
Ogni guerra porta con sé distruzioni e violenze che coinvolgono anche i civili. Nel secondo conflitto mondiale la condotta dei militari Alleati contro la popolazione italiana fu costante, prolungata almeno fino al 1947 con un corollario di violenze e sopraffazioni continue. Ora, il ricercatore indipendente Massimo Lucioli ha pubblicato per l’editrice Italia Storica, diretta da Andrea Lombardi, un volume, Liberators! sulla “Liberazione tradita”. È un ampio saggio arricchito da un poderoso apparato fotografico sui crimini di guerra e contro l’umanità compiuti dagli Alleati sulla popolazione italiana nel periodo 1943-1947. Una serie di dati, fatti, vicende che mostrano come la narrazione della Seconda guerra mondiale sia stata diffusa dal punto di vista dei vincitori omettendo i crimini compiuti dai militari Alleati. Nessuno vuole sminuire i crimini talvolta commessi dall’Asse ma gli Alleati compirono una serie di crimini non solo in guerra ma anche dopo, negli anni seguenti. A oltre ottanta anni dalla fine del Secondo conflitto mondiale è il caso di far conoscere la storia in maniera oggettiva, sulla base dei fatti realmente accaduti. Le responsabilità di ciò che è stato fatto devono essere riconosciute appieno, senza zone d’ombra. La narrazione del dopoguerra spiegava che con la fine del conflitto tutto tornò alla normalità grazie alla vittoria delle potenze alleate che provvidero a “esportare la democrazia”. Insomma, una realtà pacificata, giusta, restituita alla vita quotidiana. Era una narrazione, come detto, tutta sbilanciata a favore degli Alleati influenzando le generazioni europee sul modo di comprendere la storia del Novecento. Non è un caso che, arrivati come Liberatori, gli eserciti Alleati si comportarono come esercito di occupazione e gli alti gradi dello Stato maggiore Usa raccomandavano ai vertici delle forze armate di non fraternizzare con le popolazioni delle nazioni occupate.
Ma vediamo cosa accadde in quegli anni in Italia. La campagna d’Italia cominciò con l’Operazione Husky, il 10 luglio del 1943, lo sbarco in Sicilia dove i soldati Alleati si comportarono con estrema violenza sulla base degli ordini impartiti dal generale George Patton: fucilazioni di prigionieri, uccisione di civili sospettati di essere fascisti. Era sufficiente vestire abiti neri per essere scambiati per fascisti e uccisi sul posto. Nello sbarco a Gela i soldati Usa catturarono una dozzina di carabinieri e subito li passarono per le armi dopo aver loro derubato gli effetti personali. I ranger Usa entrarono nelle città sparando anche quando la piazza era stata già conquistata, direttamente contro i civili. I crimini di guerra cominciarono quindi già nei primi giorni dello sbarco sulle coste della Sicilia. Uno sbarco facilitato dagli accordi fra i vertici dell’esercito Usa e la cupola della mafia nella persona di Lucky Luciano che indicò per ogni città siciliana un personaggio cui doveva essere conferito potere amministrativo e politico. Così furono gettate le basi per la nuova classe dirigente democratica. Ma le violenze sessuali, le distruzioni infrastrutturali e i bombardamenti continuarono anche quando l’armistizio era stato già firmato. Dallo sbarco in Sicilia in poi si segnalò il Corpo di spedizione francese che incorporava unità maghrebine che si distinsero per le violenze sessuali, gli omicidi di civili e furti di effetti personali. Decine di migliaia furono i casi di stupri e centinaia i civili uccisi. Ma oltre i maghrebini si distinsero in questa condotta anche i militari francesi delle truppe metropolitane.
Il libro di Lucioli si sofferma sui crimini commessi in quell’Italia dove i soldati Alleati effettuarono continue requisizioni, rallentarono la ricostruzione, misero in primo piano i propri interessi trascurando le esigenze primarie della popolazione. I liberatori dettero luogo a una Liberazione solo apparente, frutto di propaganda. Per non parlare del malgoverno e la corruzione dell’Amgot (Allied military government of occupied territories, l’ente che gestiva le zone di occupazione). Tutto ciò si coniugava con la fame, le malattie, la borsa nera, il degrado morale causato dalle truppe di occupazione che incentivarono queste modalità di comportamento. Fra coloro che si distinsero in questi atti di violenza, i contingenti britannici, francesi, canadesi, neozelandesi, indiani, maghrebini, polacchi e greci. Non solo statunitensi, quindi.
La ricerca di Lucioli è impeccabile rimandando soprattutto alla documentazione conservata nell’archivio dell’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito, nell’Archivio centrale dello Stato e nel fondo della Commissione di controllo alleata, relativa ai fatti avvenuti proprio fra il 1943 e 1947. Documentazione che permette agevolmente di definire la vita nell’Italia occupata e le vicende di cui si resero protagonisti gli eserciti degli Alleati.
Massimo Lucioli, Liberators!, Italia Storica ed., pagg. 332, euro 35.






un libro prezioso, da far leggere agli studenti dell’ultimo anno di liceo