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Il ricordo. La “Proposta” di Mennitti e la sfida (vinta) dell’elaborazione del pensiero politico

di Mario Bozzi Sentieri
7 Aprile 2014
in Politica
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domenico mennittiRicordare  Domenico (Mimmo) Mennitti, a cui è stato tributato, da destra a sinistra, un sincero, trasversale riconoscimento, vuole dire non solo metterne in evidenza la figura di politico appassionato e di amministratore rigoroso. A Mennitti va anche riconosciuta  la capacità di pensare, culturalmente e politicamente, al di là delle vecchie schematizzazioni, delle facili appartenenze.

Figlio della generazione missina nata a cavallo del secondo conflitto mondiale ed affacciatasi all’impegno politico e culturale vent’anni dopo la fine del fascismo, Mennitti ha dimostrato sul campo quanto fossero superate le vecchie categorie del nostalgismo, a cui le strumentalità della sinistra e la senilità di un certo mondo volevano rinchiudere la destra italiana.

Esemplare, in questa prospettiva, l’esperienza della rivista “Proposta”, voluta e diretta, a partire dal 1986, dallo stesso Mennitti, quale strumento essenziale di elaborazione politica e culturale per una destra missina non più solo protestataria,né tantomeno “nostalgica”, ma capace di misurarsi con una realtà in grande trasformazione.

Come ebbe a scrivere lo stesso Mennitti, presentando il primo numero della rivista  “…noi ci proponiamo di continuare il cammino di una comunità umana e politica che non ha bisogno di ‘ripensare’, ma semplicemente di pensare, di costruire cioè il suo progetto in un rapporto vivo ed attuale con la società italiana, della quale sa di essere parte attiva e determinante”. Di fronte a possibili nuovi scenari, “Proposta” intendeva svolgere un ruolo attivo, assecondando il processo di modernizzazione, battendosi “contro l’ingessatura imposta al sistema produttivo dalle contraddizioni sindacali perché ciò contrasta con l’obiettivo del suo sviluppo, ‘difendendo’ l’occupazione come dato globale, aperto ad una strategia di mobilità”.

La critica è contro un risanamento dei gruppi privati che poggia sull’indebitamento pubblico, mentre – scrive Mennitti – “allarma il rilievo che il ritorno al profitto coincide con l’abbassamento degli indici della produzione e dell’occupazione”. II ruolo della destra, in questo contesto, è di dimostrarsi capace di essere “elemento essenziale di qualsiasi scenario futuro”.

Su questa linea “Proposta” (alla cui redazione parteciparono molti  dei più bei nomi della giovane destra culturale di quegli anni, tra gli altri  Adolfo Urso, Gianni Rossi, Pietrangelo Buttafuoco, Mauro Mazza, Marzio Tremaglia)   sollecitava, attraverso interviste, il confronto con esponenti di altre aree politiche e culturali, in grado non solo di fare emergere una sorta di “trasversalità” del progetto riformatore , ma anche di porre la parola fine alla fase della ghettizzazione missina, spaziando sui temi delle riforme istituzionali, del risanamento pubblico, dei “nuovi soggetti sociali” (“ovunque nel mondo è la destra a gestire con più efficacia il nuovo processo di modernizzazione”), delle “grandi infrastrutture nazionali”, della rivoluzione informatica, della professionalità e delle politiche sociali, delle relazioni industriali, ponendo sempre come centrale la questione della reale modernizzazione del Paese.

Questa esigenza di fondo veniva coniugata con il dibattito, tutto interno al Msi-Dn, sul ruolo della destra, sul recupero delle sue radici culturali e politiche (con ampi inserti dedicati ai padri del Msi: Tripodi, Romualdi, Gray, Niccolai, Di Crollalanza), sulla necessità di coniugare identità spirituale e contingenze politiche.

La rivista diventò perciò una sorta di laboratorio politico, impegnata, anche attraverso convegni e tavole rotonde, a ricercare – scriveva Mennitti, al margine del Convegno “Idee e traguardi per l’Italia degli Anni ’90, organizzato il 29 e 30 novembre 1986, e del quale “Proposta”  pubblicò molti interventi sul N. 6, novembre-dicembre 1986 – “un momento di sintesi, individuando gli interessi fondamentali, depurandoli delle scorie polemiche prive di essenzialità”, al fine di  “ridisegnare l’Italia come ‘nuovo sistema”, nel quale il ruolo della destra politica non può essere eternamente marginale, di opposizione, avendo ben chiaro – notava Mennitti – che “il Msi non fu fondato nel segno della sconfitta, ma del riscatto nazionale, riconoscendo alle sue idee potenzialità evolutive, modernità di contenuti, capacità di proiezione nella società in trasformazione”.

L’idea che emerge dal documento “Proposta Italia”, elaborato in vista del XV Congresso del Msi- Dn, è di un partito che supera finalmente l’isolamento politico, nel quale si è adagiato, per “creare un nuovo polo di aggregazione di forze e di consensi” (in grado di sconfiggere”il progetto demitiano di trasferire il potere reale dai centri operativi politici ai grandi potentati economici” e quello craxiano “di costruire una nuova centralità, appropriandosi della collocazione tradizionalmente occupata dalla Dc”), ritrovando “un’idea dell’Italia”, ed insieme indicando “non solo una via di risanamento e di rinascita ma anche una possibile e credibile alternativa a chi ha gestito finora il potere traendo la sua legittimazione non tanto dal voto degli italiani quanto dall’investitura straniera”.

Rigore e passione, sforzo di elaborare un pensiero “lungo” e radicamento culturale: ecco il senso della “Proposta” mennittiana in grado, dopo tanti anni e – riconosciamolo – molti errori, di riconsegnarci un’idea alta di politica e di cultura, della quale avere grande rispetto ed un briciolo di nostalgia.

(I funerali di Mimmo Mennitti si svolgeranno oggi alle 15,30 nella cattedrale di Brindisi)

@barbadilloit

 

Mario Bozzi Sentieri

Mario Bozzi Sentieri

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