Ho mangiato un boccone alla mensa dei teatri posa di Boulogne-Billancourt con Denys Podalydès, quando lui girava Laissez- Passer di Bertrand Tavernier. Era il 2001, ora lo ritrovo – sessantenne – commissario di polizia in Maigret – L’amore e la morte di Pascal Bonitzer.
Tratto dal romanzo Maigret et les vieillards (1960), il film rinuncia – per via della taglia di Podalydès – a statura e corporatura degli attori che impersonavano il commissario. Ma per i più giovani il dettaglio è ininfluente. C’è poi un’altra caratteristica a render diverso dal consueto questo Maigret: è arrogante.
Quanto alla vicenda, si passa da una storia d’amore – solo narrata – tra fine ‘800 e anni ’50 del ‘900 del romanzo di Simenon a una che si conclude tragicamente nei primi anni 2000, quando Maigret è l’ultimo a Parigi a portare cappotto e cappello.
Se la coppia di eterni innamorati del libro è credibile, lo è meno nel film. Infatti pare tenero, ma insolito che due innamorati dal 1950 , quando presidente della Repubblica è Vincent Auriol, si aspettino l’un l’altro nel 2005, quando presidente della Repubblica è Jacques Chirac.
Gabriel García Márquez ambientava tra ‘800 e ‘900 L’amore al tempo del colera – che tanto deve a Maigret et les vieillards – proprio per l’attendibilità: per il film omonimo (2007), Mike Newell si era adeguato.
Tornando a Maigret, un cadavere con un foro di pallottola in testa e due nel busto, in assenza di effrazione, fa pensare a un assassinato o a un “suicidato”. Pur attento a che la scena del delitto non sia inquinata, Maigret non ordina la prova del guanto di paraffina (o dello “stub”) per il defunto e per la governante convivente, principale sospettata, della quale pur fa prendere le impronte e analizzare gli abiti.
Ma il perno del film è meno l’indagine poliziesca che la critica sociale. Figlio dell’amministratore di una tenuta di aristocratici, Simenon aveva il complesso del piccolo-borghese: se il suo personaggio può intimidire gli aristocratici, né Simenon, né Bonitzer possono sentirsi come loro.
Maigret – L’amore e la morte di Pascal Bonitzer, con Denis Podalydès, Anne Alvaro, Irène Jacob, 80′
Silvio Magnozzi
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