Non c’è stato soltanto il duello tra Verstappen ed Hamilton a dare lustro al Gran Premio di Portogallo: i saliscendi lusitani sono stati infatti ancora una volta garanzia di una corsa che anche nelle sue fasi di studio, non ha lesinato emozioni, nella misura in cui è tornato prepotentemente al centro il tema delle gomme, tema che, sommato al vento che ha soffiato trasversalmente con costanza, è stata un’importante variabile sia sabato che domenica, condizionando le tattiche delle scuderie, tutte partite praticamente per fare una sola sosta, vista la lunghezza della corsia dei box.
Ancora una volta, il grande protagonista è stato Hamilton: l’inglese è partito accodandosi al compagno di squadra e dopo aver subito il sorpasso di Verstappen, al termine della neutralizzazione, si è rifatto ripagando l’olandese con la stessa moneta e ha poi mostrato i muscoli al compagno di scuderia, per andare infine a costruire una gara convincente, mettendo in sicurezza il proprio primato e andandosi a prendere il secondo successo stagionale.
Una vittoria importante, senza incertezze e che in parte lo ripaga delle “montagne russe” di Imola ma che dopo tutto non era affatto scontata, giacché l’inglese ha saputo gestire perfettamente, dopo la prima fase di recupero, la sezione centrale del Gran Premio, quella della gestione della media che progressivamente degradava, fino al passaggio alla mescola più dura.
Classe Ferrari
Eppure, a ben vedere, se lì davanti i primi tre hanno fatto corsa regolare, i duelli a centro gruppo e per le posizioni di rincalzo non sono certo stati assenti, sebbene questa volta a mancare sia stata proprio la Scuderia di Maranello, “gambero” rispetto ai primi due atti stagionali: su una pista tecnica come quella lusitana, la Ferrari è infatti sembrata piuttosto in difficoltà nella gestione degli pneumatici, dinamica evidente soprattutto con Sainz.
Lo spagnolo, che scattava dalla quinta posizione e si era fatto notare al via per il sorpasso su Perez, è alla fine stato l’ultimo dei piloti a pieni giri, arrivando undicesimo a quasi 79” dalla vetta ma soprattutto ha subito un grandissimo distacco da Norris (oltre 27”) che alla guida della McLaren è arrivato quinto sotto la bandiera a scacchi, pur essendosi fermato soltanto un giro dopo rispetto allo spagnolo (una sola fermata per entrambi, rispettivamente al 21° e al 22°), e avendo percorso il secondo stint con la stessa mescola media montata dal ferrarista; se si calcola che Ricciardo si è classificato nono, scattando sedicesimo, appare chiaro quanto per Maranello si sia trattato di un fine settimana grigio, anche perché nel complesso lo stesso Leclerc, ottavo in griglia, è stato protagonista una gara anonima, conclusa in sesta posizione ma senza mai graffiare.
Alpine: la vera sorpresa
E allora per trovare la vera sorpresa di giornata, oltre ai soliti noti, dobbiamo “scendere” fino alla settima e all’ottava posizione: che la Alpine sul giro secco fosse in palla, c’era già stata la prestazione di Ocon al sabato che lo dimostrava, alla quale faceva da contraltare la tredicesima posizione di Alonso, eliminato in Q2.
Alla domenica però, mentre il francese si lanciava subito in un primo giro tutto cuore, percorso quasi tutto fianco a fianco della McLaren di Norris, per poi stabilizzarsi dopo la sosta in settima posizione, (senza aver lesinato un sorpasso sulla Ferrari di Sainz alla 44esima tornata, tutto scia, motore e DRS), lo spagnolo si lanciava in una solida rimonta, culminata nei sorpassi su Gasly, Ricciardo e Sainz (quest’ultimo al giro 58).
Dopo il nono e decimo posto di Imola, l’Alpine porta di nuovo le sue due vetture a punti, corroborando il risultato con la prestazione, frutto pure di un motore che è apparso in crescita: per la scuderia francese, considerata la grande delusione di inizio anno insieme alla Aston Martin (che più di tutte continua a soffrire i nuovi regolamenti e non è andata oltre la tredicesima e quattordicesima posizione con Vettel e Stroll), arriva così una grande iniezione di fiducia, in vista per altro del Gran Premio venturo, in Spagna, proprio a casa di Alonso.
Il prossimo teatro di gara sarà infatti molto importante, poiché la pista di Barcellona è una pista molto tecnica, da alto carico, con dei curvoni veloci e infatti il circuito catalano è stato storicamente teatro di test e prove collettive: una bella sfida, per valutare i progressi, le conferme e le possibili sorprese.








Battuta d’arresto della Ferrari? Rispetto a quanti anni fa?