Casa di Montecarlo. Gianfranco Fini: “Sono stato un coglione, mai un corrotto”

Gianfranco Fini
Gianfranco Fini

Il Fatto quotidiano ha pubblicato una intervista di Marco Lillo all’ex presidente di An Gianfranco Fini, dopo le rivelazioni dell’ultima inchiesta giudiziaria romana dalla quale emergerebbe che la casa di Montecarlo, donazione “per la buona causa” alla destra della contessa Colleoni, fosse di proprietà della moglie dell’ex presidente della Camera, Elisabetta Tulliani. Riprendiamo integralmente l’intervista perché, oltre ad un dramma umano tragico ed evidente, offre particolari definitivi (se accertati nel processo ma al momento presenti agli atti delle investigazioni) su una vicenda che rappresenta una ferita nella memoria di tanti militanti politici della destra italiana. 

Presidente Fini ha sentito? La società della casa di Montecarlo per i magistrati è di sua moglie.
“Lei dice? Addirittura è di mia moglie, nemmeno del fratello Giancarlo, è sicuro?”.

La società Timara Ltd è riconducibile a Elisabetta Tulliani. I pm hanno trovato le procure del 2014 rilasciate da sua moglie.
“Che devo dirle (ride nervosamente, ndr), sono notizie delle quali non ero minimamente a conoscenza. Sono davanti a un bivio: o sono stato talmente fesso oppure ho mentito volutamente. In cuor mio so qual è la verità e non pretendo di essere creduto ma per me questo è un dramma familiare”.

Ne ha parlato con sua moglie Elisabetta?
“No, lo scopro adesso da lei”.

Ci sono 3,5 milioni bonificati a suo suocero e a suo cognato. Un bonifico del 2009 sarebbe legato al decreto sulle slot machine.
“A chi viene fatto il bonifico?”.

A suo suocero.
“E che c’entra Sergio Tulliani con il decreto?”.

Infatti c’entra più lei …
“Il presidente della Camera non c’entra nulla. Non potevo fare nulla”.

Il Pdl però era potente.
“Mi sembra assoluta fantasia, è solo una vicenda familiare drammatica”.

Alla famiglia di sua moglie arrivano milioni di euro e lei non nota nulla?
“Pensa me lo abbiano detto?”.

Il tenore di vita della sua famiglia è stato influenzato dall’arricchimento dei Tulliani?
“No, come campavo prima campo adesso”.

Nel 2010 lei poteva prendere in mano la destra italiana.
“Non c’è dubbio che io ho pagato un prezzo salato pur non riconoscendo a me stesso nessuna responsabilità personale se non … familiare”.

Davvero credeva ai Tulliani?
“Giancarlo Tulliani mi disse che l’appartamento non era di proprietà e io dissi che se fosse stata di sua proprietà mi sarei dimesso. Gli ho creduto, sì”.

Che dirà stasera a cena a sua moglie?
“Questi sono affari miei”.

Bplus è accusata di avere portato via 215 milioni euro allo Stato e 3,5 sono andati alla famiglia di sua moglie. Sono anche affari nostri.
“Se è così ne risponderà in tribunale. Io ho stima del procuratore Pignatone”.

Da segretario ha venduto una casa del partito alla società di sua moglie. Non pensa di dover chiedere scusa?
“Se l’avessi saputo non l’avrei venduta! Secondo lei è piacevole a 65 anni ammettere di essere un coglione?”.

E ai vecchi militanti del Msi e di An cosa vorrebbe dire?
“Che sto soffrendo quanto loro e sono stato un coglione, ma non sono mai stato un corrotto”.

@barbadilloit

Marco Lillo

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