
Affetto, tenerezza, immagine del cane fedele o del gatto compagno di vita. E’ il modo convenzionale di raccontare gli animali. Il Pet Carpet Film Festival invece sposta lo sguardo. L’animale non è solo ciò che l’uomo possiede, protegge o ama, ma anche lo specchio della nostra civiltà.
La IX edizione, dal 25 al 27 settembre alla Casa del Cinema di Roma si richiama a San Francesco d’Assisi, nell’VIII centenario della morte. Nel francescanesimo l’animale rientra nella fraternità del creato, che mette in discussione la pretesa umana di considerarsi padroni della natura.
È significativo che sul palco, accanto alla direttrice artistica Federica Rinaudo, compaiano fra Antonio D’Errico, missionario francescano, e Francesco, ex senzatetto, col cane Tommaso. La scelta introduce nel festival la dimensione degli emarginati e di chi non ha una voce pubblica, che si incontrano nella relazione con l’animale, ultimo presidio di affetto e dignità.
L’anteprima di Senza di me, cortometraggio della Fnovi sul ruolo dei veterinari, porta alla luce un’altra forma di invisibilità: i professionisti chiamati a custodire una relazione, che la cultura contemporanea considera spesso scontata. Cortometraggi, documentari e animazioni, comprese quelle realizzate dalle scuole, ampliano così il festival verso una pedagogia dello sguardo.
Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco, Croce Rossa, Anas e altri organismi impegnati nel soccorso introducono infine il tema della responsabilità concreta, mentre Madre Terra di Grazia Di Michele trasforma la difesa dell’ambiente in una dichiarazione poetica.
Il gesto conclusivo è il più eloquente; nessun biglietto d’ingresso, ma cibo per animali, destinato a rifugi e associazioni. Il festival che parla di fraternità deve infatti dimostrarla. E, nel nome di Francesco, ricordare che prendersi cura dell’animale significa spesso interrogarsi sull’uomo.





