
Riccardo Rosati è anglista, francesista, orientalista e museologo, insomma incarna la figura dell’intellettuale politropo che in tutti questi anni di “impegno” ci ha portato a riflettere su molteplici tematiche afferenti ai suoi numerosi campi di studio e ricerca: dai Beni Culturali alla politica (grazie ai circa dodici anni di contributi in una rubrica sui musei e i Beni Culturali tenuta per la storica rivista conservatrice il Borghese) dalle arti visive, ivi compresi il cinema e i fumetti, alla letteratura. Quest’anno è uscito invece per i tipi dell’Editore Progetto Babele, non il suo ennesimo contributo da studioso, bensì la sua prima opera di fantasia, un romanzo breve dal titolo Gaedor. Il destino dietro la locanda (per ordini: redazione@progettobabele.it) che si inserisce nel filone narrativo del Fantasy. Presentazione e Postfazione sono firmate rispettivamente da Stefano Santarelli e Donato Altomare. Al termine del racconto, Rosati ha inserito un “Glossario dei nomi e dei luoghi” per agevolare l’immersione del lettore nella complessa struttura narrativa del libro, nella quale risuonano le parole del mito e di antiche Saghe Nordiche. Chiude il volume, un’appendice, ovvero il racconto Rough/Touch.
Stando a quanto scrive lo stesso Rosati nella sua Introduzione a Gaedor, la genesi del racconto è quanto meno curiosa perché si tratta di una sorta di trasfigurazione letteraria di una avventura “realmente” vissuta da alcuni giovani amici appassionati di giochi di ruolo. Partendo, quindi, da un canovaccio costruito, appunto, per il gioco (nella fattispecie AD&D), di cui l’autore è stato Master, egli affina l’intreccio per dar vita a una storia avvincente che ha come protagonisti quattro avventurieri – l’umano Ryuga (un paladino), il nano Dagalor (un chierico), e i due elfi Mytril (un ranger) e Partalas (un mago-guerriero) – assoldati in una locanda per compiere una missione pressoché impossibile: Gaedor è minacciato dalle forze oscure del semidio Avigell, Signore del Caos, che dall’isola di Iarosh sta, apocalitticamente, pianificando un’invasione di vampiri per distruggere l’Impero. Per scongiurare la minaccia, il gruppo dovrà recarsi a Iarosh, raggiungere il Grande Vulcano e immergere l’Holyalcoln, un antico manufatto dai poteri mistici, nell’acqua benedetta di Tamas. Il finale, che lascia intendere come la storia narrata sia solo il primo capitolo di una serie di romanzi, non ci sogneremmo mai di svelarlo, per non privare il lettore del piacere della scoperta.
Nella sua Presentazione, Stefano Santarelli non manca di far notare i riferimenti culturali di cui l’opera di Rosati è permeata, innanzitutto l’omaggio a colui che è considerato, a buon diritto, il caposcuola del Fantasy, Tolkien, d’altronde lo stesso autore lo menziona apertamente nella sua Introduzione: “A Tolkien devo tutto o quasi di quello che sta qui scritto, da alcuni nomi che ricordano i suoi, alla importanza della geografia e delle lingue” (p. 12).
Ritroviamo infatti i tòpoi tipici del genere: il gruppo di sodali, il tema del viaggio, la lotta tra Bene e Male. A personificare le forze del Bene, sono, con i loro tratti puliti, gli elfi, gli uomini e il coraggio dei nani, mentre i tratti del Maligno sono incarnati dalla bruttezza oscura degli orchi e dall’ambiguità di esseri non morti e non vivi come sono i vampiri.
Laddove invece lo stile narrativo si fa onirico, come non pensare, fa notare Santarelli, alla prosa coinvolgente, intrisa di meraviglia e terrore di H. P. Lovecraft, altro autore amato e studiato da Rosati.
In chiusura, non possiamo non fare un breve cenno all’impaginazione a due colonne del volume, che sulle prime lascia un po’ spiazzati, e che è, senza tema di smentita, debitrice di Urania. Gli appassionati ricorderanno la celebre rivista-libro di fantascienza della Mondadori che nel suo periodo d’oro aveva proprio questa impostazione grafica interna, con in coda al romanzo del titolo, un racconto breve oppure una rubrica d’informazione, o anche fumetti. Rough/Touch, un racconto dall’ambientazione contemporanea, che nulla ha a che vedere con la narrazione di Gaedor, completa il presente volume.
In Rough/Touch l’io narrante è Silvia, che attraverso una lettera-confessione a sua figlia, ormai ventenne, ricorda fatti avvenuti venti anni prima che hanno segnato la sua giovinezza e svela, senza ipocrisie, il suo essere irrimediabilmente sconfitta come madre e, soprattutto, come donna per aver rinunciato all’amore di un uomo che nel frattempo è morto. Un racconto d’amore “molto personale”, dai toni intimistici ed elegiaci, che ricorda, per certi versi, le atmosfere e financo lo stile “pop” del primo Haruki Murakami, quello, per intenderci, di Norwegian Wood (1987, dai noi uscito inizialmente col titolo, Tokyo Blues), romanzo con cui si è imposto all’attenzione del pubblico occidentale. Autore che Rosati ha, peraltro, studiato per via del suo essere yamatologo nella sintetica monografia: Perdendo il Giappone (Armando Editore, 2005). Dunque, verrebbe da dire, tout se tient! Ci auguriamo di avere presto tra le mani il secondo episodio della Saga, e perché no, corredato da un altro coinvolgente racconto dal taglio fortemente intimistico.
Gaedor, il destino dietro la locanda
Autore: Riccardo Rosati
Presentazione: Stefano Santarelli
Postfazione: Donato Altomare
Editore: Progetto Babele
Pagine: 100
Prezzo: euro 8,00







