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Home Cultura

Cultura (di P. Isotta). Al tempo delle onoreficenze a chi ha distrutto la cultura, grazie per non aver mai pensato a me

di Paolo Isotta*
9 Giugno 2019
in Cultura
3

Al Capo dello Stato

Sergio Mattarella

 

Signor Presidente,

noi italiani abbiamo tanti motivi di gratitudine verso di Lei. Dall’equilibrio e la saggezza con i quali esercita la più alta carica della Nazione. Al signorile riserbo del quale circonda ogni suo atto e gesto. Alla Sua cultura ricca di humanae litterae, come può cogliere chi L’abbia ascoltata discorrere in pubblico e in privato. Tutto ciò è incontestabile. A questo desidero aggiungere una privata espressione di gratitudine; che diventa pubblica data la mia qualità di napoletano.

Il 2 giugno, a Napoli, Ella ha nominato Grande Ufficiale la signora Rosanna Purchia, soprintendente del Teatro San Carlo. L’ultima impresa di costei, che si aggiunge a lunghi anni di benemerenze al servizio del suo dante causa Salvo Nastasi (dall’aver orgogliosamente accettato di presiedere a un teatro l’acustica del quale venne dal Nastasi distrutta, dall’aver abbassato il livello artistico di uno dei più importanti teatri del mondo al di sotto di ogni tollerabile decenza, all’ospitare fieramente le regie della figlia del m° Muti, etc),  è stata quella di onorare l’ospite re di Spagna con l’esecuzione dell’inno franchista: presente, sempre, il Capo dello Stato; il quale ha dovuto porgere al collega Capo di Stato scuse ufficiali. Se ciò fosse avvenuto per nostalgia politica, sarebbe l’espressione di un’opinione. Ma è avvenuto semplicemente perché la predetta rag. Purchia, così come l’intero staff alle sue dipendenze, non hanno mai in vita loro inteso parlare del fatto che in Spagna ci fu una guerra civile, che al termine di essa sorse un regime clerico-fascista retto dal Caudillo, il generale Francisco Franco, e che poi lo stesso Franco transitò la Nazione verso la democrazia monarchica che attualmente la regge. Onde, pure, il cambiamento dell’inno nazionale.

Ma, sempre la predetta, è molto più democratica di me: infatti non fa differenze. Anche se le chiedeste chi siano Omero, Lucrezio, Virgilio, Bach e Beethoven, non saprebbe rispondere. Forse solo Dante lo conosce: perché quando Raffaella Carrà si è recata a Ravenna a intervistare il m° Muti e consorte in televisione, mostrando più cultura di tutta la famiglia Muti (sono cinque, più annessi e connessi), prima ha fatto il bellissimo gesto di rendere omaggio alla tomba del Poeta che ha creato la lingua della nostra Patria. Di certo un soggetto come la rag. Purchia, che sul proprio “whatsapp” reca il manifesto “Muti torna!” (non terza persona dell’indicativo, bensì seconda dell’imperativo), questa trasmissione se l’è imparata a memoria.

Le sono dunque grato, signor Presidente, di non avermi fatto nemmeno cavaliere. (Ricorda Totò? “Come, Lei non è commendatore? Ma la faranno!”) Sotto l’Italietta umbertina, celebre motto era: “Un sigaro e una croce di cavaliere non si negano a nessuno”. Le sono in debito per non aver pensato di offrire a me il sigaro –  perché non fumo –  e la croce –  non l’ ho mai chiesta. Grazie di non propormela in futuro: alla stregua di ciò, non accetterei mai alcuna onoreficenza di Stato. Anche Verdi, in analoga circostanza, restituì nel 1868 la commenda al ministro della Pubblica Istruzione Broglio. Ben vero, io sono un microbo; so di esserlo. E sto a Verdi come la rag. Purchia sta a me.  Mi permetto altresì ricordarLe, signor Presidente, che ci sono tanti altri soprintendenti aventi causa dal Nastasi, da Chiarot di Firenze, che su tutti eccelle, in giù, i quali della croce hanno diritto quanto la Purchia e non hanno minori demeriti. Perché stabilire disparità? Todos caballeros per aver dato l’ultimo colpo di piccone a quello che fu per cinque secoli uno dei predominî culturali della nostra Patria, la musica.

*Da Il Fatto Quotidiano del 7.6.2019

www.paoloisotta.it

Paolo Isotta*

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Paolo Isotta* su Barbadillo.it

Tags: Barbadilloistottamattarella

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Comments 3

  1. Guidobono says:
    7 anni ago

    Già pubblicato il 6 giugno.

  2. Sergio Anzaghi says:
    7 anni ago

    È vero, nessuna ideologia potrà dividere gli italiani dalla figura del presidente della Repubblica e leggendo sul web c’era un riferimento di un vescovo che spiegava come Salvini non potrà dividere i fedeli dal papa mi sembra corretto.Gli ultimi passaggi sia del presidente che del papa sono rivolte a mio avviso a rifilarci le loro idee nel nostro atteggiamento e questo in base alla mia formazione è corretto, infine volontariamente o involontariamente come nel mio caso ci sarebbero le dimissioni.

  3. Guidobono says:
    7 anni ago

    Un Presidente non è un Re, rimane sempre un politico di parte…

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