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Home Politica

La polemica. Perché non serve a nulla una destra patriottarda. L’identità che manca

di Mario Bozzi Sentieri
26 Novembre 2018
in Politica
4
La bandiera nazionale, il tricolore

Può essere il solo richiamo “patriottardo” l’elemento distintivo di una destra che continua a cercarsi, cercando la sua stessa ragione d’essere ? Il momento non è dei più facili. L’effetto vortice del salvinismo sembra offrire poche chances a chi  rivendica, inascoltato, un diritto di prelazione sull’eredità politica e culturale della destra italiana. 

Sventolare il Tricolore non è più sufficiente, laddove viene ormai percepito – per fortuna – come  un simbolo condiviso, espressione di un’identità  nazionale che va ben oltre le appartenenze ideologiche. 

Evocare nobili nostalgie non appare adeguato a cogliere la complessità contemporanea, un tempo in cui tutto è in movimento e in discussione, aprendo varchi incolmabili nelle storiche identità novecentiste.  

E allora più che ricapitolare, nello sterminato ed affascinante Pantheon delle memorie della destra,  c’è da immaginare…  Certamente declinando storie profonde ed ugualmente profondi riferimenti identitari. Ma nel contempo prendendo atto che ci vuole ben altro che qualche richiamo patriottardo (nel senso etimologico di patriottismo esagerato, fanatico, irragionevole)  per essere adeguati a tempi in cui grandi e complicati sono  i mutamenti  della politica, delle identità collettive, delle economie, della società, dei rapporti internazionali.

La Nazione conta, ben oltre certe facili visioni estetizzanti, in quanto espressione di culture territorialmente stratificate,  che chiedono di essere difese e rappresentate. Stesso discorso vale per la nuova e vecchia realtà dell’associazionismo, segno di un comunitarismo che rispetto alle forme tradizionali della sussidiarietà si è declinato con le  modalità immateriali della Rete-on-line. 

D’altro canto, pur nei  mutati sistemi produttivi, globalizzati e robotizzati, occorre prendere atto che  a farsi strada, in forme ancora disorganiche, è  una domanda di partecipazione reale che va oltre le storiche forme dei partiti. Ad essere centrale il riconoscimento del lavoro, in tutte le sue forme, e la volontà di dare ad esso un ruolo “funzionale”,  sia rispetto al problema della giustizia distributiva che  per realizzare un più ampio e diretto coinvolgimento delle categorie produttive nel governo della società, secondo criteri di competenza e di responsabilità.

E poi ci sono le grandi questioni della libertà e della sicurezza. Dove porre limiti? Ed in economia come coniugare libertà d’impresa e rispetto delle identità tradizionali? Quale rapporto costruire tra  crescita economica e tutela dell’ambiente? Come favorire il ricambio meritocratico dei ceti dirigenti? E dunque come intervenire sul cosiddetto “ascensore sociale”?

Non basta insomma rivendicare identità. Oggi occorre porre questioni ed immaginare un nuovo finalismo politico, culturale e sociale, in grado di abbracciare la complessità contemporanea. Non serve allora una destra “qualunque”, patriottarda e genericista. Servono visioni lunghe ed una chiara consapevolezza della realtà. Più think – tank e meno retorica insomma. Per capire un mondo in trasformazione e provare a governarlo. Se non oggi, almeno domani. 

@barbadilloit

Mario Bozzi Sentieri

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Tags: Barbadillobozzi sentieridestra patriottardaidentità

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Comments 4

  1. Fernando says:
    8 anni ago

    Non si e’Ancora all’inizzio e gia’ci si infila nei distinguo.Il tricolore representa l’essenza Di appartenenza in un popolo sovrano .e non ha nulla Di retorico..

  2. Felice says:
    8 anni ago

    Dio ci liberi da un Salvini che polemizza con un Gattuso! E quello sarebbe un leader? Crede di essere il Berlusca che “licenziò” Zoff? Aha, aha, aha!

  3. Felice says:
    8 anni ago

    Il salvinismo arriverà forse anche al 26-28%, peraltro insufficienti per governare, e poi si sgonfierà, dato il peso piuma del suo alquanto impresentabile leader…

  4. Guidobono says:
    8 anni ago

    Non si propone nulla, non dico di concreto, ma neanche di comprensibile…. Con gli interrogativi non si va da nessuna parte….

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