0

Libri. “All’armi siam leghisti” e il possibile incontro tra sovranisti e Tradizione

Pubblicato il 5 Agosto 2015 da Giovanni Sessa
Categorie : Libri Politica
Matteo Salvini e Marine Le Pen

Matteo Salvini e Marine Le Pen

Il politologo Slovoj Zizek sostiene, da tempo, che durante l’inverno della democrazia parlamentare che stiamo vivendo, mentre gli apparti e gli uomini del nuovo regime della governance amministrativa-finanziaria si adoperano con ogni mezzo a loro disposizione per de-mobilitare le coscienza civile in Europa, solo i cosiddetti “populisti” si battono per difendere l’autonomia della politica. Nella loro prospettiva la politica è viva, ed è, ancor oggi, il luogo della decisione. Recentemente, si sono affermati in diversi paesi del nostro Continente, movimenti la cui patria di origine ideologica è da ascriversi, per taluni a destra, per altri a sinistra: si pensi al Front National di Marine le Pen o, di contro, al movimento Podemos, che ha colto un significativo successo nell’ultima tornata elettorale spagnola.

    Scrivo queste righe dopo le regionali del 31 maggio in Italia, dalle quali è emerso un nuovo soggetto collettivo, in grado di scavalcare i desueti confini politico-geografici del secolo XX, e che  si è rivelato nel consenso concesso, da un lato, alle liste del Movimento Cinque Stelle e, dall’altro, a quelle della Lega. Quanto mai opportuna, pertanto, al fine di analizzare lo stato presente delle cose, risulta la lettura di un recente volume del giornalista siciliano Antonio Rapisarda, All’armi siam leghisti. Come e perché Matteo Salvini ha conquistato la Destra, nelle librerie per Aliberti Wingsbert House editore (euro 16,00). Nella prefazione del volume, Pietrangelo Buttafuoco contestualizza, con chiarezza e ampiezza di documentazione, la progressiva conquista di settori della società civile italiana, da sempre orientati a Destra, da parte della Lega nazionale e sovranista di Matteo Salvini. L’autore, invece, nel suo argomentare, inserisce il percorso leghista nel populismo di “seconda generazione” affermatosi in Europa. E’ bene, a tal riguardo, rammentare a beneficio del lettore che, subito dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della politica dei blocchi, sorsero in Occidente movimenti “populisti”, generalmente guidati da imprenditori e finanzieri borderline come Ross Perot negli USA, Bernard Tapie in Francia e Silvio Berlusconi da noi, il cui scopo era quello di stemperare le identità politiche consolidate, al fine di stabilizzare il nuovo ordine mondiale mercatista. Al contrario, ricorda Rapisarda citando Aldo Giannuli, oggi siamo di fronte a un populismo di ben altra natura: ribellista, antisistemico e antifinanziario, la cui polemica più marcata si indirizza contro l’euro e l’UE, individuate quali articolazioni del potere transnazionale in opposizione al quale è necessario insorgere. Si tratta del nazional-populismo, cui ha fatto riferimento uno studioso del calibro di Taguieff.

    La novità della Lega di Salvini va individuata secondo Buttafuoco nel “…ridare fisicità a un blocco popolare maggioritario nel Paese che, nel giro di pochi anni, si è trovato defraudato di partiti, leader e della legittima e tutta politica rappresentanza dei propri interessi…Le linee di questa mappa non sono solo orizzontali, ma anche verticali. Guardano in alto: al Sole delle Alpi, certo, che si riflette nel Mare Nostrum. E abbracciano l’aggregazione continentale che porta in Asia”. Tale programma sovranista ed euroasiatico, sotto il profilo delle scelte geo-politiche, con il   richiamo alle identità (anche di genere), al bio-regionalismo, alla partecipazione attiva e consapevole alla cosa pubblica, è assonante con l’elaborazione filosofico-politica della Destra. Salvini colma così il vuoto venutosi a creare in questo settore politico per il suicidio, culturale prima che partitico, lento e inesorabile, messo in atto dagli ultimi ras d’area che hanno prosperato nel Ventennio berlusconiano. Ciò ha naturalmente facilitato l’ascesa del nuovo Segretario leghista, in quanto non ha avuto avversari degni di questo nome. Salvini ha mostrato, comunque, una perspicace capacità di lettura dei rapporti politico-sociali contemporanei, in una prospettiva non semplicemente nazionale ma continentale, da qui il suo avvicinarsi progressivo alla Le Pen e a Putin.

     Elementi salienti della metamorfosi della Lega Nord in Lega Nazionale sono stati, a giudizio di Rapisarda, l’elezione al parlamento europeo, nel Collegio Centro Italia, di Borghezio, aiutato nella circostanza dall’azione propagandistica messa in atto a suo favore da CasaPound. Borghezio, del resto, non ha mai negato la propria formazione tradizionalista, guénoniana ed evoliana. Altrettanto rilevante per l’evoluzione della Lega è risultata l’attenzione per linguaggio e comunicazione. Il linguaggio del Segretario si è fatto sempre più immediato ed istintivo, al fine di intercettare il disagio amplificato dalla crisi, così come sagace è risultato l’utilizzo dei nuovi media. Una presenza leghista è ravvisabile in magazine digitali quali L’Intellettuale dissidente di Sebastiano Caputo e  Il Talebano di Vincenzo Sofo e Fabrizio Fratus, o nelle elaborazioni teoriche, assai interessanti, di Terra Insubre di Andrea Mascetti. Un ruolo significativo nell’evoluzione teorica del movimento, va sicuramente ascritto ad una serie di convegni di studio e di dibattiti cui hanno preso parte pensatori del valore di Alain de Benoist, critico tra i più acuti dell’attuale involuzione delle liberal-democrazie, o opinionisti quali Massimo Fini e Pietrangelo Buttafuoco.

    Rispetto ad altri movimenti consimili, La Lega ha due tratti di assoluta diversità: è un movimento anti UE che può vantare pregresse esperienze di governo e che amministra la macro regione Lombardia-Veneto con ampio consenso elettorale, quale storica interprete della questione settentrionale. Nonostante quest’eredità politica che, alla lunga, potrebbe risultare penalizzante sul piano nazionale, Salvini ha compreso come sia essenziale superare ogni dogmatica ideologica, per affermarsi e radicarsi nel Mezzogiorno. Affinché ciò accada, crediamo dovrebbe essere parzialmente modificata la posizione leghista in tema di immigrazione. Nel migrante, proprio sulla scorta della lezione di de Benoist e di altri, va colto non soltanto un possibile pericolo per l’identità comunitaria, ma una vittima delle politiche di globalizzazione capitalistica. Il nemico contro cui battersi è da individuarsi nelle logica espropriativa della mercificazione universale di quest’ultima.

   Il libro che abbiamo presentato individua delle potenzialità del movimento leghista. Perché esse si attaulizzino sarà necessario, però, che qualcuno guidi l’incontro del movimento sovranista con il pensiero di Tradizione.

@barbadilloit

Di Giovanni Sessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *