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Home Cultura

Rachmaninov, il pianoforte come destino. Un’anima russa con passaporto americano alla conquista di Roma

Stanislav Kochanovsky direttore e Nikolai Lugansky solista. Sala Santa Cecilia, Auditorium Parco della Musica. Appuntamenti il 21, 24 e 27 settembre

di Lucio Ruffa
15 Settembre 2026
in Cultura, Musica
0
Rachmaninov

L’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretta da Stanislav Kochanovsky, affronta insieme a Nikolai Lugansky l’integrale dei quattro Concerti per pianoforte e orchestra, affiancati dalla Rapsodia su un tema di Paganini, dalla Seconda Sinfonia e dai poemi sinfonici La roccia e L’isola dei morti.

Sergej Rachmaninov (Velikij Novgorod, 1873 – Beverly Hills, 1943) appartiene a una modernità che la modernità ufficiale guarda con sospetto. Mentre il ‘900 musicale procede verso l’astrazione, la dissonanza e la dissoluzione della tonalità, lui difende la melodia, il pathos, il lirismo. Ma non è un nostalgico. La sua musica trasforma la tradizione romantica in materia febbrile, inquieta, spesso monumentale. Il pianoforte diviene corpo, memoria, confessione.
Quattro concerti, altrettanti volti

L’integrale permette di seguire l’evoluzione di una scrittura pianistica, che raggiunge il virtuosismo senza mai ridursi a esibizione atletica. Il Primo Concerto ha ancora l’impeto giovanile; il Secondo spalanca uno dei paesaggi emotivi più celebri del repertorio, dove cantabilità e tensione drammatica si fondono in un unico respiro. Il Terzo porta il virtuosismo a una dimensione quasi titanica, imponendo al solista una lotta continua con l’orchestra. Il Quarto, più enigmatico e moderno, mostra invece un Rachmaninov capace di frantumare le proprie certezze e di guardare oltre il romanticismo.
Al pianoforte Nikolai Lugansky affronta questa architettura sonora con una familiarità che evita sentimentalismo e retorica. La sfida è restituire a Rachmaninov la sua smisurata cantabilità, senza trasformarla in zucchero musicale: il fraseggio deve respirare, il virtuosismo deve diventare espressione, la potenza deve conservare una segreta disciplina.

Morte di Paganini, ombra di Böcklin

Il 24 settembre la Rapsodia su un tema di Paganini introduce un Rachmaninov più ironico e sofisticato, che trasforma un tema celeberrimo in una successione di variazioni, metamorfosi e omaggi alla tradizione. Accanto al Quarto Concerto compare L’isola dei morti, pagina scura e visionaria ispirata al celebre dipinto dello svizzero  Arnold Böcklin ( Basilea, 1827 – San Domenico di Fiesole, 1901): qui il suono diventa immagine, il ritmo si fa remare funebre, l’orchestra attraversa una frontiera fra vita e morte.
Il percorso si compie con il Terzo Concerto e la Seconda Sinfonia, il 27 settembre. È il volto più ampio di Rachmaninov: orchestra e pianoforte non combattono, sono una cattedrale emotiva nella quale nostalgia, natura, inquietudine e slancio spirituale convivono.
Rachmaninov mostra che la tonalità può essere vertigine, che la melodia ha una forza intellettuale e che il sentimento, quando è sorretto da una grande architettura formale, non è un cedimento, ma una forma superiore di conoscenza.
A Roma il pianoforte tornerà così ciò che Rachmaninov gli chiede di essere: non uno strumento, ma una voce umana smisurata.
Lucio Ruffa

Lucio Ruffa

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Tags: lucio ruffaNikolai LuganskyRachmaninovStanislav Kochanovsky

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