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Destre. La sintesi di Marine Le Pen: “Eurasia e patriottismo economico”

Pubblicato il 21 novembre 2013 da Michele De Feudis
Categorie : Politica

France Le PenNo al mondialismo, sì patriottismo economico ed Eurasia: su queste tre direttive si muove la linea politica di Marine Le Pen, astro nascente della politica francese ed europea, con i sondaggi che accreditano il Front National come primo partito transalpino. Con una intervista a Maria Latella sul Messaggero ha da un lato presentato la nuova proposta politica del Fn e dall’altro ha proseguito anche in Italia l’opera di legittimazione del partito.

Un eurogruppo delle destre. “Io sono già presidente dell’Alleanza europea delle libertà che include movimenti di vari Paesi. Sono andata a trovare Geert Walders per unire le forze che contestano Schengen e l’euro e che credono nel patriottismo economico. Ora aspettiamo con impazienza le novità dall’Italia: quali movimenti capitalizzeranno l’antieuropeismo che cresce anche da voi?”.

le penNessun contatto con Berlusconi e Alfano. “Per principio non abbiamo contatti con partiti che fanno parte di governi eurofederalisti. I governi che vogliono la schiavitù dei loro cittadini sono screditati”.

Critiche a Fini. “Non mi pare che Fini abbia dato un grande apporto all’Italia”.

Gli alleati italiani. “Daniela Santanché ho visto che ha deciso di restare con Berlusconi e lo apprezzo. Apprezzo il valore della fedeltà. Voglio capire cosa farà la Lega”.

Frecciata a Grillo. “Il problema di Grillo è che il suo partito si è ridotto alla pura protesta. E non lo dico perché non vuole avere rapporti con noi”.

Presa di distanza dalle estreme destre. “Alba Dorata è neonazista e non ha niente a che vedere col Front National; noi non andiamo contro le regole della democrazia. In Grecia hanno lasciato mano libera ad Alba Dorata per esercitare un po’ di pressione sull’Europa. Tipo: vedete cosa succede se non ci date una mano?”.

Il patriottismo economico. “Agendo contro l’euro. Se si svaluta del 20-30 per cento il lavoro ritorna perché l’Europa torna competitiva. Per restituirle competitività ci sono due strade: o si agisce sulla moneta o si tagliano ancora di più i salari. Vogliamo portarli a duecento euro al mese? C’è qualcuno che pensa di farcela?”.

Eurasia. “Io non credo a un’alternativa di questo tipo semplicemente perché non credo più all’unione europea. Credo a un’Europa di nazioni sovrane che vada, come diceva De Gaulle, da Brest a Vladivostok. Avremmo tutto l’interesse a tirare anche la Russia dentro l’Unione europea. Ci garantirebbe sul fronte dell’energia e anche su quello della cultura”.

No alla propaganda anti Putin. Siamo pragmatici: hanno avuto il comunismo. E poi, cos’è questa indignazione a geometria variabile? Col Qatar e con l’Arabia saudita facciamo affari senza indignarci troppo, mi pare. E a democrazia e diritti umani non stanno messi meglio della Russia”.

Mondialismo sirena pericolosa per i giovani. “Non aumentiamo consensi tra i laureati, nella classe media creativa. Il perché è semplice: sono quelli che credono ancora di poter guadagnare dalla mondializzazione. È come sul Titanic, ricorda? Finché l’acqua sommerge le cabine di terza classe quelli della prima ballano. Prima o poi anche loro capiranno che stanno per annegare”.

@waldganger2000

@barbadilloit

Di Michele De Feudis

8 risposte a Destre. La sintesi di Marine Le Pen: “Eurasia e patriottismo economico”

  1. L’ultima considerazione è interessante e andrebbe sviluppata anche in altre direzioni. I giovani laureati – a cominciare dai brillanti cervelli in fuga per i quali ci stracciamo ogni giorno le vesti – sono davvero fra gli ultimi portatori d’acqua dell’ideologia mondialista. Più che di guadagno ne farei una questione di deriva tecno-ideologica: sono europeisti convinti, parlano perfettamente l’inglese, vivono per servire lo sviluppo, l’innovazione e la crescita cioè gli ultimi dogmi di un mondo morente. Insomma, sembrano quasi tutti usciti da una Silicon Valley di quart’ordine.
    Quindi è naturale che non vogliano abbracciare una battaglia di liberazione sovranista ed è altrettanto ovvio che desiderino la sopravvivenza di un sistema di cui non comprendono le storture (se non quelle che li riguardano direttamente). Perché saranno pure dei geni della fisica, della chimica, della biologia ma della vita e della Storia non hanno capito nulla.

  2. è triste non essere francesi alle prossime europee…

  3. Condivido il commneto di Leo e la tristezza di Jeeg robot

  4. Capisco il fastidio per certi giovani, un po’ meno cosa ci sia di male nel parlare l’inglese..

  5. Nel parlare le lingue straniere non c’è nulla di male, anzi.
    Il problema è la sudditanza che in Italia c’è (e in Francia no) verso qualunque espressione – anche la più idiota – della cultura anglosassone.
    Mi pare una manifestazione di scarso amor proprio e, senz’altro, non è segno di apertura alle altre culturale, ma adesione al modello globalista – per ora – dominante.

  6. In linea di massima, i giovani a cui mi riferisco non studiano l’inglese o altre lingue per allargare i propri orizzonti culturali, ma semplicemente perchè la “lingua dei mercanti” (De Gaulle) è ancora il passepartout per muoversi nella grande giostra globale in cui vogliono disperatamente distinguersi. Una giostra che sta crollando e li seppellirà. Loro e l’inglese.

  7. Leo, penso cose simili alle sue… e studio Francese

  8. Mi fa piacere. Io cito l’inglese solo perchè è l’ “esperanto” di questo mondo inumano. Se la lingua (quasi) universalmente accettata fosse il cinese, il russo o il cileno, i personaggi di cui sopra – come automi – studierebbero il cinese, il russo o il cileno.
    Il concetto credo sia chiaro. Non agiscono, obbediscono.

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