
Il cambiamento climatico ha infettato la società se l’autunno, un tempo caldo, parte già raffreddato. Il governo che tiene i conti in ordine, toglie una sola tassa. È il bollo di circolazione, vale solo per auto piccole e moto, e però solo per un anno, con l’Italia che non è più additata tra i reprobi spendaccioni.
Tutto va bene, benissimo. Tutti i conflitti sociali, infatti, pur conclamati, sono mirabilmente sopiti ma le bollette acqua, luce e gas hanno un rincaro del 40%, il diesel viaggia verso i 3 euro al litro, i pomodorini ormai si comprano a etto e sugli italiani, allora – purché la realtà resti fuori dalla loro vita – la conclusione è solo una: tutto questo pagare, nelle giornate di saldi per fine attività,evidentemente piace.
In questa chiusura d’estate, infatti, il tema del confronto politico – le prime pagine e le aperture di giornali e tg – sono state le vongole. Quelle sgusciate del ristorante di Lavitola, manco a dirlo.
Nessuno, tantomeno la sinistra cui fanno ribrezzo le garanzie sociali, ha posto la questione del carovita. E figurarsi se lo fa la destra che dallo slogan di berlusconiana memoria – “meno tasse per tutti” – nel segno della rispettabilità europeista plana adesso nel “più bollette per tutti”.
L’autunno non si riscalderà nelle proteste. La maggioranza silenziosa è diventata omertosa, anzi, complice. Nessuno fiata quando il TFR, ovvero il trattamento di fine rapporto dei lavoratori – l’accantonamento negli anni del reddito – a partire dal primo gennaio 2027 subirà una nuova tassazione.
Si sta ricalcolando il costo del consumo di elettricità per ventilatori e aria condizionata, nel trimestre di chiusura dell’anno in corso la tredicesima sfumerà nel contatore e altra distrazione il popolo impoverito non avrà che la brioche in forma di drone.
Finché c’è guerra c’è speranza di restare per i capi di governo delle nazioni coinvolte nel conflitto, in alcuni casi si sorvola anche sulle scadenze elettorali ma la formula vale anche per nascondere la realtà e rintronare di allarmismi l’opinione pubblica. Allarmismi accuratamente costruiti – fateci caso, l’elenco ormai è lungo – sul “probabilmente”.
Parafrasando Marinetti che ne evocava “l’igiene”, oggi può ben dirsi “Guerra, sola distrazione del mondo!”. Ma la realtà che è ben più che un editoriale e – oplà – non entra nell’orizzonte elettorale. E chissà cosa potrà mai entrare nel paniere della spesa. Mezzo chilo di pomodorini e tre etti di giuggiole fanno nove euro e cinquanta. È lo scontrino di una boutique della frutta, di quelle botteghe molto curate ormai diffuse soprattutto nelle città del Nord, dove il prodotto viene selezionato, disposto quasi come una elegante natura morta e venduto a prezzi conseguenti. I pomodorini, per chiarezza, a 10,80 euro al chilo. Quel prezzo non è certo rappresentativo del costo medio dei pomodori in Italia, ma resta il fatto che rapidamente ci siamo abituati a considerare normale che gli ortaggi – orgoglio della proletaria zappa e del letame – diventino beni superflui. E così una pesca vellutata, le ciliegie, un grappolo d’uva entrano nella stessa zona mentale del lusso. In verità il pomodoro, che all’inizio della sua filiera viene raccolto sotto il sole cocente da disgraziati per pochi euro al giorno e venduto al chilo per pochi centesimi all’ingrosso, è solo il principio. Perché il costo della vita si misura sulla somma di spese dalle quali non si prescinde, quelle di prima necessità, che insieme all’alimentazione includono casa, trasporti, energia.
L’autunno non sarà politicamente caldo ma freddo nella sostanza, nelle case di chi, davanti alla bolletta, dovrà abbassare il termostato e dormire con qualche coperta in più. Il gas europeo ha recentemente raggiunto i 75 euro per megawattora, più del doppio rispetto a un anno fa, mentre gli stoccaggi con cui l’Europa si prepara all’inverno sono inferiori a quelli dello scorso settembre. In quattro anni, dall’inizio della guerra in Ucraina e dalla progressiva riduzione della dipendenza energetica dalla Russia, abbiamo cambiato radicalmente fornitori e rotte. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno fornito il 56 per cento del GNL importato dall’Unione, e complessivamente l’UE ha acquistato il 24,4 per cento di GNL in più rispetto all’anno precedente. Eppure lo scenario contiene un paradosso difficile da ignorare, visto che nel 2025 l’Europa ha comunque importato dalla Russia circa 36 miliardi di metri cubi di gas, e la stessa Commissione europea stima in circa 10 miliardi di euro l’anno quanto l’UE continua a spendere per acquistarlo. E ancora nel primo trimestre del 2026 il 17,3 per cento del gas naturale liquefatto importato dall’Unione proveniva dalla Russia. Insomma, il costo della geopolitica, dalla Russia a Hormuz e per vari ed eventuali attraversamenti, arriva in cucina, dritta nel piatto di spaghetti al pomodoro.
La Patria si difende nella bolletta del gas, nel prezzo dell’elettricità, nei costi del panettiere che accende il forno, dell’agricoltore che utilizza carburante e fertilizzanti, dell’impresa che trasporta la merce. E infine ritorna lì, in quel sacchetto con mezzo chilo di pomodorini. È questa la catena di conseguenze che dovrebbe stare al centro della discussione politica, con 5,7 milioni di italiani in condizione di povertà assoluta. Numeri che meriterebbero la mobilitazione delle piazze, e discussioni ostinate su salari, costo dell’abitare, fiscalità, energia, sanità, scuola. E invece, solo e sempre guerra, la distrazione più efficace su tutto. Nel frattempo la vita materiale continua, e la classe operaia non va più in paradiso, ma – dopo opportuno volo su drone, uno del “probabilmente” – direttamente in naftalina.








Tutto vero, condivido
La guerra finira’ perche’ fra un po’ non ci sara’ piu’ trippa per gatti per lo scroccone di Kiev. Non e’ del tutto vero che a destra non si faccia molto per le bollette ma fa quel che puo’ anche se c’e’ da dire che Meloni sta riducendo gli aiuti al fantoccio ucraino ed e’ ancora allineata alla Ue. La sinistra? No comment