• Home
  • Il Clan
  • Privacy Policy
  • Contatti
venerdì 23 Ottobre 2026
Nessuno risultato
View All Result
Barbadillo
  • Politica
    • Difesa
    • Grilleide
    • La Destra riparte da…
    • Tarantelle
  • Corsivi
  • Le interviste
  • Esteri
  • Economia
  • Cronache
  • Cultura
    • Artefatti
    • fedi e religioni
    • Fumetti
    • Libri
    • Musica
    • Ritratti non conformi
    • Sacro
    • Scuola/Questionario proustiano
    • Televisionando
  • Sport
    • Boxe
    • Figurine
    • Il raccattapalle
    • Pallone mon amour
    • Storie di Calcio
  • Scintill&digitali
  • Cinema
  • Parola ai lettori
Barbadillo
  • Politica
    • Difesa
    • Grilleide
    • La Destra riparte da…
    • Tarantelle
  • Corsivi
  • Le interviste
  • Esteri
  • Economia
  • Cronache
  • Cultura
    • Artefatti
    • fedi e religioni
    • Fumetti
    • Libri
    • Musica
    • Ritratti non conformi
    • Sacro
    • Scuola/Questionario proustiano
    • Televisionando
  • Sport
    • Boxe
    • Figurine
    • Il raccattapalle
    • Pallone mon amour
    • Storie di Calcio
  • Scintill&digitali
  • Cinema
  • Parola ai lettori
Barbadillo
Home Sport/identità/passioni

Calcio. L’ultima cena di Gianni Brera raccontata dall’ex calciatore Pelagalli

di Marco Ciriello
4 Settembre 2019
in Sport/identità/passioni
0
Gianni Brera
Gianni Brera

Le ultime parole scritte da Giovanni Luigi Brera, nato l’8 settembre 1919 a San Zenone Po, furono per Ambrogio Luigi Pelagalli da Pieve Porto Morone. Era la sera del 19 dicembre del 1992 e al ristorante il Sole, a Maleo, si erano visti, Brera c’era andato a mangiare il ragò d’oca, con convocazione del Pelagalli a metà cena e dopo la chiacchierata si era scritto sul taccuino che avrebbe dovuto parlare dell’ex calciatore del Milan di Rocco a Braida e Galliani. Come accaduto al tennista Michael Joyce con David Foster Wallace erano annodati per sempre da uno scritto. Ma dietro non c’era l’America ma la Bassa – striscia di terra d’argilla che viaggia col Po –: nazione breriana, creata a immagine e somiglianza letteraria, costruita e narrata con la sostanza del padre Gioànn, che una sera in tivù alla “Domenica Sportiva” scherzando con Ugo Tognazzi aveva fatto l’elenco dei calciatori della Bassa cominciando dall’offesa: Schiavio, Meazza, Piola, Mazzolino quello vecchio più due figli, Riva e Prati, erano attaccanti ma avrebbe continuato col resto della ciurma da chiatta di fiume se non l’avessero interrotto per farlo tornare alla cronaca, arrivando anche alle retrovie e al Pelagalli, che sempre ebbe un posto nei pensieri dello scrittore, che per Nereo Rocco e i suoi Milan stravedeva, avendo eletto quelle formazioni e quel linguaggio calcistico come prolungamento delle sue parole e viceversa, del tipo mi piace immaginare che dove finisce la mia voce cominci quella di Rocco con tutte le conseguenze calcistiche del caso. Perché Brera ha rivoltato la lingua sportiva e non solo (i suoi romanzi sono da riscoprire ed esaltare), ed è tra i pochi veri padri del giornalismo scritto, capace di ribattezzare uomini e cose, eventi e storie, perché dotato di una capacità masticatoria rara, era un bulimico in cattività, relegato nelle pagine sportive, ma poteva tranquillamente sommergere anche gli altri settori: dalla politica alla cultura, dagli esteri alla cronaca, giocando a tennis col carrello della sua macchina da scrivere (non ebbe mai un pc, che gli sarebbe piaciuta come epigrafe). E a cento anni dalla sua nascita (l’8 settembre, Sky Arte trasmetterà il bel documentario di Angelo Carotenuto “C’era una volta Giôann”) sta ancora sulle nostre teste, serpeggia nei pezzi, spesso all’insaputa degli scriba, con le sue parole inventa(n)te e imprescindibili, per questo ci appelliamo alle ultime e a chi le ha generate, prima che Brera si rimettesse in auto, una Ford Sierra, e che sulla strada tra Maleo e Casalpusterlengo una Lancia Thema invadesse la sua corsia uccidendolo con i due compagni di viaggio Vittorio Ronzoni e Pierangelo Mauri. Il giorno prima, il 18 dicembre 1992, il suo ultimo pezzo, difendeva Giovanni Trapattoni allievo di Viani e Rocco proprio come Ambrogio Pelagalli, e ovviamente arruolato in quella Nazionale della Bassa che aveva visto enunciati in tivù solo gli attaccanti, quasi che le sue ultime parole fossero un lago che stava tra due gregari della squadra che aveva incarnato la sua idea di calcio, un salto tra due vite, come un passaggio che lascia la più bella delle azioni a metà.

Pelagalli che ricorda di quell’ultima sera?

«Non c’era la nebbia, ero a casa, squilla il telefono, ed era Brera che mi chiamava dal “Sole”, dice venga qua – dava del Lei a tutti –, ho preso mia moglie e ci sono andato».

Il tavolo?

«Una decina di persone, un salamone che veniva tagliato in continuazione e tante bottiglie di vino».

Di che avete parlato?

«Di calcio, lui era uno che mischiava tutto, sapeva di tutto, quindi non era mai solo sport. Mi ha chiesto quello che stavo facendo, allora allenavo l’Oltrepò, e disse che meritavo di più, che ne avrebbe parlato a Berlusconi e ai suoi all’indomani, e mi avrebbe salutato la Rina Ercoli, storica segretaria del Milan».

Oltre per la morte di Brera, si è mai dispiaciuto pensando che poteva cambiare la sua vita, poteva tornare al Milan.

«No, il mio rimpianto più grande è per le foto perdute di quella sera, che scattai e feci scattare e che diedi al figlio Paolo (poi morto). Di quel Milan di Rocco, solo Cesare Maldini è tornato in squadra, ed era giusto così».

Se lo lasci dire: lei conserva una mentalità da gregario, in campo come nella vita.

«Non sono di quelli che trovano offensiva la definizione, vedo che certi ciclisti o secondi piloti s’indignano, io no, stavo in campo con Rivera e Altafini, per dirne due, e sapevo che dovevo correre per loro, sapevo che non ero io a far vincere le partite».

Con lei c’erano anche altri gregari di lusso come Lodetti e Trapattoni.

«Sì, una grande squadra, di cui sono orgoglioso d’aver fatto parte. E sono contento dei successi di Trapattoni, vero erede di Rocco».

Ma Brera l’ha mai raccomandato con Rocco?

«No, mai, non lo avrebbe fatto per nessun motivo. Loro parlavano molto di calcio, si vedevano all’Assassino di Milano, un ristorante che non so se c’è più, non vado in città da anni, e da quelle discussioni – cui ho assistito –scaturivano le pagine di Brera sul “Giorno”, che poi conservavo».

Ma lei come lo aveva conosciuto?

«Nel bar del mio paese, Pieve Porto Morone, un giorno che era andato a caccia con Fausto Coppi e si erano fermati a bere al bar dell’Inter. Andammo tutti, e io scelsi lui, gli raccontai del calcio e poi ci ritrovammo al Milan, dove arrivai che avevo 14 anni».

Che cosa le disse?

«Ho ricordi confusi, le posso dire che cosa mi diceva più spesso: Corri di meno, e gioca di più per te».

In pratica la incitava ad essere protagonista.

«E io protagonista non lo sono stato mai».

Nemmeno quella volta che fu costretto ad andare in porta?

«Intanto ero fuori ruolo. Era un Roma-Cagliari, il Cagliari di Scopigno e Gigi Riva, quello dello scudetto, e io parai tutto a Gigi, andando in porta gli ultimi venti minuti. Tanto che alla fine, sull’ultimo tiro piazzato, dopo averlo bloccato gli dissi: “Gigi se avessi tirato forte mi sarei girato”. Chissà se lo ricorda, i grandi attori non si ricordano mai quello che gli dicono le comparse».

La sua partita più bella?

«Le tre contro il Santos di Pelé in Coppa Intercontinentale nel 1963. L’andata a Milano, il ritorno e lo spareggio a Rio de Janeiro inficiato dall’arbitro argentino Juan Brozzi, poi declassato. Sa che il mio soprannome da Pelà divenne Pelé complice gli scherzi di Altafini, e quindi fu bello per me Pelé della Bassa ritrovarsi al cospetto del vero Pelé che ci dividemmo io e Trapattoni, e comunque segnò due gol».

I suoi padri?

«Valcareggi che mi allenò all’Atalanta, Rocco, Maldini – il mio capitano – e, ovviamente, Brera».

Che cosa le manca di lui?

«Oggi che la terra non è curata e sembra aver perso valore e che il Po è abbandonato a se stesso, direi vederlo arrivare da queste parti e, dirigendosi verso la sponda col sorriso e le braccia larghe, urlare: “Ecco il grande Fiume”. Quasi indicandolo a tutti noi indifferenti». Una scena hemingwayana, anzi no, breriana.

[uscito su IL MATTINO]

Marco Ciriello

Marco Ciriello

Marco Ciriello su Barbadillo.it

Tags: BarbadillocalcioGianni Breramarco ciriellopelagalli

Related Posts

F1. Il Gp di Bahrain si corre in Malaysia e Verstappen torna alla vittoria

F1. Il Gp di Bahrain si corre in Malaysia e Verstappen torna alla vittoria

5 Ottobre 2026
F1. A Baku non riesce la rimonta a Kimi, Antonelli solo quinto. Primo Russell

F1. A Baku non riesce la rimonta a Kimi, Antonelli solo quinto. Primo Russell

29 Settembre 2026

Mondiali di Ciclismo. In Canada festeggia Brandon McNulty, campione per gli Stati Uniti

Come eravamo. Alfetta, storia e simbolo della berlina veloce in dotazione a guardie e ladri negli anni ’70-’80 

Lello Pinto (della curva del Barletta) ci ha ricordato l’essenza dell’essere ultras

SerieA. La Juve vince a Frosinone ma resta con un gigante problema di redditività offensiva

La longevità nel calcio? Cercatela in Giappone. L’eccezione del bomber Kazu Miura

Sophie Cunningham e Caitlin Clark sotto tiro: la politica irrompe sul parquet della pallacanestro americana

Riviste. Fuori Gioco viaggia nelle curve di Fiorentina e Palermo

I più recenti

Il sigma e la nazione ovvero il “Compendio integralista” per comprendere il movimentismo fascista in Brasile   

Il sigma e la nazione ovvero il “Compendio integralista” per comprendere il movimentismo fascista in Brasile  

23 Ottobre 2026
Lettere Meridiane. Appunti sparsi su Identità e Sovranità…

Lettere meridiane.Khaled Al Asaad, custode della Bellezza

23 Ottobre 2026
Cura Milei in Argentina? La schiavitù del debito prelude all’oppressione del capitalismo finanziario

Cura Milei in Argentina? La schiavitù del debito prelude all’oppressione del capitalismo finanziario

23 Ottobre 2026
Cinema. Addio a Lizzani il fasciocomunista che non riuscì a narrare i suoi sogni di gioventù

La stanza dell’ospite. Cari liberisti, non c’è solo il mercato. La mano pubblica sulla cinematografia

23 Ottobre 2026
Nel “Falstaff” l’ultimo sorriso di Verdi. Rivoluzione musicale di un genio al teatro Costanzi di Roma

Nel “Falstaff” l’ultimo sorriso di Verdi. Rivoluzione musicale di un genio al teatro Costanzi di Roma

23 Ottobre 2026

Siti amici

  • 10 righe dai libri
  • Appennini di Gian Luca Diamanti
  • Arianna Editrice
  • Associazione Eumeswil Firenze
  • Calcio e statistiche
  • Diretta.it
  • Eclettica edizioni
  • Finanza Sexy
  • Hamelin Prog – Progressive Rock Magazine
  • Il blog di Roberto Perrone
  • Il diario del gigante Paolo Isotta
  • L'eminente dignità del provvisorio
  • linkiesta
  • melascrivo
  • Polémia
  • Rivista Visio
  • SilviaValerio.it
  • Storia in rete
Facebook Twitter Instagram

“All’orizzonte di quell’oceano ci sarebbe stata sempre un’altra isola, per riparsi durante un tifone, o per riposarsi e amare”.
Hugo Pratt

Barbadillo è un laboratorio di idee nel mare del web che, a differenza d’altri, non naviga a vista. Aspira ad essere un hub non conformista, un approdo libero nel quale raccogliere pensieri e parole e dove donne e uomini in marcia possono fermarsi a discutere insieme di politica, ecologia, musica, film, calcio, calci, pugni e rivoluzione.

Ultimi articoli

Il sigma e la nazione ovvero il “Compendio integralista” per comprendere il movimentismo fascista in Brasile   

Il sigma e la nazione ovvero il “Compendio integralista” per comprendere il movimentismo fascista in Brasile  

23 Ottobre 2026
Lettere Meridiane. Appunti sparsi su Identità e Sovranità…

Lettere meridiane.Khaled Al Asaad, custode della Bellezza

23 Ottobre 2026
Cura Milei in Argentina? La schiavitù del debito prelude all’oppressione del capitalismo finanziario

Cura Milei in Argentina? La schiavitù del debito prelude all’oppressione del capitalismo finanziario

23 Ottobre 2026

Ultimi commenti

  • Sandro su Ora legale permanente proposta al Parlamento. Così perfino la luce del sole finirebbe sul mercato
  • Lino Ulderico Cavanna su “Nel nome del pallone”: la religio del calcio spiegata da Fulvio Paglialunga
  • Guidobono su Lettere meridiane. A Napoli il Forum Mediterraneo sull’indipendenza e autodeterminazione dei popoli
  • Guidobono su Dal Vaticano a Gerusalemme: la religione dell’America Latina è sempre meno cattolica romana
  • Luca su Lettere meridiane. A Napoli il Forum Mediterraneo sull’indipendenza e autodeterminazione dei popoli
  • Primula Nera su Il fanatismo woke colpisce pure le sneakers Converse boicottate per uno spot frainteso
  • Svart su Il successo dell’Afd e quello che dovrebbe fare una destra popolare in Europa

with by amdotcom

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password?

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In

Add New Playlist

Nessuno risultato
View All Result
  • Politica
    • Difesa
    • Grilleide
    • La Destra riparte da…
    • Tarantelle
  • Corsivi
  • Le interviste
  • Esteri
  • Economia
  • Cronache
  • Cultura
    • Artefatti
    • fedi e religioni
    • Fumetti
    • Libri
    • Musica
    • Ritratti non conformi
    • Sacro
    • Scuola/Questionario proustiano
    • Televisionando
  • Sport
    • Boxe
    • Figurine
    • Il raccattapalle
    • Pallone mon amour
    • Storie di Calcio
  • Scintill&digitali
  • Cinema
  • Parola ai lettori
Questo sito utilizza cookie per fornirti la migliore esperienza di navigazione. Se continui nella navigazione acconsenti all'uso dei cookie.