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La polemica. Il calcio non è poesia (come dice Veltroni): dal caso Conte a Sarri

Pubblicato il 26 Giugno 2019 da Manlio Triggiani
Categorie : Sport/identità/passioni

Antonio Conte

Un popolo di santi, poeti, navigatori e… sportivi. Ma sportivi seduti sul divano davanti al televisore o nella curva dello stadio cittadino… Lo sport cambia ed è cambiato. C’è lo sport puro e quello che si basa sulla circolazione di di milioni di euro, passione per il tifo e interessi economici. Tutto farebbe il semplice tifoso per la squadra del cuore. Anzi, una volta squadre del cuore, oggi squadre del portafogli. Ma il portafogli del proprietario, non certo del tifoso che sborsa quattrini, smarrona ogni domenica o sabato o mercoledì o giovedì. Ormai, per diversificare l’offerta, per introitare più diritti, si è arrivati alla settimana calcistica, la settimana sportiva, non più la domenica sportiva…

E, a latere, si riapre il dibattito sul calciatore che darà la svolta alla squadra, il supercampione che se la stagione successiva cambia squadra è un traditore… Ricordate Higuain che passò dal Napoli alla Juventus e i tifosi partenopei lo bollarono come “venduto traditore”, in tv protestarono con tanto di faccia di Higuain tatuata sul braccio che non sapevano più, disperati, come fare… senza il campione e col braccio segnato dal volto di un ormai attaccante juventino. Ironia della sorte? Nell’epoca in cui le squadre sono quotate in borsa cosa volete che conti di più: il business o lo sport? E basta con l’importante è partecipare, tanto è un gioco, in fondo è amor di bandiera, tutto per la maglia, i colori ce l’ho nel sangue ecc. Sono squadre come le multinazionali e in fondo lo sono: eccetto i tre-quattro calciatori italiani, gli altri son tutti stranieri, assoldati, pagati molto bene, coccolati. Antonio Conte tradisce e va ad allenare una squadra cinese di Milano, l’Inter, del manager Zhang Jindong? Sarri tradisce e va ad allenare la Juventus dopo aver allenato il Napoli mentre il Milan, un po’ come la Fiat, è diventato americano…

Viene un po’ di nostalgia per le squadre che lottavano per la bandiera, dei campioni che giocavano con ingaggi decenti, che speravano di indossare la maglia azzurra e che mai avrebbero pensato di non voler più giocare in Nazionale, come fece Totti (“per problemi fisici”, spiegò). In altri tempi i campioni si sarebbero spaccati schiena e caviglie pur di esserci. E’ una mentalità che mostra il peggio. E i risultati si vedono: eliminati dai Mondiali non riuscendo a battere la modestissima Svezia: pancia piena, testa vuota e gambe molli… Strapagati per una figuraccia. Mondiale. La prima dichiarazione dell’ex presidente del Coni, Franco Carraro? “La mancata qualificazione dell’Italia rappresenta una perdita economica di circa un miliardo”. Soldi, soldi, sempre soldi. Così non si guadagna il Mondiale, non si fa sport, si perde la faccia… E dire che c’è ancora chi, come Walter Veltroni, crede che il calcio “è poesia, epica, scienza, arte, passione, sogno“ (Corsera 17 giugno scorso). Ma dove vive?!?

@barbadilloit

Di Manlio Triggiani

One Response to La polemica. Il calcio non è poesia (come dice Veltroni): dal caso Conte a Sarri

  1. Veltroni sa benissimo dove vive, ma è un gigantesco ipocrita del PD.

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