
Le elezioni scozzesi del 7 maggio hanno nuovamente posto al centro la questione dell’indipendenza. Lo Scottish National Party di John Swinney ha ora 58 seggi su 129. Non ha quindi, da solo,, la maggioranza assoluta cui aveva legato la richiesta di un nuovo referendum. Considerando però i 15 eletti dei Verdi, anch’essi indipendentisti, i parlamentari di Holyrood favorevoli alla separazione dal Regno Unito sono 73.
Ma il problema principale è giuridico. Nel 2022 la Corte Suprema britannica ha stabilito che il Parlamento scozzese non possa indire autonomamente un referendum sull’indipendenza, trattandosi di materia riservata a Westminster. Occorrerebbe un nuovo accordo con Londra, come nel 2014, quando gli scozzesi decisero, col 55,3% dei voti, di rimanere nel Regno Unito.
Il governo britannico continua tuttavia a escludere una nuova consultazione, affermando come oggi non vi sia quel consenso che rese possibile il referendum del 2014. Quindi in Scozia c’è la maggioranza parlamentare indipendentista, ma non c’è lo strumento giuridico per trasformarla in una nuova consultazione popolare.
Resta da vedere sino a quando Londra manterrà questa posizione di fronte a una maggioranza di Holyrood, che continua a porre la questione dell’indipendenza.





