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Formula 1. In Brasile vince Verstappen ma le Ferrari si fanno fuori da sole

Pubblicato il 18 Novembre 2019 da Lorenzo Proietti
Categorie : Sport/identità/passioni

Il penultimo evento del 2019, vede la Formula 1 impegnata sullo storico circuito di Interlagos, ubicato nella megalopoli di San Paolo del Brasile. Pista leggendaria, con i nomi delle curve scolpiti nel marmo dell’immaginario collettivo e dal leggendario tifo della torcida locale, si caratterizza spesso per delle gare decise solo all’ultimo, che si sviluppano lungo canovacci intrigatissimi e mai facilmente immaginabili, non di rado sotto la pioggia: l’edizione corrente, sebbene l’acqua arrivi solo al venerdì, non fa assolutamente eccezione. La prima grande novità è data alla sostituzione del motore che in Ferrari viene elaborata sulla vettura dei Leclerc e che gli da dieci pozioni di penalità alla domenica. Per questo motivo dunque, il giovane ferrarista, quarto al sabato, parte solo dalla settima fila.

Per altro, la Ferrari sin dalle libere (primati per Albon in 1’16”142; Vettel in 1’09”17 e Hamilton in 1’08”320) si dimostra molto competitiva, sebbene emergano in tutta la loro straordinaria forma le Red Bull, fortissime nel misto brasiliano. E infatti, al sabato gli austriaci sono primi con Verstappen sia nelle prime due manches  (1’08”242; 1’07”503) che nella terza e decisiva, con quell’1’07”508 che conferisce al 33 la seconda  pole della carriera. Alle sue spalle Vettel, Hamilton, Bottas, Albon e un buonissimo Gasly.

Alla domenica, con le temperature in netto aumento rispetto ai due giorni precedenti, i piloti pensano fondamentalmente a due cose: alle strategie ma soprattutto  alla partenza in leggera  salita per andare scendere verso la prima curva, la mitica “S di Senna”.

Al via scatta bene Verstappen mentre Vettel ha una indecisione e si fa passare da Hamilton, bravo a ritardare la frenata in ingresso della prima curva. Meglio l’altro ferrarista, undicesimo alla fine del primo passaggio dopo una bella battaglia a tre con Norris e Ricciardo e già nono quattro passaggi dopo, con i sorpassi su Giovinazzi, Magnussen e Grosjean.

Il 33 prova subito a scappare via, nonostante davanti i tempi siano piuttosto cristallizzati. Leclerc invece non si ferma, passa Raikkonen e va a prendere  Gasly, liquidandolo poco dopo e facendo segnare immediatamente tempi interessantissimi, considerando la mescola media che monta. Nel frattempo c’è anche spazio per un contatto tra Ricciardo e Magnussen che costa all’australiano la rottura dell’ala anteriore e 5”di penalità.  Molto interessante anche la rimonta di Sainz, costretto alla ventesima posizione al sabato per un problema tecnico, e già ottimo tredicesimo dopo un quinto di gara.

Il primo grande sussulto avviene tra il ventesimo e il ventunesimo giro, tornata di soste rispettivamente per Hamilton e Verstappen (morbide per entrambi). Nel rientrare in pista, Verstappen stesso, dopo essersi trovato davanti Kubica in uscita della corsia, si deve quasi fermare; tale episodio, unito al giro velocissimo di Hamilton dopo il cambio, da all’inglese la prima posizione, nel più classico degli undercut. Verstappen però non ci sta: segue il 44 nell’attacco su Leclerc ma poi si riprende di forza la testa della gara, legittimata con un sorpasso su Hamilton alla “S di Senna” in principio di ventitreesimo giro, lo stesso in cui entrambi si mettono alle spalle Albon, che rientra poi a sua volta per la prima fermata. Venticinquesimo, ventiseiesimo e trentesimo vanno invece segnalati come i passaggi delle fermate per Vettel, Bottas e  Leclerc, con il primo sulle medie e gli altri su gomma hard.

Il secondo stint vede Hamilton in difficoltà nel trovare un ritmo subito performante. Dunque Verstappen ne approfitta per riscappare via, frapponendo tra sé e l’avversario tre secondi. La classifica non cambia granché dopo la nuova serie di fermate che coinvolge Bottas, Hamilton, Verstappen, Vettel e Albon

Ai meno venticinque si infiamma la battaglia tra Bottas e Leclerc, con il primo che può contare sulle gomme medie più nuove. L’inseguimento, dopo la strenua resistenza del monegasco, si stoppa bruscamente alla tornata 52, quando una fumata bianca dal retrotreno del finlandese rende superflua ogni altra disamina.

Il compagno Hamilton, ripresosi dai problemi di pneumatici, si era intanto posto inesorabilmente sulle orme del capo Verstappen ma quando ormai gli è a meno di un secondo, ecco che deve entrare la Safety Car, chiamata per far rimuovere la Mercedes ritirata. Ne approfitta Verstappen che si ferma per la terza sosta e mette le morbide; lo stesso fa Leclerc, che così si tutela e si legittima per un finale di gara tutto all’attacco dalla quinta posizione in cui si trova dopo il pit.

La corsa riprende nella sua valenza agonistica al giro 60: Verstappen passa facile Hamilton che nel frattempo era tornato primo durante la Safety, a causa della sosta dell’olandese. Non bene Vettel, che si fa passare da Albon e si ritrova a battagliare con il compagno Leclerc. Albon, dopo la grande ripartenza, ispiratissimo, si mette subito nello scarico dell’inglese, dovendo intanto rintuzzare l’assalto di Vettel. Queste lotte servono a Verstappen per allungare nuovamente.

La gara però deve ancora vivere i suoi momenti più palpitanti. Al giro 66 Leclerc si prende di forza, con una frenata ritardatissima e all’interno, la posizione su Vettel , il quale ovviamente non ci sta. Uscito molto più forte dalla “S” e dalla successiva “Curva do Sol”, sulla Reta Oposta, il tedesco va al contrattacco: è una questione di millesimi, anzi di centimetri ma i due, non si sa come riescono e si toccano, in particolare l’anteriore destra di Leclerc con la posteriore sinistra del tedesco. Per le Ferrari, entrambe costrette al ritiro, è una beffa atroce. L’harakiri in realtà, inaspettato in quest’ambito, era in realtà tutt’altro che disatteso, come in una sorta di clessidra cui i granelli di sabbia hanno finito di scorrere. Seguiranno giornate di dibattito infuocatissimo, tanto sui media nazionale che, soprattutto, in quel di Maranello.

Per via dei detriti rimasti sull’asfalto, deve rientrare la vettura di sicurezza. Hamilton ne approfitta, questa volta si, e si ferma, rientrando quarto alle spalle di Verstappen, Albon e Gasly. La corsa riparte a due giri dalla fine: Hamilton passa subito Gasly e va ad attaccare Albon, che per difendersi nella parte lenta della pista deve chiudere le traiettorie. Questa dinamica porta i due al contatto: il 44 danneggia l’ala, mentre l’anglo-thailandese scivola in basso nella classifica (sarà 14esimo alla fine). Per quest’ultimo, vicinissimo al primo podio in carriera, è una grandissima delusione.

Ringrazia Pierre Gasly, che si riporta così secondo, e in tale posizione resisterà anche al definitivo attacco di Hamilton, con i due appaiati sul curvone sopraelevato finale dell’“Arquibancadas”, nella tornata conclusiva, come nelle più classiche delle 500 Miglia di Indianapolis.

Dopo 71 incredibili tornate, Verstappen conquista il gran premio brasiliano, riprendendosi quanto Ocon l’anno scorso gli aveva tolto. Con lui, su un podio sub judice per l’investigazione aperta dopo il contatto Albon-Hamilton, un incredibile Gasly (al primo podio in carriera e che porta la Toro Rosso al secondo podio stagionale e al miglior risultato dalla vittoria di Vettel a Monza nel 2008), riscattante così le delusioni della stagione corrente e appunto Hamilton. Per la Honda, è questa la prima doppietta dal gran premio giapponese del 1991.

Punti iridati per un grandioso, superlativo Sainz, per i solidi Raikkonen (quinto a 40 anni e un mese) e Giovinazzi – finalmente la Sauber-Alfa torna a punti dopo un lungo digiuno- per Ricciardo, Norris, Perez e Kvyat. Il giro più veloce lo segna Bottas (ritirato e a cui dunque non spetta il punto in più) alla tornata 43, in 1’10”6988. A gara terminata però, ecco l’ennesimo colpo di scena: Hamilton viene penalizzato di 5” per la toccata su Albon e scivola così in settima posizione. Sul terzo gradino del podio, sebbene virtualmente, sale così Carlos Sainz che partito ultimo, riporta la McLaren sul podio per la prima volta dall’Australia del 2014, proprio sulla pista –quella brasiliana- dove la scuderia di Woking ha trionfato l’ultima volta; correva l’anno 2012 e vincitore di quella gara fu Jenson Button.

La ventesima gara dell’anno va così in archivio con la terza vittoria stagionale per Max Verstappen, bravo a restare concentrato e a riprendersi la prima posizione tutte le volte che l’aveva persa a causa delle diverse contingenze. Eccelsi anche gli altri due uomini da podio, Gasly e Sainz. Sulla Ferrari purtroppo, un’altra giornata negativa che farà ancora una volta riflettere sulla gestione piloti. Prossima gara, per l’appuntamento conclusivo, tra due settimane a Yas Marina, per l’edizione numero undici del Gran Premio di Abu Dhabi.

 

 

Di Lorenzo Proietti

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