con il passaggio in massa di quei popoli al protestantesimo pentecostale? O il Papa che prende l’aereo per abbracciare e augurare buoni successi a un amico carissimo, pastore proprio in una delle comunità che stanno svuotando quella cattolica e proprio con il proselitismo da lui condannato duramente nei suoi? ».

Un giudizio dunque inquieto, un sfogo. Per quanto ponderato. Il che rende il testo raccolto dal Corriere degno di attenzione. «Certe scelte pastorali – spiega Messori – del “vescovo di Roma”, come preferisce chiamarsi, mi convincono; ma altre mi lascerebbero perplesso, mi sembrerebbero poco opportune, magari sospette di un populismo capace di ottenere un interesse tanto vasto quanto superficiale ed effimero. Avrei da osservare alcune cose a proposito di priorità e di contenuti, nella speranza di un apostolato più fecondo. Avrei, penserei: al condizionale, lo ripeto, come esige una prospettiva di fede dove chiunque anche laico (lo ricorda il Codice canonico) può esprimere il suo pensiero, purché pacato e motivato, sulle tattiche di evangelizzazione. Lasciando però all’uomo che è uscito vestito di bianco dal Conclave la strategia generale e, soprattutto, la custodia del “depositum fidei”.

La conclusione. «In ogni caso, non dimenticando quanto Francesco stesso ha ricordato proprio nel duro discorso alla sua Curia: è facile, ha detto, criticare i preti, ma quanti pregano per loro? Volendo anche ricordare che egli, sulla Terra, è il «primo» tra i preti. E, dunque, chiedendo, a chi critica, quelle preghiere di cui il mondo ride ma che guidano, in segreto, il destino della Chiesa e del mondo intero».

@barbadilloit

Fernando Massimo Adonia

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