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Il caso Mercatone Uno. Quando la destra di Fdi si schiera a fianco dei lavoratori

Pubblicato il 4 Novembre 2019 da Paolo Maria Filipazzi
Categorie : Politica

La Destra al fianco dei lavoratori, insomma una destra laburista. Potrebbe essere questo il nuovo slogan di Fratelli d’Italia, la cui azione politica si trova ormai spesso al fianco delle vertenze sindacali dei dipendenti delle aziende colpite dalla chiusura. Un esempio è stato dato dalla recente approvazione, da parte della Camera dei Deputati, dell’ordine del giorno presentato dall’onorevole Paola Frassinetti per chiedere il ricalcolo degli ammortizzatori per i 1.860 lavoratori del Mercatone Uno rimasti a piedi dopo il fallimento del gruppo, ai quali era stata assegnata un’indennità di cassa di soli 400 euro mensili.
La storia, in estrema sintesi, è questa. A maggio l’ex colosso del mobile era fallito a causa di un buco di 90 milioni di euro lasciato dalla Sherman Holding srl, la società che aveva acquistato i 55 punti vendita nove mesi prima. Poco prima la società aveva raggiunto con i dipendenti un accordo che avrebbe previsto la piena occupazione per tutti, ma con orario e stipendi ribassati. Accettate le condizioni da parte dei lavoratori, i proprietari avevano, però, portato, a sorpresa, i libri in tribunale. Come beffa aggiuntiva, i lavoratori si erano trovati la cassa integrazione calcolata sulla base dello stipendio ridotto.

Una vicenda del genere, in tempi passati, avrebbe sortito sommosse a suon di bandiere rosse. Nel 2019, nell’era della morte della sinistra, i cui uomini sono ormai passati in blocco dalla parte del capitale, al fianco dei lavoratori troviamo una deputata di destra di lungo corso.
Paola Frassinetti, storica militante rautiana ai tempi del Fronte della Gioventù ed orgogliosa esponente della Destra sociale ai tempi di Alleanza Nazionale, ha dato una lezione a tutti, sposando la causa dei lavoratori italiani colpiti dalla piaga dell’acquisto delle nostre aziende da parte del capitale straniero.

E ha dimostrato che le intuizioni della sua generazione, che sognava una Destra al fianco delle fasce più deboli, capace di sposare le istanze sociali, non era utopia, ma lungimiranza profetica.

@barbadilloit

Di Paolo Maria Filipazzi

13 Responses to Il caso Mercatone Uno. Quando la destra di Fdi si schiera a fianco dei lavoratori

  1. Le categorie deboli sono molto fortunate ad avere di fianco a loro questi grandi personaggi.Ma la soglia del ridicolo in Fratelli d’Italia non ce l’avete? I lavoratori (io sono uno di quelli) avrebbero bisogno di una classe politica onesta e competente: in Italia è soltanto fantasia.

  2. Non si salvano imprese a colpi di defibrillatore sempre attivo… L’Italia dovrebbe tornare ad essere un posto dove investire, non dove l’impianto fiscale è costruito per far fuggire il capitale ed i sindacati cooperano all’inefficienza produttiva in nome di diritti teorici infiniti.

  3. Con la cassa integrazione non vai da nessuna parte. Dovrebbe essere abolita per tutti. Come il demenziale RdC…

  4. La cassa integrazione è utile per i lavoratori anziani,il reddito di cittadinanza avrebbe un senso se fosse rivolto a gente veramente bisognosa e non a nullafacenti, figli di papà , spacciatori, gente che lavora in nero ,evasori fiscali, gente che a 60 anni vive con la pensione della mamma (casi veri), ecc.. Purtroppo la fine delle ideologie ha portato la politica diventare una televendita.Dal berlusca in poi solo disastri , a parte Vincenzo Visco .

  5. Per gli anziani servono pensioni, non prepensionamenti… L’Italia è quello che è eticamente. Si sapeva benissimo la fine che avrebbe fatto il RdC. Come le pensioni di reversibilità INPS in base alla “Legge delle Unioni Civili”…

  6. Era generoso il principe di Metternich a considerare l’Italia una “espressione geografica”. Mi spiace ricordarlo proprio oggi, pensando a quella montagna di morti, mutilati, sofferenti nella più inutile delle guerre. R.I.P.

  7. La nostra moralità nazionale e lo stesso ‘spirito dei tempi’ si forgiano da sempre nei bassi di Napoli…

  8. Forse scrivo una sciocchezza, ma secondo me sulle imprese va applicata una tassazione inferiore a quella sulle persone, con un’unica aliquota per tutte a prescindere dalle dimensioni. Le imprese sono quelle che creano posti di lavoro, quindi un regime fiscale favorevole può costituire un modo per creare più occupazione. Un regime fiscale che invece sottrae l’80% di ciò che un’impresa guadagna, come quella che abbiamo in Italia, non solo scoraggia chiunque a investire nel nostro paese, ma fa pure scappare altrove chi già opera nel nostro territorio. Poi non stupiamoci se grandi imprese come Ferrero, FCA (che da qualche giorno é di fatto diventata francese), Mediaset e altre, spostano la propria sede fiscale e legale all’estero. Vedere che FdI si interessa dei lavoratori é senz’altro positivo, visto che la sinistra li ha abbandonati, e pensa solo a immigrati, ius soli, di odio sui social, di uteri in affitto, ecc.

  9. FCA è poco italiana, ma non è diventata francese…

  10. ai lavoratori non ci pensa nessuno, queste sono elemosine. L’Italia ha tenuto botta fino agli anni60 con la classe dirigente forgiata in gran parte dal fascismo (parlo di tecnici, professori ecc). Le tasse possono aiutare , ma il problema è molto più grosso. L’Italia (anni 50-60) che era avanguardia nel campo dei computer (Olivetti), aveva l’Eni di MAttei, aveva Ippolito e Natta , oggi ha ritardi non colmabili in campi come l’intelligenza artificiale, l’auto elettrica , l’ingegneria informatica.Ci aspetta un destino argentino con politici sempre più ridicoli e sempre più votati e con elettori sempre più babbei e sempre più impoveriti che voteranno i di Maio i Renzi le Meloni, i Salvini i Dibba .

  11. Del resto moglie ubriaca e botte piena, si sa,è impossibile… Se si vuole transitare dall’interessamento sempre pasticcione del governo di turno, dalle misure-tampax, e dei vari, maledetti, controproducenti ammortizzatori sociali, bisogna tornare al liberismo, al mercato, al capitalismo, con le sue durezze, ma con i suoi risultati e successi.

  12. Leggo: ‘I numeri del terzo trimestre di FCA. Una perdita netta di 179 miliardi di euro, mentre i ricavi calano a 27,3 miliardi di euro, come calano del 9% le consegne di auto a causa della flessione in Europa e in Asia soprattutto di Alfa e Maserati’. Benvenuta PSA!

  13. @Guidobono
    Benvenuta PSA? Quale quella prostatica? Battuta a parte, è benvenuta se lo Stato italiano acquistasse il 14,1% delle azioni del nuovo gruppo con FCA, stessa quota già posseduta dallo Stato francese in PSA. In questo nuovo gruppo la FCA non conterà nulla, conterà solo il volere dei francesi, non prendiamoci per i fondelli, e perciò la vedo molto dura per il futuro degli stabilimenti FCA in Italia ancora operativi, di Cassino, Grugliasco, Melfi, Mirafiori e Pomigliano, che già producono pochi modelli. Sono arciconvinto che i francesi non vedono l’ora di dismetterli, magari non subito, ma lo faranno, e a quel punto l’Italia avrà perso la sua industria automobilistica, e migliaia di nostri lavoratori verranno buttati in mezzo alla strada, come avvenuto più recentemente a Termini Imerese. Stabilimenti, quelli del Sud, che vale la pena ricordarlo, furono aperti dalla Fiat grazie alle sovvenzioni statali. Purtroppo lo Stato italiano, dalla fine degli anni novanta, applica in maniera fin troppo precisa il teorema smithiano “Laissez faire, laissez passè”, cosa che non dovrebbe fare quando si tratta di grosse imprese strategiche per la nostra economia. Invece, come vediamo, quello francese sull’economia ci mette le mani, perché non possiede quote azionarie soltanto in PSA, ma anche nel Gruppo Renault, altra impresa automobilistica del paese. Già da tempo la Fiat, dopo la fusione con Chrysler e dato origine alla Fiat Chrysler Automobiles (FCA), era diventata poco italiana, investendo molto a Detroit e spostando sede legale ad Amsterdam e quella fiscale a Londra, ed ora grazie agli Elkann, è diventata francese. Siamo una nazione a perdere sul piano economico, perché abbiamo uno Stato che se ne lava le mani e pensa solo a tassarci, ed una classe imprenditoriale penosa.

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