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Editoriale. L’Acqui Terme premio modello di cultura libera e anticonformista

Pubblicato il 19 giugno 2013 da Augusto Grandi
Categorie : Cronache Cultura

Acquiambiente178 a 25. C’era una volta il premio Acqui Storia gestito dall’ortodossia Pci. Con una media di ben 25 libri partecipanti per edizione. E vincitori assolutamente scontati. Libri che non avrebbero venduto una sola copia, illeggibili. Ma tanto ortodossi e fedeli alla linea. Poi è arrivato Carlo Sburlati, ha puntato su giurie di ogni orientamento politico e sono arrivati premi a libri belli, a prescindere dalle appartenenze partitiche.

Risultato: partecipazione sempre più numerosa di autori, case editrici sino ad arrivare quest’anno, a sfiorare i 180 libri in concorso. Nell’indifferenza, faziosa e infastidita, dei media che ritengono che l’unica cultura sia rappresentata dalla sfilata del Pd al Salone del Libro o dalla presenza dei soli autori politicamente corretti ed allineati ai vari festival della marchetta libraria.

L’AcquiStoria rappresenta, invece, la dimostrazione che esiste una cultura diversa, alta e altra. Una cultura libera, dove possono confrontarsi gli orfanelli del Pci con chi, invece, al Festival dell’Unità non è mai stato invitato. Una cultura che non nega cittadinanza ai fans dei tecnocrati ed ai nemici giurati degli stessi burocrati. Perché un libero non si giudica sulla base di una ideologia, ma per il valore dell’analisi, dell’approfondimento, della capacità dell’autore di spiegare il proprio punto di vista. Si giudica per il tipo di scrittura, per la documentazione. E, ad Acqui, si giudica in totale libertà. Sarà per questo che i media di servizio ignorano il premio o ne scrivono e parlano solo per fomentare polemiche. Sarà per questo spirito di libertà e indipendenza che i governi regionali piemontesi tagliano i fondi, disertano le cerimonie, non sostengono le iniziative, evitano accuratamente ogni forma di promozione.

Così ad Acqui sfilano autori famosi e altri che lo diventeranno, ma anche attori, musicisti, artisti come testimoni della cultura del nostro tempo. Quella cultura che non piace agli assessori ed ai ministri – compresi quelli del centrodestra – perché troppo libera ed indipendente. E chi ha trasformato anche le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia in uno spot del pensiero unico – per interesse di parte, a sinistra, e per crassa ignoranza, a destra – non ama la libertà altrui e tanto meno l’indipendenza.

Di Augusto Grandi

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