
Venerdì 18 settembre David Fray ha affrontato al Teatro Dal Verme di Milano le Variazioni Goldberg, monumento della razionalità bachiana. Trenta variazioni trasformano la ripetizione in metamorfosi. Canoni, danze e fughe costruiscono un universo, dove l’emozione nasce dalla disciplina della forma. Bach mostra che – raggiungendo la perfezione – l’ordine smette di essere geometria, diventando vertigine.
Nello stesso giorno Britten ha rivelato il volto intimo dell’armonia. I Canticles uniscono voce, poesia e strumenti in una scrittura sospesa tra spiritualità e teatro. È un’estetica della concentrazione, nella quale al dramma non occorre urlare per manifestarsi.
Memoria come ferita
A Torino il Trio Rinaldo ha dedicato un programma a Hans Werner Henze (Gütersloh, 1926 – Dresda, 2012), accostandolo ad Aleksander Krein (Nizhny Novgorod, 1883 – Staraya Ruza, 1951), a Toru Takemitsu (Tokyo 1930 – 1996) e a Dmítri Šostakovič (San Pietroburgo, 1906 – Mosca, 1975). La Kammersonate dialoga con le atmosfere sospese di Between Tides e con l’oscura drammaticità del Trio op. 67. L’armonia non cancella la tragedia, la trattiene, la organizza, la rende ascoltabile.
Congedo senza trionfo
Il 19 settembre a Milano e il 20 a Torino, i Bamberger Symphoniker, diretti da Jakub Hrůša, con Lukas Sternath al pianoforte, hanno affidato a Brahms il compito di chiudere MI-TO. La Terza Sinfonia evita ogni celebrazione retorica: il finale non esplode, si spegne. Il Concerto n. 2 amplia invece il dialogo tra solista e orchestra fino a trasformarlo in una forma di reciproco ascolto.
Non un festival “vetrina”
E’ stato un festival immune dalla liturgia dell’evento, dove la musica non è arredamento culturale delle città, ma ancora materia capace di inquietare.







