Diario di guerra. Si infiamma il fronte di Kherson

Con questa settimana si è aperto il sesto mese di guerra in Ucraina

Kherson sotto le bombe

Con questa settimana si è aperto il sesto mese di guerra in Ucraina. Il conflitto infuria e si combatte su più fronti. Kiev annuncia una controffensiva nelle prossime settimane: “La regione di Kherson sarà liberata entro settembre e tutti i piani degli occupanti falliranno”. Le truppe ucraine sono riuscite a colpire per la terza volta il ponte Antonovsky, nella città occupata di Kherson, impedendo il rifornimento dell’armata di Mosca sul suolo occupato. Il ponte è stato oggetto di numerose polemiche quando la città cadde in mano russa. Molti si chiedevano perché Kiev non l’avesse fatto saltare per impedire l’avanzata nemica. Proprio a Kherson, dopo un bombardamento si contano sette morti e sei feriti. Inoltre, si registra il furto da parte delle milizie russe di veicoli civili e di una nave passeggeri che servirebbe per attraversare il fiume Dnipro dove il ponte Antonovsky è stato danneggiato.

Bombardamenti a tappeto

Obiettivo dei missili ucraini è stata la centrale nucleare di Zaporizhzhia, diventata centro di smistamento delle armi russe. Almeno trenta missili sono stati lanciati sulle piccole città della regione di Sumi. Le forze di Mosca avrebbero difficoltà ad avanzare nel Donbass, nonostante continuino a bombardare, e la popolazione è stata invitata a evacuare poiché rischia di rimanere tagliata fuori da elettricità, acqua, cibo, forniture mediche, riscaldamento e comunicazioni. I filorussi del Donbass annunciano che tutta la Repubblica del Donetsk sarà liberata entro fine agosto. Il leader ucraino, Zelensky, dichiara che la Russia avrebbe perso quarantamila soldati mentre convogli di armi continuano a giungere da Germania e Inghilterra. Nel frattempo, Kiev ha confermato che Mosca ha preso il controllo della seconda centrale elettrica del paese. A Kharkiv, colpiti un palazzo a due piani e un edificio scolastico dove si scava tra le macerie. Pesanti bombardamenti anche a Sloviansk, presidiata dal Battaglione Dnipro-1. Attorno alla cittadina, volontari e componenti della Guardia nazionale hanno scavato due chilometri di trincee. Scambio di accuse tra Mosca e Kiev per il bombardamento del carcere di Olenivka, nel Donetsk, dove erano detenuti prigionieri ucraini. Nell’edificio erano presenti fino a centonovantatre persone e al momento ci sarebbero cinquantatre vittime. Secondo il Ministero della Difesa ucraino, dagli inizi di luglio la Russia avrebbe lanciato quarantanove attacchi missilistici e quarantaquattro aerei, distruggendo ventinove edifici residenziali, quattro scuole e sette infrastrutture per i trasporti.


Il fronte diplomatico e del grano


Dopo le iniziali smentite, il Cremlino ha ammesso l’attacco al porto di Odessa, servito per distruggere una nave da guerra ucraina e un deposito di missili americani Harpoon. Il Ministro degli Esteri russo, Lavrov, in visita al Cairo ha garantito: “Mosca manterrà gli impegni presi sull’export del grano”. Ma ha anche ribadito che l’Occidente deve rimuovere gli ostacoli che ha posto sui cereali e sui fertilizzanti russi se vuole risolvere la crisi alimentare e si è rivolto al Segretario generale dell’ONU, Guterres, affinché venga allentata la presa europea sulle sanzioni. Per tale ragione, l’accordo sul grano raggiunto a Istanbul è fragile e potrebbe saltare in ogni momento. Per evitare questa ipotesi il presidente turco, Erdogan, incontrerà Putin a Mosca il 5 agosto. Lavrov ha inoltre precisato che toccherà all’Ucraina sminare i porti sul Mar Nero, mentre Russia, Turchia e una terza parte non ancora individuata scorteranno i mercantili verso il Bosforo. Dal porto di Odessa è salpata la prima nave cargo carica di mais. È diretta in Libano e sarà ispezionata a Istanbul. Intanto, proprio l’ambasciatore ucraino in Libano ha denunciato l’ingresso nel porto di Tripoli di un’imbarcazione carica di orzo rubato dai territori occupati dell’Ucraina.

Il gas

Gazprom ha annunciato una nuova riduzione del 20% del flusso proveniente dal gasdotto Nord Stream. Tutto dipenderebbe da una turbina che, dopo quella consegnata dal Canada, richiederebbe manutenzione. Secondo Bruxelles, è soltanto l’ennesima scusa per reagire alla solidarietà occidentale verso l’Ucraina. La compagnia tedesca Siemens ha affermato che sarebbe pronta a riparare immediatamente la turbina in questione. “Le questioni sollevate da UE e Gran Bretagna restano irrisolte, anche nel caso venissero consegnati alla Russia materiali per urgenti riparazioni” è la risposta di Gazprom. Per Berlino non esiste alcuna motivazione tecnica che giustifichi la scelta di Mosca e si è raggiunto un accordo. Il taglio ai consumi del 15%, prima su base volontaria che diventerebbe obbligatoria in caso di emergenza, permane sino a marzo 2023. Deroghe per quei paesi, come Spagna e Portogallo, che hanno una rete poco interconnessa con l’Europa. “L’Europa dovrebbe rispondere alla guerra del gas aumentando le sanzioni contro Mosca” dice Zelensky.

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Antonio Bottalico

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