Il caso. Dalla pax romana all’apprendimento su misura, se Zuckerberg riscrive la storia

 

Come probabilmente già sapete Mark Zuckerberg si trovava oggi a Roma, riassumiamo qui la sua giornata in tre momenti: visita dal Papa, visita dal primo ministro Renzi e, nel pomeriggio, lezione\conferenza all’università LUISS di Roma.

Analizziamo brevemente questo suo post che annuncia l’arrivo in Italia: (screenshot post Zuckerberg)

Ha dato un’interpretazione palesemente erronea della celebre Pax Romana: quest’ultima infatti non è “duecento anni di pace mondiale” come farebbe comodo pensare a chi vede nella Storia un processo lineare che prima o poi giungerà alla pacificazione mondiale di ogni conflitto, kantianamente potremmo dire una “pace perpetua”.

La Pax Romana è piuttosto lo spostarsi del conflitto dall’interno dell’impero (guerre intestine e ambizioni fraticide) all’esterno dei propri confini (ripetute guerre contro i Parti e le tribù germaniche).

Un errore del genere non va assolutamente sottovalutato per due motivi. In primo luogo chi l’ha commesso è probabilmente la persona mediaticamente più influente al mondo, per tutte le persone che hanno “accettato” quel post la Pax Romana ha cambiato di significato, in pratica più di 155mila persone hanno accettato una “nuova versione” del passato. Poi, nel merito dell’errore ci sfiora l’idea (sempre meno assurda) che al pensiero “globalista\mondializzatore” faccia comodo come versione del passato un’oasi in cui c’era un impero mondiale con le varie sovranità nazionali inesistenti, dunque impossibilitate a portare guerra: un po’ quello che sarebbe dovuto accadere (e un po’ è accaduto) con “il secolo americano”.

Per coniugare i due punti basta riprendere una delle dichiarazioni odierne dello stesso Zuckerberg agli studenti della Luiss: il momento in cui parla di “apprendimento personalizzato”. Riportiamo quello che ha detto: ”Vogliamo creare software per l’apprendimento personalizzato ed inserirli nelle scuole, inizieremo con le scuole americane, poi ci espanderemo, ci stiamo muovendo anche con la filantropia grazie alla “Zuckerberg Initiative” che cerca di migliorare il livello di formazione in tutto il mondo finanziando l’apprendimento personalizzato e la sua diffusione nel mondo.”

I privati che invadono le scuole pubbliche sembrano un dolce ricordo a confronto vero? Veramente dobbiamo pensare che fra qualche anno i programmi scolastici verranno scritti dai finanziatori di Facebook?

La potenza di questo social-network è talmente grande che è, per lo più, ancora inesplorata ed inesplosa. Siamo forse arrivati al punto in cui dei grandi consorzi di potere, nel giro di 3-4 generazioni di studenti da loro formati con i suddetti programmi, saranno in grado di modificare il passato? Sempre più sembra di sì, data la crescita inarrestabile di Facebook e della sua pervasività.

Una bugia ripetuta per tanti anni diventa verità, soprattutto se quella bugia influenza i circuiti scolastico/universitari.

@barbadilloit

Vincenzo Cerulli

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