
Fine anni ’70. Ho una borsa di studio: parte dell’anno accademico sono a Lipsia, Sassonia-Anhalt; l’altra parte a Berlino Est.
Sul tram di Lipsia, verso il centro, una vecchietta mi chiede: “Che cosa fanno qui tutti questi mongoli?”. E’ bianca come il suo impermeabile, porta la borsa a trapezio. Mi fissa per sentirsi meno sola: sono l’unica europea tra giovani facce asiatiche impenetrabili. Nella Ddr, studenti vietnamiti e mongoli si sprecano, attratti – come me – dalle borse di studio. Che, poi, non parlino tedesco, è un’altra faccenda: conta il provenire da uno dei Paesi satelliti dell’ex-Urss. La vecchia generazione tedesca non capisce. O rifiuta di stare sotto il tallone russo.
Indimenticabile Paolo Chiarini
Sono arrivata in Germania grazie alla sezione culturale del Pci. Devo documentarmi e visionare le pellicole naziste e scrivere la tesi di laurea sulle dive del Terzo Reich (con questo titolo uscirà in libro presso Gremese, 1981).
Il mio relatore di tesi, Paolo Chiarini, si oppone allo stage a Monaco di Baviera. “Lì sono ancora nazisti” – è il veto del figlio di Luigi Chiarini, prima fascista gentiliano, poi negli anni ’60 direttore della Mostra del Cinema di Venezia.
Mi restano la Biblioteca statale di Lipsia (mesi in coda per fotocopiare un libro…) per acta e memoranda di Josef Goebbels, ministro della Propaganda 1933-1945; e l’Archivio statale dei film a Berlino Est, ultima conquista russa nel maggio 1945. I tedeschi sono tecnicamente avanzati: hanno l’Agfacolor, le moviole, proiettori all’avanguardia e un catalogo di pellicole invidiabile.
La Ddr mi dà il visto. Comunistoide, come non pochi giovani nella Roma di allora, nella Ddr capisco che il comunismo degli studenti in corteo per la romana via Cavour (“Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tse Tung”!) non è quello del popolo sofferente.
Dopo la vecchietta smarrita di Lipsia, a Berlino me lo insegnano i furti delle mie saponette occidentali (quelle locali screpolano la pelle) nel bagno della Casa dello studente, in comune come la cucina. Il passaporto lo tengo sotto al cuscino, quando dormo, diffidando della compagna di stanza, venuta da Ulan Bator. Mongola alla lettera.
Rinchiusa per le proiezioni dei film
Ricordo le ali di pollo, ogni giorno, alla mensa e l’orrida Klub-Kola, surrogato sovietico della Coca-Cola. Ricordo la fila per comprare due mele, ricordo che nei bar nessuno parla (girano spie). La Volkspolizei ti ferma per nulla ed è ostile per principio. Ovunque altoparlanti diffondono notizie governative. Gli adorabili archivisti anziani, per farmi vedere film in camicia bruna, devono chiudermi a chiave. Quando devo andare in bagno, alzo la mano, al di là del vetro…
“Longum est narrare”, ma oggi, negli occhi dei miei vicini anziani a Roma, rivivo – mutatis mutandis – lo smarrimento della vecchietta di Lipsia. A sinistra, intanto, ci si chiede perché nella Sassonia-Anhalt, Land di Lipsia, l’ AfD vinca le elezioni.






