Dal 1967 Perrone è di nuovo nella natia Bari: addetto stampa di Laterza Editori, casa vicina al Pci. E’ direttore di collana presso le Edizioni Dedalo. La vasta saggistica di Perrone – edita da Dedalo, Sellerio, Rubbettino, Il Mulino, Gamberetti, Castelvecchi, Salerno, Bastogi . segue alcuni filoni: oltre alla storia degli Stati Uniti, fino all‘Obama. Il peso delle promesse (Edizioni Settecolori, 2010), dedica vari titoli alla vita e soprattutto alla morte di Mattei (che lo espongono a minacce): e a quella di Alcide De Gasperi, che – con Palmiro Togliatti e Pio XII – solleva l’Italia dalle rovine. Poiché tutto si tiene, Perrone studia anche i lati in ombra del Regno delle Due Sicilie.
Il giornalista Maurizio Cabona, suo amico di una vita, dice del suo sodalizio con Perrone:
“Tutto comincia con una lettera all’ufficio stampa di Laterza per un libro da recensire. Che ricevo, accompagnato da un altro libro. Ringrazio, quasi commosso – ho 20 anni – chi me li invia: Nico Perrone, appunto. Da quel momento, fine 1971, rimaniamo in contatto.
Oltre mezzo secolo senza interruzione?
“Sì. Dal marzo 1972 io collaboro al Secolo d’Italia. In quel periodo la Laterza pubblica molti testi importanti sul ‘900 italiano: fra gli altri i saggi di John Diggins, Philip Cannistraro, Jens Petersen, Luisa Mangoni…”
Perrone manda…
“… Io recensisco. e lui, poi mi tratta da giornalista importante!”.
Tra 1975 e 1976 escono da Laterza due tascabili che sono due eventi politici.
“Intervista sul fascismo di Renzo De Felice, a cura di Michael A. Ledeen. E Intervista sull’antifascismo di Giorgio Amendola, a cura di Piero Melograni”.
Mi dica di più.
“De Felice condensa le sue tesi sul periodo fascista. Si occupa cioè, in apparenza, solo del passato”.
E Amendola?
“Si occupa del passato alludendo al presente. in linea con la svolta eurocomunista, ai fini di sganciare l’Europa da americani e russi. L’estrema destra fa il contrario”.
Perrone probabilmente concorda con Amendola. E lei?
“In quel momento ho 24/25 anni. Non ho elementi per distinguere le ambizioni dalle velleità. Taccio perché tante cose mi sono ignote o non le capisco”.
E oggi?
“Rimpiango la sovranità limitata di allora”
Perché?
“Perché oggi è limitatissima”.
Con Perrone ne avrà parlato.
“Notando l’operazione mediatica promossa con quei due libri. Nico tace, non la nega. Silenzio eloquente”.
Ovvero?
“Quei due libri, usciti a distanza di un anno, significano una svolta nella lettura del passato per proporre ina lettura diversa del presente di mezzo secolo fa”.
.Dal ’69 Perrone aveva lasciato il Pci per il gruppo del Manifesto. Alla Laterza non saranno stati contenti.
“Visto che lui mi chiama dall’ufficio, mi lascia dire la mia, chiosandola brevemente, così che, chiunque ascoltasse, non ne cogliesse il contesto”.
Con Perrone avrà parlato anche senza orecchie indiscrete.
“Al telefoni di allora raramente si era in due. Comunque, sì, noto con Nico che, con l‘Intervista, De Felice rivaluta solo il fascismo-regime, quello coincidente col Regno d’Italia, di cui la Repubblica Italiana è succedanea”.
Perrone è un comunista. E lei gli parla di fascismo?
“Ma suo padre, nella primavera 1945, aveva cercato di passare le linee in senso contrario a quello che costà la vita a Giaime Pintor. Infatti Perrone senior vuole andare a difendere la valle del Po. Dagli 8 ai 12 anni, intanto, Nico vede gli angloamericani umiliare i baresi.”.
Quindi…
“… Nella quotidianità del mezzo secolo seguente da quando ci siamo conosciuti, Nico reca il senso della prospettiva che io ancora non posso avere. Sa, prima di me, che la politica uccide”.
Oltre che militanti, siete stati due amici al bar?
“Ogni volta che ci siamo incontrati. Sono cresciuto con lui e con Alberto Pasolini Zanelli come tra fratelli maggiori. Pur seguendo cammini diversi, entrambi avrebbero voluto ritrovare la sovranità nazionale. Non è un caso se, nel 1999, con Giulio Andreotti e Sergio Romano, entrambi si sono schierati contro la guerra alla Serbia”.
Ma quella è acqua passata!
“No. La guerra alla Serbia continua. Ora,però, si chiama guerra alla Russia”.