Politica. La pandemia, il preveggente Jacques Attali e le tentazioni mondialiste

Uomini ridotti a semplici codici a barre

Jacques Attali non è uno qualsiasi. Della sua vita ha sempre fatto un capolavoro di assenza/presenza oppure, se preferite, di discrezione/pressione. Ufficialmente assente. Nella realtà presente. Con tutti discreto quanto basta. Con chi conta in pressione quanto deve. Sempre così. 

Da giovane frequenta l’Ena quando il suo corso era diretto da François Mitterrand. Nel 1991 entra all’Eliseo come “consigliere speciale” dell’ex-Francisque appena eletto presidente della Repubblica che, da tempo, veniva chiamato con bavoso compiacimento “le florentin”, in omaggio a Machiavelli.

Nello stesso anno, per meriti sconosciuti, Attali diventa presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) concepita a Parigi nel 1990 con l’ingresso dell’attuale Unione europea e della Banca europea per gli investimenti e istituita a Londra l’anno dopo e affidata appunto a lui. Oggi la Bers “assiste” 69 Paesi e, per Statuto, opera nell’Europa centrale e orientale e nell’Africa centrale.  Insomma una commovente vocazione al bene collettivo.

Nel 1994 il buon Jacques mette a profitto questo suo ruolo planetario e crea lo studio Attali&Associés. Missione: dare una mano al mondo.  Quattro anni dopo (1998), non pago (ma ben pagato dai poteri mondiale che serve con grande dedizione), crea un altro “coso”, la società Planet France. Non è solo. Lo aiutano alcune multinazionali non proprio povere: Microsoft (284mila dipendenti in tutto il mondo, fatturato di 36,5miliardi di dollari), come Accenture (477mila dipendenti in tutto il mondo, fatturato di oltre 41miliardi di dollari), come Fondation Orange e altre. A che serve? Ad “assistere” in 60 Paesi ben 10mila microfinanziarie.

Un po’ come le Open Society Foundations del “filantropo incompreso” Soros. 

C’è dell’altro. Nel 2007 un altro presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, l’amico sghignazzante della Merkel , lo nomina presidente della Commissione mondiale per la libertà della crescita: fra gli altri ne fa parte il caro Mario Monti.

Quella di Attali insomma è stata, almeno finora, una lunga marcia verso il mondo, meglio: verso il potere sul mondo.

Ebbro di questa sua dimensione planetaria, come un personaggio di Aldous Huxley, ha scritto sul settimanale progressista francese L’Express (pag. 138 del n. 3018, 7-13 maggio 2009) una pagina della sua rubrica “Perspectives. Le blog de Jacques Attali” dedicata alla pandemia che cambia il mondo.

Sì, avete capito bene: 2009-Pandemia-Mondo.

Titolo “Avancer par peur” (Avanzare per la paura).

La tesi è molto semplice. Certi fenomeni mondiali arrivano magari per caso, ma quando arrivano occorre saperli sfruttare. Se si è bravi (come lui) va bene e la Democrazia vince. Se non si è bravi vince l’Ur-Fascismo. Che oggi è il sovranismo.

Scrive Attali nel suo articolo: “La pandemia che inizia potrebbe far scattare una di queste paure strutturate”; “Si dovrà organizzare una polizia mondiale, uno stockage mondiale dei farmaci e quindi una fiscalità mondiale. Si arriverà allora, molto più rapidamente di quanto non l’abbia consentito la sola ragione economica, a gettare le basi di un effettivo Governo mondiale”.

2009-Pandemia-Governo mondiale. 

Avete/abbiamo letto bene e tutti.

Sui 45mila morti odierni nel mondo per coronavirus c’è chi ha già imbastito teorie e pratiche per il Governo mondiale.

Agghiacciante.

Tié!

@barbadilloit

Massimo Magliaro  

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