
Si è conclusa domenica, con il discorso del Presidente Giorgia Meloni, la festa di Gioventù Nazionale, Fenix. Oltre 20 mila presenze per cinque giorni di comunità, confronto e approfondimento. Cinque giorni nei quali si sono affrontati temi diversi, ma tutti legati alle grandi trasformazioni del nostro tempo e alle sfide che il futuro ci pone davanti: dal rilancio dell’Europa al nucleare, dalla comunicazione alle sfide poste dall’intelligenza artificiale, fino alla geopolitica e agli scenari internazionali che stanno modificando gli equilibri del mondo che conosciamo.
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della libertà, alla cultura e al diritto di poter esprimere idee diverse, anche quando lontane dai salotti e dai pensieri dominanti. Lo ha testimoniato anche la presenza della libreria libera “Davvero più liberi”, nata dal rifiuto di un modello nel quale autori e testi possano essere sottoposti a non meglio precisate patenti di legittimità o autorevolezza.
Non sono mancati i confronti, affrontati senza paura e con la volontà di ascoltare, perché, come da tradizione di ogni festa di Gioventù Nazionale, si ritiene che un dibattito realmente vivo e fecondo possa nascere soltanto dal confronto con ciò che è diverso da noi.
Ma, oltre ai grandi temi del presente, a Fenix si è parlato soprattutto di noi. Dei nostri valori, delle nostre idee e delle nostre speranze. Dell’amore, ma anche della rabbia, di tanti ragazzi che non vogliono limitarsi a guardare il futuro da spettatori, ma sentono il bisogno di esserne protagonisti.
Tra i momenti più significativi, l’impegno per il popolo libanese, culminato nella consegna di decine di tonnellate di aiuti umanitari. Un legame con la nazione dei cedri che affonda le proprie radici nella storia del movimento e che, ancora oggi, in un periodo segnato da forti difficoltà internazionali e geopolitiche, continua a essere più vivo che mai.
Ci sono stati poi momenti di risate e di festa, ma anche momenti di commozione. Perché dietroBuna manifestazione come Fenix ci sono soprattutto persone, storie, amicizie e legami che, anno dopo anno, diventano qualcosa di più grande del singolo. Dal ricordo di Almerigo Grilz al panel dedicato ai cento anni dalla nascita di Pino Rauti, la memoria è tornata a intrecciarsi con il presente.
In questo senso, particolarmente significativi sono stati i panel intergenerazionali, che ci hanno ricordato come la nostra storia non cominci con noi e non finisca con noi. Prima di questa generazione ce ne sono state altre che hanno scelto di esserci, di militare, di mettersi in gioco e di lasciare qualcosa a chi sarebbe venuto dopo.Generazioni che si sono passate una fiaccola, custodendola e consegnandola a noi viva e ardente. E oggi tocca a noi decidere cosa farne: custodirla, alimentarla e tramandarla a chi verrà dopo di noi.
Fenix è stata anche questo, ritrovarsi. Ritrovare fratelli di avventure e battaglie arrivati da ogni parte d’Italia, condividere momenti, idee e quella dimensione comunitaria che rappresenta il cuore pulsante del movimento e che spesso è difficile spiegare a chi non l’ha mai vissuta.
Una comunità di giovani che scelgono di dedicare parte del proprio tempo a qualcosa che sentono più grande di loro. Non per interesse personale, ma perché credono ancora che valga la pena impegnarsi, partecipare ed esserci. È questo, in fondo, il senso della militanza, Ed è anche la risposta a chi, come ha ricordato il Presidente Roscani, parla di diserzione, immaginando una generazione pronta a disinteressarsi della propria Nazione e a voltarle le spalle.
A Fenix abbiamo visto giovani con la voglia di mettersi in gioco, con qualcosa in cui credere e con il coraggio di sognare. Il coraggio di non sapere esattamente cosa li aspetta. Il coraggio di partire anche quando non è dato sapere dove condurrà il viaggio, ma di voler comunque andare incontro al futuro. Sfidandolo, senza paura.
E forse è proprio questo il significato più vero di Fenix: ricordarci che, anche in un tempo che spesso descrive i giovani come apatici, disinteressati e senza ideali, esiste ancora una generazione che sceglie di esserci, di mettersi in gioco e di non accontentarsi di essere una comparsa della storia. Una generazione erede di una storia che la precede, ma allo stesso tempo impaziente di continuare a scriverne capitoli tutti nuovi.
Questo è stato Fenix. Questi sono i giovani di Gioventù Nazionale.







