
Il sabato ha un vantaggio sugli altri giorni della settimana: arriva quando quasi tutti hanno già parlato. Politici, giornalisti, sondaggisti, influencer, retroscenisti, spin doctor, esperti veri e soprattutto esperti di se stessi hanno avuto cinque giorni per spiegarci che cosa è successo, perché è successo e che cosa dobbiamo pensarne. A quel punto resta una possibilità: provare a ragionare.
Nasce con questo proposito Sabato italiano, la nuova rubrica settimanale di Barbadillo.it: sarà un’analisi politica in poche righe. Poche davvero, perché nell’epoca in cui tutti sanno di tutto la brevità può tornare a essere una forma di rispetto per l’intelligenza dei lettori, quasi di educazione. E magari persino di pensiero.
Niente pagelle, né riassunti della settimana. Cercheremo ogni volta un fatto, una contraddizione, una frase, una parola, magari una sciocchezza che meriti attenzione. La politica italiana ne produce in quantità industriale e sarebbe un peccato lasciarne il monopolio ai talk show. Del resto, impazzano anche i “write show”: parole che galleggiano nell’etere insieme a informazioni, giudizi e prese di posizione dispensati come verità inappellabili, talvolta senza neppure il conforto del buon senso.
Mi sono sempre stati simpatici i pochi colleghi che sanno essere bravi professori senza disdegnare il ruolo, difficilissimo, dell’intellettuale pubblico, dello spectateur engagé, per dirla con Raymond Aron. Non saremo certo a quel livello, ma vale la pena provarci. L’importante è farlo con onestà intellettuale, cercando di offrire una lettura critica della realtà. Il sapere accademico, poi, quando riesce a uscire dalle aule e rinuncia alla comodità del pensiero unico, non perde necessariamente rigore: qualche volta diventa anche utile.
Ci saranno, quando serviranno, storia e filosofia politica, perché l’attualità senza memoria diventa facilmente chiacchiera. Oggi sembrano quasi vecchi fardelli, tanto la comunicazione pubblica è schiacciata sul presente. Ma tranquilli, niente lezioni del sabato. Meglio un dubbio ben formulato di una certezza urlata. Meglio una battuta capace di cogliere uno dei nostri vizi che dieci indignazioni programmate sui social.
Il titolo, Sabato italiano, deve il suo nome a una felicissima canzone di Sergio Caputo. Lui raccontava, con ironia e malinconia, una Roma notturna, stralunata e un po’ felliniana; noi proveremo a raccontare un’altra Roma, quella della politica, e attraverso di essa l’Italia intera, di sabato, quando le dichiarazioni della settimana si sono raffreddate e si può verificare se, dietro tanto rumore, sia rimasta qualche idea. Il titolo, insomma, è già il programma: politica, costume, carattere nazionale.
Ci vediamo sabato. Un caffè è il minimo.







