E’ “nella ricorrenza del 29 settembre…” – dice l’annunciatore del Giornale Radio nel brano imposto nel 1967 dall’Equipe 84 – che Roberto Fabbri porta all’Auditorium di Roma un progetto per rileggere l’opera di Battisti – autore della musica della canzone 29 settembre – attraverso chitarra e archi.
L’operazione mette alla prova un autore irriducibile a etichette. Chiamarlo autore di canzoni pop sarebbe ridurre una scrittura che, dietro l’immediatezza melodica, cela una sofisticata ricerca armonica, ritmica e timbrica. È questa materia a essere sottoposta a verifica in Battisti in… classica!, il progetto di Fabbri.
La scelta della chitarra classica ha un’implicazione estetica: sottrarre i brani alla voce e alla loro veste originaria, per far emergere l’architettura musicale. 29 settembre, Acqua azzurra, acqua chiara, La luce dell’est e altri successi di Battisti sono ricondotti a linea melodica, modulazioni, tensioni armoniche. Fabbri verifica quanto la sua musica sopravviva alla sottrazione del canto e del testo. Se una canzone resiste, la sua identità appartiene anche a una costruzione musicale autonoma. Con il Philotes Strings Quartet e l’Ensemble d’archi del Conservatorio “Giulio Briccialdi” di Terni, diretto da Luca Proietti, l’esperimento acquista una dimensione orchestrale. Ma attenti a definire “classica” questa rilettura. Battisti non diventa musica colta: è la musica colta a divenire strumento d’indagine su un repertorio popolare. Il risultato più interessante è la tensione fra aree apparentemente lontane: semplicità comunicativa della canzone; disciplina della scrittura strumentale.
Fabbri, docente di chitarra al Conservatorio di Terni, cerca il punto di equilibrio in cui la nostalgia lascia spazio alla forma. Nato anche dal volume con le trascrizioni chitarristiche dei successi di Battisti, il progetto diviene un piccolo laboratorio critico. Ne collauda la resistenza estetica: il modo meno convenzionale di rendergli omaggio.