
Sempre più spesso autorevoli politici e giornalisti mettono in guardia da ingerenze russe nelle elezioni di questo o quel Paese europeo. Anche in Italia non sono mancati allarmi in vista della scadenza di questa legislatura.
Da liberale, sono sconcertato. Gli Stati stranieri – in particolare le grandi potenze, come gli Stati Uniti e l’Urss – hanno sempre sostenuto, in qualche modo, partiti e governi ad esse favorevoli.
La Russia sovietica non aiutava i “movimenti per la pace” , Pci e Cgil, ad allargare i loro consensi? E non faceva lo stesso Washington? Era un reato riconoscersi nella politica estera di Eisenhower o di Kruscev e nei valori che la ispiravano? Gli elettori dell’una e dell’altra parte erano tutti plagiati, se non corrotti? Non ve n’era nessuno in buona fede, che, ad es., vedesse nell’Urss il faro dei popoli oppressi dall’Occidente?
Ungheria 1956: “piena di fascisti”
Nel 1956, nella principale via di Genova, un noto esponente dell’estinto Partito d’Azione così apostrofava gli amici comunisti: “Fate male a essere tristi per i fatti di Ungheria, Budapest era piena di fascisti!”. Demenza ideologica, d’accordo! Ma i diritti politici (di voto) vanno accordati solo ai cittadini che abbiano superato un test d’intelligenza e che siano dotati di coscienza morale?
Soprattutto in democrazia contano le forme e le procedure. Come scriveva il più grande liberale dell’800, Benjamin Constant, nei Principi di politica del 1815, “Le forme sono le divinità tutelari delle associazioni umane”. Ciò che conferisce legittimità a un governo è il rispetto delle regole, il fatto che la competizione elettorale tra i partiti si svolga in piena libertà. La democrazia non è la forma di governo che realizza il Bene di tutti ma quella che conferisce (per un periodo limitato) la direzione dello Stato a quanti hanno convinto gli elettori che la loro interpretazione dell’interesse generale è ragionevole.
Italia 1946 e brogli antifascisti
Nel 1946 avrei votato per la Repubblica, Se avessi avuto le prove che la monarchia aveva perso grazie ai brogli elettorali dei partiti antifascisti, mi sarei vergognato del mio voto.
Un liberale non acconsentirebbe mai a far passare un’ottima legge, barando al gioco. Se in una libera competizione elettorale il suo programma di governo non ottiene la maggioranza dei consensi, non accusa i concittadini di essere stupidi, in malafede, ignoranti o “pagati”: si chiede, invece, in cosa abbia sbagliato e perché non sia stato convincente nel sostenere una ‘buona causa’.







