“La marcia su Londra” per conoscere l’itinerario di Mosley e dei mussoliniani d’oltremanica
Edito da Eclettica,il saggio di Fabrizio Vincenti analizza in profondità il movimento che adottò il fascio italiano come simbolo per poi cambiarlo, dopo qualche anno, nel fulmine cerchiato
“Fu allora che vidi una scena che per me fu strabiliante. Avrei giurato sulla mia vita che un tale spettacolo non era nemmeno lontanamente possibile in qualsiasi parte di Londra. Migliaia di uomini e donne lavoratrici alzavano le loro braccia nel saluto nazista tedesco. Non pochi qua e là, permettetemi di evidenziarlo, ma cinque su sei. Non un sibilo, nemmeno una nota discordante di alcun tipo, ma molti applausi”, il commento tra l’allarmato e lo sconcertato del corrispondente del Daily Express dopo le manifestazioni che la British Union aveva tenuto nell’East End londinese dopo le manifestazione che la British Union tenne nell’ottobre del 1936 nell’East End londinese danno l’esatta dimensione di come il fascismo inglese sia stato molto più radicato di quanto a distanza ormai di 90 anni si voglia far credere.
Sorta nel 1932 per volere di Sir Oswald Mosley – che aveva attraversato tutto lo schieramento politico prima da parlamentare conservatore, poi da indipendente e infine da laburista (dove divenne sottosegretario nel governo MacDonald) prima di scegliere Mussolini come suo modello – la British Union of Fascists è stato il movimento fascista inglese con il maggior radicamento e rappresenta uno dei più originali e interessanti fenomeni sviluppati negli anni Trenta in quell’eterogeneo e spesso poco esplorato universo di formazioni fasciste o parafasciste che non sono andate al potere.
Con migliaia di iscritti e centinaia di sedi in tutta la Gran Bretagna, la British Union ha costituito per alcuni anni un vero e proprio riferimento per una via inglese al Fascismo.
A dare un quadro davvero completo del fascismo inglese ci ha pensato il giornalista Fabrizio Vincenti con il suo ultimo lavoro dal titolo “La marcia su Londra”. Edito da Eclettica e con la pregevole prefazione di Claudio Siniscalchi, “La marcia su Londra” analizza in profondità il movimento che adottò il fascio italiano come simbolo per poi cambiarlo, dopo qualche anno, nel fulmine cerchiato e che in Gran Bretagna trovò seguaci sia nelle classi popolari che in quelle altolocate tra la preoccupazione del vecchio establishment.
L’accurato lavoro di Vincenti – che sulla strada che lega idealmente l’Italia alla Gran Bretagna ha già pubblicato sempre per Eclettica “Welcome signor Mussolini”, “Ezra Pound e il fascismo spiegato agli inglesi” oltre all’unico libro in italiano sui pub di Londra “Mind the Pub” – si è basato su una mole di documenti conservati negli archivi sia italiani che inglesi.
E’ la più completa ricostruzione del movimento di Mosley dai suoi esordi e sino alla fine, giunta nel 1940 con lo scioglimento del movimento e l’internamento di un migliaio di esponenti, senza dimenticare di passare in rassegna i movimenti che nella destra inglese precedettero la British Union o tentarono di farle concorrenza. Battaglie politiche, classe dirigente, mezzi di comunicazione, struttura, militanti e i fondamenti ideali, tra cui figura una rivisitazione in chiave inglese del Corporativismo, sono analizzati all’interno di un’opera che analizza con uno stile avvincente e rigoroso un movimento che si proponeva una decisa rottura con il secolare sistema britannico di potere. Nel volume, particolare attenzione viene riservata ai rapporti tra la British Union e l’Italia che, dal 1932 al 1936, ovvero sino all’avvicinamento di Mosley a Hitler, è stata non solo un costante riferimento ideale e organizzativo, ma anche la principale finanziatrice delle camicie nere inglesi. Un’opera che, a distanza di tanti anni, fa piena luce su di un movimento che si fatica a immaginare essere nato proprio nella patria di Churchill (peraltro lui stesso ammiratore dell’Italia del Duce sino ai primi anni Trenta) e della democrazia liberale.