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Europee. Silvestris (Forza Italia): “Difendo agricoltura italiana e diritto alla vita”

Pubblicato il 24 maggio 2014 da Liam Brady
Categorie : Politica

silvestrisSergio Silvestris, 40 anni, eurodeputato uscente di Forza Italia e nuovamente candidato al Parlamento europeo nella Circoscrizione meridionale, resta forse uno dei pochissimi a rappresentare una storia politica, che non può avere soluzione di continuità, nonostante i profondi mutamenti susseguitisi nel modo di viverla e forse anche di raccontarla. Dall’adolescenza nel Fronte della Gioventù; eletto consigliere comunale nel suo paese d’origine (Bisceglie) con l’Msi a vent’anni; osservatore e allo stesso tempo protagonista dei cambiamenti che negli ultimi anni si sono verificati nel centrodestra. “Con un solo chiodo fisso – racconta – Quello di voler rimanere legato alla comunità politica nella quale sono cresciuto, per una questione di lealtà e di condivisione piena di percorsi e valori”.

Silvestris le classifiche europee sull’attività dei deputati la danno come il primo degli italiani. E’ stato definito uno stakanovista della politica.

E’ esattamente quello che sono, o quello che aspiro a essere. La politica per me è sempre stata impegno pieno. D’altronde è questo che mi è stato insegnato. Quando sono stato eletto nel 2009 al Parlamento europeo, ho deciso che non avrei saltato una seduta, una riunione, un’assemblea e così ho cercato di fare. Persino quando le attività del Parlamento rischiavano di essere sospese a causa della famigerata nube vulcanica che aveva determinato la cancellazione dei voli per Strasburgo, io ero in aula. La mia intenzione è stata prima di tutto imparare quanto più possibile delle pratiche europee, per cercare di trovare quante più vie di accesso e di soluzione per le persone, le problematiche, le emergenze del mio territorio”.

Quanta parte della sua formazione politica di destra ha potuto spendere in Europa?

“Direi tutta. I temi della vita, con la richiesta del rinvio in commissione del rapporto Estrela; la tutela del nostro territorio e della nostra economia, con il lungo lavoro di elaborazione della nuova Pac, la Politica agricola comune, in Commissione; la battaglia per una politica comunitaria sull’immigrazione più rispettosa dei sacrifici che l’Italia sta affrontando, con la richiesta di strappare e riscrivere il Rapporto Dublino 2 che non prevede il principio del border-sharing. E poi la questione del rientro dei Marò in Italia, quella dei nuovi martiri cristiani uccisi in tutto il mondo da estremisti islamici”.

E sui temi economici? Come si posiziona rispetto al dibattito no-euro?

“Francamente non credo che uscire dall’euro sia la soluzione in questo momento per il nostro Paese. Sono convinto che l’austerity imposta dalla Germania sia sbagliata, che sia stato attuato un programma economico troppo rigido senza i necessari correttivi. Così come sono convinto che il ruolo della Germania vada assolutamente ridimensionato, ma non uscendo dall’euro, cosa che si tradurrebbe in una uscita dall’Unione europea dell’Italia e l’ipotesi mi sembra improponibile”.

Come allora?

“Mandando in Europa una pattuglia di europarlamentari che non usino come unico strumento la provocazione, gli striscioni, le magliette e gli improperi via web. Ci vuole gente che sa quello che fa. Che ha un programma chiaro. Che ha chiari in mente meccanismi e soluzioni ai problemi. Nei prossimi mesi l’Italia dovrà ricontrattare le proprie condizioni in Europa. Si tratta di percorsi difficili che richiedono stabilità interna e grande abilità nelle relazioni verso l’esterno. Non mi sembra che certe proposte sentite in questa campagna elettorale vadano in questo senso. Ci vuole un po’ più di serietà e un po’ meno pugni sbattuti sui tavoli”.

Eppure, ancor più che i movimenti protestatari, il vero nemico dell’Europa pare continui a essere l’astensionismo. C’è un modo per sconfiggerlo?

“La mia personale esperienza politica, che comincia al fianco di Pinuccio Tatarella e prosegue ancora oggi al fianco di Maurizio Gasparri, mi dice che l’antidoto all’astensionismo è la militanza. Avvicinare quanti più giovani alla politica, renderli consapevoli dei temi, partecipi delle dinamiche, parlare con loro giorno dopo giorno di tutto quel che riguarda la vita del partito, dal livello circoscrizionale a quello europeo appunto, significa mobilitare le forze necessarie ad abbattere l’astensionismo”.

@barbadilloit

Di Liam Brady

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