
Di fronte alla barbarie delle guerre, al genocidio palestinese e alle minacce per la nostra identità e sovranità nazionale, assistiamo ogni giorno a un “teatrino” vacuo davvero irritante.
Si alternano quotidianamente, a rete unificata, europeisti volenterosi, sinistra per Israele, destra sionista, ucraini di complemento, teorici del riarmo, filoamericani, nuovi sovranisti e mercatisti neoliberali che provano a convincerci dei pericoli che corrono la nostra identità e la nostra sovranità.
Tutti insieme si ergono a instancabili paladini del sacro Suolo italico.
Ma l’identità e la sovranità italiana non sono minacciate da Putin o dalle moschee, dai maranza o dai disperati delle nostre periferie ma dai McDonald’s, dalle basi americane, dalle folle logiche dell’Unione Europee, dalla vergognosa sudditanza diffusa verso Usa e Israele, da quelli che “il riarmo italiano è il prezzo da pagare se vogliamo sovranità” e nel frattempo lavorano per l’industria delle armi.
Per essere chiari: dal 1943 l’Italia ha rinunciato a qualsiasi forma di Indipendenza e sovranità nazionale, abdicando al fondamentale ruolo euro mediterraneo che la storia e la geografia le avevano donato.
Ha delegato responsabilità, compiti e doveri ad altre entità, dalla Nato agli Usa fino alla Unione Europea.
Una sudditanza che ha spazzato via ogni anelito di indipendenza economica e politica, “segnali” che non erano mancati in alcune lontane “stagioni” politiche, in forma forse velleitaria ma certamente coraggiosa, attraverso alcune figure come Enrico Mattei e Bettino Craxi ma anche testimoniate da alcuni lungimiranti esperimenti sociali e imprenditoriali come quello di Adriano Olivetti.
Enrico Mattei esplose in volo, Adriano Olivetti rinunciò alle sue ricerche ultra innovative sulle tecnologie del futuro, stritolato dai colossi americani, Bettino Craxi costretto all’esilio e alla triste morte da esule in terra tunisina.
Nel frattempo la lunga scia di sangue delle Stragi di Stato stabilizzarono equilibri e rinsaldarono lo status di Colonia occidentale. E successivamente le tragiche vicende del 92, con l’ombra dei servizi su ogni strage che insanguinò l’Italia, crearono l’illusione di un cambiamento inesistente. Ogni tentativo di “rottura” e novità da allora ai nostri giorni sono naufragati in una grigia palude di conformismo e marginalità.
Intere Nazioni, a iniziare dalla nostra, sono sempre più nelle mani della Industria delle armi, delle Banche e del Fondo Monetario Internazionale che fissa regole alle quali tutti devono conformarsi per continuare a usufruire del credito internazionale.
E per questo molti Paesi non allineati vivono situazioni economiche interne drammatiche che vengono raccontate come conseguenza di regimi illiberali, quando invece sono conseguenze della egemonia liberal capitalista che contemporaneamente finanzia e sostiene presunte rivoluzioni in nome di libertà e diritti, valori dei quali leadercome Trump e Netanyahu sono fulgide testimonianze.
Ancora una volta si tratta di “individuare” il Nemico principale. E di combatterlo irriducibilmente.







