
L’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretta da Stanislav Kochanovsky, affronta insieme a Nikolai Lugansky l’integrale dei quattro Concerti per pianoforte e orchestra, affiancati dalla Rapsodia su un tema di Paganini, dalla Seconda Sinfonia e dai poemi sinfonici La roccia e L’isola dei morti.
L’integrale permette di seguire l’evoluzione di una scrittura pianistica, che raggiunge il virtuosismo senza mai ridursi a esibizione atletica. Il Primo Concerto ha ancora l’impeto giovanile; il Secondo spalanca uno dei paesaggi emotivi più celebri del repertorio, dove cantabilità e tensione drammatica si fondono in un unico respiro. Il Terzo porta il virtuosismo a una dimensione quasi titanica, imponendo al solista una lotta continua con l’orchestra. Il Quarto, più enigmatico e moderno, mostra invece un Rachmaninov capace di frantumare le proprie certezze e di guardare oltre il romanticismo.
Morte di Paganini, ombra di Böcklin
Il 24 settembre la Rapsodia su un tema di Paganini introduce un Rachmaninov più ironico e sofisticato, che trasforma un tema celeberrimo in una successione di variazioni, metamorfosi e omaggi alla tradizione. Accanto al Quarto Concerto compare L’isola dei morti, pagina scura e visionaria ispirata al celebre dipinto dello svizzero Arnold Böcklin ( Basilea, 1827 – San Domenico di Fiesole, 1901): qui il suono diventa immagine, il ritmo si fa remare funebre, l’orchestra attraversa una frontiera fra vita e morte.







