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Il caso. Le regioni del Nord (di destra) prigioniere del governo Conte: non fanno rete

Pubblicato il 9 Settembre 2019 da Augusto Grandi
Categorie : Politica

Nord Italia

“Governare l’Italia con il Nord all’opposizione non sarà agevole”. Lo sostiene la Cgia di Mestre, analizzando i dati economici delle Regioni guidate dal centrodestra. Ma se ne sono accorti anche i pentastellati che, al servizio di un governo a trazione Pd, rischiano di perdere l’elettorato del Sud, fagocitato da renziani e zingarettiani, e di suscitare l’odio del Nord con un programma che va in direzione opposta rispetto alle richieste del Settentrione.

Perché le prime dichiarazioni di Francesco Boccia, nuovo ministro per gli Affari regionali, non hanno per nulla soddisfatto i governatori del Nord, contrariamente a quanto ritengono alla Cgia.

Gli artigiani di Mestre analizzano comunque i dati relativi alle sei regioni del Nord governate dal centrodestra (tutte tranne Emilia Romagna e Valle d’Aosta) che producono, complessivamente, poco più di 721 miliardi di euro di valore aggiunto (cioè il Pil), pari al 46,6 per cento del totale nazionale. Le imprese private sono poco meno di 2 milioni (38,1 per cento del totale Italia) e occupano poco più di otto milioni di lavoratori (48 per cento del totale). L’export ammonta a quasi 336 miliardi di euro (il 58,2 per cento del totale) e gli investimenti fissi lordi realizzati sono stati poco più di 142 miliardi (49 per cento del dato nazionale). In queste sei regioni, infine, risiedono poco più di 23 milioni di abitanti, pari al 38,4 per cento del totale nazionale.
Dai territori del Nord l’erario preleva oltre 256 miliardi di euro all’anno (pari al 46,1 per cento del totale) e in queste sei regioni sono presenti oltre 6 mila km di rete ferroviaria (36,7 per cento del totale), quasi 3 mila km di rete autostradale (42,2 per cento del dato nazionale) e con i Tir transitano su queste strade poco più di 460 milioni di tonnellate di merci all’anno (53,4 per cento del dato Italia).

Eppure il Nord deve affrontare gravi ritardi non solo relativamente alle infrastrutture materiali (se il 53,4% delle merci viaggia sul 42,2% delle autostrade è evidente che esiste un problema, se il 58,2% dell’export ha a disposizione il 36,7% della rete ferroviaria il problema si aggrava), ma anche per quelle immateriali. Se in Italia – ricordano alla Cgia – le unità immobiliari raggiunte dalla fibra ultra veloce sono pari al 58 per cento, in Trentino-Alto Adige la copertura è del 28,2 per cento, in Friuli-Venezia Giulia del 45,6 per cento e in Veneto del 48,6 per cento. Solo Lombardia e Liguria registrano incidenze di copertura superiori al dato medio nazionale: rispettivamente del 59,5 e del 74,9 per cento.

Penalizzare le regioni che trascinano l’economia nazionale non pare proprio una grande idea. Ma i governatori strillano senza risultati, incapaci di far rete. Ed i Boccia di turno possono perdere tempo in discussioni inutili mentre l’omonimo Boccia di Confindustria è occupato a sostenere il Pd fregandosene dei territori. Ed allora forse ha torto la Cgia: governare contro il Nord parolaio e privo di capacità di protesta non sarà per nulla difficile.

@barbadilloit

Di Augusto Grandi

One Response to Il caso. Le regioni del Nord (di destra) prigioniere del governo Conte: non fanno rete

  1. Anche perché i” Deep state” regionali( scusate il bisticcio) non vengono , neanche, messi in discussione da cambi di giunte. In Piemonte non è avvenuto mai , né sta avvenendo ora che è di nuovo governato dal cdx. Sono appena tornato dalla mia seconda patria e non mi sembra che neanche da Fedriga possano essere colti segnali di vero e profondo cambiamento( in caserma, una volta, i colonnelli erano pro tempore e poi erano trasferiti, i marescialli arrivavano alla pensione ) Questo è uno dei tanti esempi per non agitarsi molto dietro presunti cambi di marcia se non di giunta

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