
Siamo alle solite, almeno in Spagna, dopo che il governo socialista fece approvare nel 2023 l’irrazionale «Ley Trans» secondo cui la biologia umana e la genetica non esistono, conta soltanto «l’auto-percezione».
Così, come raccontano i quotidiani e le gazzette ispaniche, un uomo di 46 anni, sposato con una donna (ormai giova precisare) e padre di due figli, ha appena «cambiato sesso» per poter accedere all’ambito mestiere di «vigile del fuoco».
Secondo Abc, Un aspirante vigile del fuoco cambia sesso per candidarsi a una posizione riservata alle donne a Vizcaya l’offerta di questo impiego pubblico è stata pubblicata «nel novembre 2025» per coprire 39 posizioni «da vigile del fuoco-autista a Vizcaya» nei Paesi Baschi spagnoli.
Il nostro anonimo 46enne, non essendo riuscito in un primo step a entrare nelle graduatorie maschili, si è recato all’anagrafe del suo comune di residenza, Las Encartaciones, e senza dover affrontare nulla di nulla (né operazioni correttive e neppure un nuovo nome di facciata) ha «cambiato genere» davanti alla legge.
E questo perché, secondo un’altra legge progressista, il concorso prevede «4 posti riservati alle donne» per garantire «l’equilibrio tra i sessi», nei servizi di prevenzione, estinzione degli incendi e soccorso, in tutti i Paesi Baschi.
Ora, il neo-donna o ipoteticamente maschio furbacchione, si troverebbe, dopo alcuni test di ammissione, in cima alla «classifica femminile» per accedere all’agognato e nobilissimo lavoro di pompiere.
El Diario Vasco, Un aspirante vigile del fuoco cambia sesso per candidarsi a una posizione riservata alle donne a Vizcaya parla di una «forte controversia» sulla questione, la quale avrebbe già portato a «proteste» degli ambienti femministi e di sinistra, e ad alcune «denunce amministrative» che accuserebbero di «frode» l’ex maschio, ora donna e presto – salvo stop dell’ultima ora – vigile(lessa) del fuoco.
«Molti oppositori» scrive il giornale auspicano che il tribunale del lavoro «apra un’indagine» prima della definitiva assunzione, la quale porti all’esclusione di «questo candidat*» qualora venisse confermato che ha agito, nel cambio di sesso, «in modo fraudolento».
Ma dimostrare l’ipotetica frode farebbe crollare tutta la cosiddetta «teoria del gender» che si basa proprio su questa premessa non scritta: quello che io affermo di me stesso (sono maschio, sono donna, sono trans, queer, genderfluid etc.) è la «verità assoluta». Nessuno tranne il singolo ha alcuna potestà sulla mia «identità».
E guai a chi, in nome di qualunque «pregiudizio» (scientifico, biologico, psicologico o religioso) volesse imporre la propria visione delle cose – fosse pure del sesso di appartenenza – «dall’esterno». Perché altrimenti, così delirano i pro gender, l’auto-determinazione sarebbe illusoria e si tornerebbe al temutissimo «biologismo ancestrale» (chi ha il pene è maschio, chi no no).
Quindi risulta impossibile, alla luce di questa ideologia progressista – che è stata accettata in toto dalla Ley trans voluta dal socialista Pedro Sanchez – poter smentire l’ex-uomo che ora si è dichiarato donna. Lo avrà fatto per vili fini di carriera? Ma già porsi il quesito è assurdo, se ognuno è libero di decidere a quale «genere» appartenere.
Del tutto insensate e tardive le lagrime sul latte versato delle femministe, di alcuni politici baschi e di altri candidati al concorso, che ora parlano di «condotta fraudolenta» o «concorrenza sleale».
La slealtà è a monte, ma si fa finta di ignorarlo per ideologia e partito preso, non a valle.







Alla Spagna serve più che mai un nuovo Franco..