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Alain de Benoist: “Europei sì, occidentali mai. Gli Usa hanno rotto l’alleanza e la Nato ormai agonizza”

"Quella di Trump è una rivoluzione, non un episodio. Le destre giovanili filo-Maga sono per lo più seguaci di un superomismo da universo Marvel

di Xavier Eman
10 Settembre 2026
in Esteri
0
Alain de Benoist

In occasione del quarto numero speciale di Éléments, intitolato Stati Uniti, i nostri migliori nemici e tratto da 50 anni di archivi, Alain de Benoist ripercorre la critica della Nuova Destra all’americanismo. Tra fondamenti ideologici, soft power e secondo mandato di Trump, ritrae la potenza che plasma e minaccia l’identità europea.

Che cos’è quasi immutato dagli anni ’70, a dispetto delle mutazioni della potenza americana?

“Mi chiederei piuttosto perché in 250 anni gli Usa non siano ‘quasi mutati’! Praticamente sono una potenza che si attiene agli stessi principi (con connessa difficoltà di capire varietà di idee e dottrine nella lunga storia europea: troppo ‘sofisticata’ e lontana dalla casual culture). Quei principi non sono i nostri. Già i ‘Padri fondatori’ dell’America vogliono rompere con l’Europa, disapprovandone valori e costumi. Eredi di una tradizione puritana e biblico-messianica, vogliono costruire oltreoceano la ‘città sulla collina’ (city upon a hill) che concepiscono come la nuova Gerusalemme. Per il pastore puritano John Winthrop, ideatore di quell’espressione, l’America deve sia stare alla larga dall’Europa, sia costituire un modello morale e politico d’esempio per il ‘resto del mondo’ (rest of the world). Quindi gli Usa oscillano tra isolazionismo (o ‘eccezionalismo americano’) e interventismo.

Interessi divergenti

“La principale costante della critica all’americanismo proposta da Éléments è stata mostrare come l’Europa si distinguesse dagli Usa (o dall’’Occidente’) e, soprattutto, come interessi europei e americani non possano che divergere. Geopoliticamente, gli Usa sono succeduti all’Inghilterra come grande potenza marittima, mentre l’Europa continentale corrisponde alla potenza della Terra. Al di là dei dati geografici, l’opposizione tra Mare e Terra ne nasconde altre. Il Mare, non avendo confini, è dalla parte dei flussi, degli scambi, della logica ‘marittima’ del grande commercio, dell’uomo slegato dalle appartenenze fisse, mentre la Terra è dalla parte dei confini, dei territori, della politica, dei valori tellurici, degli stili di vita radicati. L’America è il regno della quantità e del ‘sempre più’ – il regno dell’avere contro la verità dell’essere.

Tattica si, strategia no

 

“Gli Stati Uniti sono così diventati il polo centrale di capitalismo, liberalismo e ideologia dei diritti umani, ovvero il motore della modernità. L’universalismo impedisce loro di riconoscere che il mondo è un multiverso, composto da culture e popoli cha non hanno la vocazione a prenderli per modello. Per loro è comprensibile solo il mondo americanizzato. L’incapacità di capire che il ‘resto del mondo’ non ragiona necessariamente come loro ne spiega anche i fallimenti militari: sopravvalutando l’importanza della tecnologia, in tempo di guerra sono incapaci di prevedere il giorno dopo (the day after), ovvero di lavorare a una soluzione politica delle cause del conflitto. Hanno la tattica (di fatto un programma di attacchi), non la strategia. Lo si è appena visto ancora una volta con l’Iran”.

Capisce il fascino, o l’entusiasmo, di parte della ‘destra’, specie giovanile, per le forme del trumpismo, dal tecno-prometeismo di Elon Musk alle ‘luci oscure’ di Curtis Yarvin?

“Attrazione, o entusiasmo, si spiegano, con l’incredibile ascesa dell’incultura che, per ragioni generazionali (di cui non sono responsabili), è una caratteristica dominante nella maggior parte dei giovani contemporanei. Incollati ai loro iPhone, allattati ai social network – ovvero alla somma tra fogna ed ego –, sono ideologicamente senza punti di riferimento, proprio come lo sono sempre più spesso i loro predecessori. Nulla li spinge più a formarsi, in particolare leggendo autori basilari.

Sogni di gioventù

 

“La destra è sempre stata più reattiva che riflessiva. La gioventù è del resto (e per fortuna) l’età dell’entusiasmo. Trump è un personaggio semplice: con lui non occorre riflettere. Elon Musk, Curtis Yarvin, Peter Thiel, le ‘luci oscure’, la redenzione attraverso l’uomo-macchina: sono una novità, divertente. Ci si schiera a favore come se fosse una moda – che passerà. Meno di 10 anni fa, Raymond Kurzweil, guru del ‘transumanesimo’, annuncia che la morte sarebbe scomparsa entro il 2029. E’ già un dimenticato. Musk, Yarvin e gli altri hanno un immaginario plasmato dalla fantascienza e dalla cultura Marvel. Sognano eterna giovinezza e colonizzare i pianeti. Sciocchezze, ma fanno sognare. A volte possono avere intuizioni non sbagliate, ma guardando più da vicino, propongono la fine della democrazia – poiché si fonda sulla sovranità popolare – e una nuova autocrazia reazionaria, simile a una monarchia tecnologica, guidata da un re amministratore delegato, che sancirebbe definitivamente (come tra i libertari) l’eliminazione della politica a vantaggio dell’economia e del commercio.

“Mi sconcerta la recente ricomparsa a destra della malattia infantile che è l’occidentalismo. Charles Péguy diceva che bisogna vedere ciò che si vede. Se non si capisce che cosa distingua profondamente l’Europa dall’Occidente, significa davvero non vedere nulla. L’Occidente è oggi un vecchio palloncino sgonfio, per giunta sporco. Lo prevedevo 40 anni fa: l’ascesa dei Paesi di quello che si chiamava “Terzo Mondo” ne accelererà, spero, la caduta, condizione necessaria per passare da un Nomos della Terra unipolare a un ordine internazionale fondato sulla pluralità dei popoli e delle culture. Siamo europei, non occidentali!”

Lei scrive che l’ascesa al potere di Trump è una ‘rivoluzione’. Il secondo mandato conferma o complica la visione tradizionale della Nuova Destra sugli Stati Uniti ‘migliori nemici’ dell’Europa?

“L’ascesa al potere di Trump è un evento perché lui è un personaggio dal carattere esplosivo di grande portata. Un paranoico egocentrico, talora delirante. Il suo unico merito (questa la sua ‘rivoluzione’) è dire ciò che i predecessori non dicevano: Trump ostenta, non maschera, le ambizioni imperialiste. E poiché per lui la politica si riduce a accordi commerciali, si comporta come se giocasse a Monopoli: Striscia di Gaza? Groenlandia? Canada? Li compro! Certo, ha anche preso decisioni (brutali), che si possono approvare. Mi accordo che alcuni esponenti di destra le vorrebbero attuate anche da questa parte dell’Atlantico. Il problema è che Trump detesta l’Europa e gli europei e lo dice, sostenendo soprattutto che gli europei (che si tratti di Macron, Pedro Sánchez o Meloni) non gli obbediscono abbastanza. Trump vuole ‘restituire grandezza all’America’, non ha nulla da guadagnare dal ritorno della grandezza dell’Europa. Ecco perché, anche se si volesse fare come lui, si dovrebbe farlo contro di lui.

Diceva Henry Kissinger…

Il titolo “I nostri migliori nemici” evoca imperialismo militare, soft power e appiattimento culturale…

“Probabilmente l’ultima, che ci sommerge ogni giorno, è la minaccia peggiore per l’identità europea. L’influenza militare è in calo (la Nato è agli sgoccioli), l’influenza economica non è solo americana. A colpire è che Trump non voglia più alleati. Gli europei lo stanno scoprendo, sgomenti come le monarchie del Golfo, resesi conto che le basi americane sul proprio territorio li rendono dei bersagli, senza ottenere la minima protezione. Diceva Henry Kissinger: “Essere nemici dell’America ha dei pericoli, esserne amici è letale”. È ciò che abbiamo visto dal Vietnam del Sud all’Afghanistan. È ciò che forse, fra pochi anni, scoprirà Israele. Per oltre mezzo secolo non abbiamo smesso di ammonire sull’”ombrello americano”, dal quale gli europei speravano, contro l’evidenza, di essere protetti dai malvagi russi. Oggi sappiamo che l’ombrello era bucato e che gli americani non si faranno massacrare per salvarci. Occorre trarne le conseguenze”.

Resta possibile l’alleanza reale ed equilibrato tra Europa e Stati Uniti? O si va al distacco strategico e culturale?

“Ogni alleanza con gli Stati Uniti nuoce all’Europa. Oggi tale alleanza è ormai impossibile, poiché il legame transatlantico è spezzato (su iniziativa di Washington). In fondo, su che cosa potrebbe basarsi? Sterile speculare sull’affinità di origini: pensi a quanto la storia abbia reso tedeschi e anglosassoni popoli con mentalità opposte – opposizione teorizzata da Spengler, Schmitt, Sombart –, pur provenendo dalla stessa radice germanica. Oltre alle merci, l’America ci esporta da decenni misandria neofemminista, teoria del genere, Gay Pride, ‘cancel culture‘, le follie della ‘decostruzione’ ecc. Per l’America il meglio sarebbe smettere di voler dettare legge al mondo e concentrarsi sui suoi problemi, non di poco conto. Per l’Europa il meglio è costituirsi potenza autonoma, crogiolo di una cultura e di una civiltà proprie. Europa o caos”.

Da Eléments

Xavier Eman

Xavier Eman

Xavier Eman su Barbadillo.it

Tags: alain de benoisteuropaoccidenteusa

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