Dopo la serie cominciata nel 2018 col commissario Carlo De Vincenzi, riprendendo il personaggio creato un secolo fa da Augusto De Angelis, Luca Crovi fa un ulteriore e più lungo balzo indietro nel tempo con L’aquila e i lupi (pp. 368, Sem, euro 18, in libreria dall’8 settembre)
Luca Crovi, lei svaria dal ‘900 a un paio di millenni indietro. Perché?
“Marco Vigevani – agente letterario – mi ha suggerito un romanzo sull’epoca classica. Ho spolverato le mie nozioni su Marco Aurelio, sul quale mi ero laureato con Giovanni Reale. Ho riletto Senofonte e Plutarco, avendo per modelli Sergio (Alan D.) Altieri e Valerio Evangelisti”
Protagonista: Marco Aurelio.
“Marco Aurelio, pensatore, deve agire da guerriero. Lucio Vero, guerriero, è malato. Galeno, medico esperto, imparato a combattere dai gladiatori nell’arena. I Romani, forti in campo aperto, subiscono la guerriglia dei Marcomanni. Per la prima volta paura in territorio nemico. Le foreste, gli uomini lupo, le insidie delle paludi rendono spettrale il racconto e accentuano l’elemento gotico”.
Il romanzo storico in Italia è ancora vivo?
Certo. Si possono scegliere le epoche, secondo l’attitudine degli scrittori. Il successo delle saghe familiari permette grandi affreschi. Non mancano personaggi noti o ignoti da raccontare .All’autore renderli verosimili”.
Il primo rischio in questi casi?






