8

L’intervista. Alain de Benoist: “L’islamofobia è una pericolosa semplificazione”

Pubblicato il 7 Luglio 2019 da Nicolas Gaultier
Categorie : Le interviste
Alain de Benoist

Alain de Benoist

Alain de Benoist, l’islamofobia, una parola recente e piuttosto vaga, tende a invadere lo spazio pubblico. È anche ora nel dizionario. Ma, in fondo, cosa significa?

“Nel suo stesso significato, il termine si riferisce alla paura o alla repulsione (phobos), ma l’ideologia dominante preferisce trascinarla verso l’odio e il disprezzo. Poiché la paura è contagiosa e l’odio provoca odio, non c’è ovviamente alcun termine per descrivere l’effetto della reciprocità. Detto questo, ci sono naturalmente persone che odiano l’Islam in linea di principio e tutto ciò che è collegato ad esso, e le loro ossessioni convulse invadono i social network ogni giorno. Ma in realtà, si sa, la contemporanea denuncia del “fobie” è in primo luogo parte di una tattica ormai consolidata di fare uso di un moto di repulsione per sviluppare una retorica volta radicalmente a delegittimare certe posizioni. Questo vale per l’islamofobia come per l’omofobia, la gynophobie, la giudeofobia, la cattofobia, l’americanismo, la transfobia, grossophobie, e non dimenticate la tripofobia, che è la paura del buco.

Nel caso di denuncia di “islamofobia”, prima di rivelare qualsiasi critica, ne consegue che anche l’Islam moderato diventa moralmente insopportabile, politicamente ripugnante e penalmente perseguibile. Secondo la Commissione consultiva nazionale per i diritti umani (CNCDH), i francesi sarebbero “islamofobi” per l’86% sull’indossare il velo integrale, ma solo per il 24% riguardo il digiuno del Ramadan (non è chiaro se l'”Islamofobia” si abbatte ancora per quanto riguarda i “jolies Beurettes”). Nel suo recente libro, “L’islamofobia: intossicazione ideologica”, Filippo d’Iribarne dimostra perfettamente che l’uso di questa parola ha due obiettivi: convincere i musulmani che sono oggetto di discriminazione pervasiva e sono quindi vittime (oggi tutti passano per vittime) e mantenere negli europei un senso di colpa che li rende incapaci di vedere la realtà così com’è.

Se pensiamo, ad esempio, che esiste necessariamente una relazione tra l’Islam e il jihadismo, poiché, fino a quando non sono più informati, è Allah che i terroristi islamisti rivendicano e non Giove o il Buddismo Zen, quindi dovremmo fare una “amalgama” e invocare l’odio contro i musulmani, il che è ridicolo. Ci si trova così bloccati tra quelli per cui “non c’è nulla da fare” e quelli, allo stesso modo ciechi, per i quali tutto è spiegato dalle sure del Corano. La gente, me compreso, che crede che nessuna religione dovrebbe essere protetta per legge dalle critica (che sono lecite anche per la religione secolare come per la religione dei diritti umani, o per la religione progressista del profitto), è costretta a scegliere tra slogan semplicistici altrettanto inaccettabili”.

L’appello di Christchurch, rivolto ai capi di Stato e grandi capi del web, è stato lanciato dopo l’uccisione di 51 musulmani il 15 marzo ad opera del famigerato Brenton Tarrant in due moschee della Nuova Zelanda. Un esempio di radicale dispezzo dell’Islam, ispirato alle azioni di Anders Behring Breivik?

“A meno che non mi sbagli, Breivik non ha mai ucciso un solo musulmano. Ha attaccato quelli dei suoi compatrioti che considerava favorevoli all’immigrazione. Per quanto riguarda l’esempio seguito da Brenton Tarrant, sarebbe meglio guardare altrove.

Il 25 febbraio 1994, un estremista ebreo ortodosso chiamato Baruch Goldstein ha fatto irruzione a Hebron nella tomba dei Patriarchi, e ha massacrato con un fucile d’assalto 29 palestinesi musulmani in preghiera – uomini, donne e bambini – ferendo più o meno seriamente altri 125. Questo gesto mi sembra molto simile a quello di Tarrant. La differenza è che oggi il nome di Brenton Tarrant è odiato in tutto il mondo, mentre in Israele, la tomba di Baruch Goldstein è diventato un luogo di pellegrinaggio per un certo numero di coloni israeliani che lo vedono come un “eroe”. C’è stato un appello da Christchurch, non c’è mai stato un appello da Hebron”.

Al posto dell’islamofobia, si dovrebbe parlare di ostilità verso l’islam o disprezzo per i musulmani?

“Cambia tutto. Ognuno ha predilezioni e gli odi , razionali o irrazionali, simpatici o antipatici, giustificati o ingiustificati perfettamente, e tutti dovrebbero essere liberi di esprimere le loro pulsioni, che ovviamente non  si deve essere costretti a condividere. La fobia, considerata da Freud come il sintomo di una “ansia isterica”, frequentemente associata alla nevrosi, è un termine di psicologia clinica. In definitiva si considera la fobia una malattia, mentre è solo un parere (che può essere considerato detestabile). La conseguenza perversa è che diventa impossibile provare la sua falsità: non confutiamo una malattia. Lo stesso accade ogni volta che scegliamo, non di “medicalizzare”, ma di criminalizzare. Dal momento in cui si asserisce che questa o quella opinione “non è un’opinione ma un crimine”, è vietato allo stesso tempo confutarla, perché non si discute del crimine. In entrambi i casi, il dibattito è impossibile e la libertà della mente è vanificata”.

@barbadilloit

Di Nicolas Gaultier

8 Responses to L’intervista. Alain de Benoist: “L’islamofobia è una pericolosa semplificazione”

  1. L’islamofobia in Europa esiste a causa dell’immigrazione, perché ha permesso a decine di milioni di maomettani di insediarsi nel continente. Indubbiamente é cresciuta ed è diventata più evidente dopo l’11 Settembre.

  2. L’islamofobia è stupida come l’antisemitismo.

  3. @Guidobono
    Sarà pure stupida come dici, ma è ancor più stupido fomentarla, e quando in un continente come l’Europa, la cui civiltà è una sintesi tra quella greco-romana, germanica e cristiana, si permette l’ingresso di milioni di individui che professano un culto come quello islamico, totalmente estraneo alla civiltà europea, che non prevede la separazione tra potere spirituale e potere temporale, la si fomenta, ed è inevitabile che si diffonda. Per quel che riguarda l’antisemitismo, oggi è molto più diffuso tra i musulmani, perché tra gli europei a causa della Shoah, c’è un senso di colpa enorme verso gli ebrei, per cui hanno paura a criticare loro e Israele quando fanno cose sbagliate, perché subito si viene accusati di “antisemitismo”. Mi permetto anche di dire che Hitler quando salì al potere non fomentò l’odio verso gli ebrei, poichè era un sentimento già diffuso tra la popolazione tedesca e che ha abilmente intercettato, un po’ come fa Salvini oggi in Italia rispetto alla giusta insofferenza di molti verso i finti profughi subsahariani. L’antisemitismo nella Germania nazista in realtà ha avuto origine nella Repubblica di Weimar, dove essendo stato il potere politico, economico e finanziario in mano agli ebrei – che costituivano meno dell’1% della popolazione tedesca – ciò creò molto risentimento tra i tedeschi cattolici e protestanti che erano la larga maggioranza, e che caddero nella miseria più totale.

  4. Non serve a nulla – in termini politici – rivangare antisemitismo e cose sepolte. Da decine d’anni gli islamici sono arrivati in Europa soprattutto dal nord Africa. Adesso è inutile dire: non dovevano entrare! Bisogna governare la contingenza. Nel 1939, appena annessa l’Albania, Mussolini dispose la costruzione della moschea di Roma, tra lo sgomento del Vaticano. Ciano annotò nel suo Diario che gli albanesi, fondamentalmente atei, avrebbero preferito un aumento degli stipendi… Poi per decenni Roma rimase senza moschea e noi, almeno allora, per fortuna senza albanesi…Le masse che sono arrivate han bisogno della religione, per vantaggio di tutti, quindi di moschee.

  5. L’ analisi fatta del termine islamofobia e del suo uso mi sembra molto appropriata. E’ un modo sottile per esercitare una vera censura e un veto su opinioni considerate (dal mainstream) politicamente scorrette. Esistono molti modi concreti per ridurre o eliminare la cosiddetta “islamofobia”: in primis l’ accettazione esplicita da parte delle maggiori autorita’ islamiche di: perfetta uguaglianza uomo-donna, abolizione di burka e simili umiliazioni verso il genere femminile, condanna non equivoca di ogni forma di violenza su base religiosa, separazione netta tra legge civile e legge religiosa, apertura politica a vere forme di democrazia e a tutte le liberta’ civili. Il mondo islamico faccia questo, lo faccia presto e bene e ogni forma di “islamofobia” si ridurra’ grandemente fino a esaurirsi.

  6. Silvio Sposito l’Islam prima di tutto non è un monolite che risponde ad un’autorità unica quindi è impossibile concepirlo come “mondo islamico”,si ammazzano anche e soprattutto fra di loro, ma anche se fosse possibile concepirlo come un mondo unico non può fare quello che proponi perchè significherebbe semplicemente la sua scomparsa ovvero rinunciare a tutta la propria tradizione islamica così come la conosciamo e diventare occidentali in tutto e per tutto, cosa che sarebbe pericolosa per loro ma soprattutto per noi perchè a quel punto non ci sarebbe più nemmeno il freno etico e morale della religione per una massa di circa 2 miliardi, ripeto 2 MILIARDI di persone… a volte non ci rendiamo conto che il nostro è solo il punto di vista occidentale sulla società,un punto di vista laico,liberal-democratico etc che non vale per tutti e non è il bene assoluto e non possiamo costringere nessuno a cambiare la propria cultura così come gli altri non possono e non devono provare a cambiare la nostra(che poi su quale sia la nostra nemmeno siamo daccordo). Detto questo l’islamofobia fino a pochi anni fa non esisteva, è dall’11 settembre guarda caso che esiste con questo termine della neo-lingua politicamente corretta a identificarlo, che adesso viene correlato tout court al fenomeno dell’immigrazione come detto giustamente da Werner, ma questo è un cortocircuito in realtà come spiega De Benoist, serve solo ad istigare uno “scontro di civiltà” a vantaggio di un terzo incomodo, quindi come sempre basta chiedersi cui prodest? Bisogna scindere le questioni e non fare tutta un’amalgama altrimenti non se ne esce… Per il resto concordo con il commento di Enrico Nistri che individua esattamente il problema ed alla sua domanda finale mi sento di rispondere che la seconda ipotesi è sicuramente quella giusta, e quindi rientriamo in un campo sociologico più che religioso, concordo anche con l’intervento di Felice e con il collegamento di Werner fra islamofobia(aizzata dalle sinistre) e immigrazione… Quindi il problema, diciamolo chiaramente, è di tipo sociale ed è l’immigrazione incontrollata che crea scontri etnici e sociali…

  7. Silvio Sposito. In queste materie i Diktat non servono, anzi rafforzano l’idea, giusta o sbagliata è un altro discorso, del sopruso e dell’eurocentrismo ‘crociato’…

  8. L’analisi fatta dal sig.Spirito e’perfetta. Altrettanto perfetta e’la spiegazione di Stefano.FONDAMENTLMENTE il significato vorrebbe dire ,togliendo certi fondamenti comportmentali dalle regole Mussulmane si toglie l’essenza di tale credo.Questo evidenzia chiarissimamente che sono antitetiche e non possono coesistere senza conflittualita’pericolosissime e destabilizzanti.Questa realta’ e’ sotto gli occhi di tutti amenoche’non si voglia continuare con fare volpino ed ipocrita,i pro continuando raccontare storielle redicole e menzoniere in supporto dell’invasione,i contrari che sono la stragrande maggioranza,non volendo esporsi continuano a comportarsi nella loro tradizione conosciuta in tutte le parti del globo..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *