
È uno dei casi criminali che da 30 anni tiene gli statunitensi col fiato sospeso. C’è sangue, sesso, droga, un sacco di dollari e altrettante star. 7 settembre 1996, Las Vegas, Nevada. A un semaforo rosso si ferma la limousine col rapper Tupac Shakur. Si ferma un’altra auto, altrettanto imponente, i cui finestrini si abbassano. Una raffica di 14 colpi e l’artista si accascia. Portato subito all’ospedale, non sopravvive.
L’eco mediatica è enorme La vittima non è una persona qualsiasi, né lo è il suo ambiente. I giornalisti si scatenano. Il suo assassino senza volto ora ha un nome, Duane Davis, e ha appena confessato i fatti. Incarcerato e malato di cancro in stadio avanzato, questo spacciatore che viveva all’ombra delle star, al tempo stesso factotum e sicario, alla fine non se ne curava più di tanto.
La musica non intenerisce
Ma non è questo il punto essenziale, sapendo che i sicari sono, per natura, intercambiabili; ricollochiamo i fatti nel loro contesto. All’epoca infuria la guerra del rap tra i clan della costa occidentale e di quella orientale. Da una parte, l’etichetta Death Row Records (il corridoio della morte verso la sedia elettrica, così si crea l’atmosfera); dall’altra, la Bad Boy (ragazzaccio) Records. L’essere tutti neri, rapper e provenienti dai ghetti potrebbe avvicinarli. Invece si insultano a vicenda attraverso le canzoni. A complicare le cose, c’è un’altra faida che fa scalpore a Los Angeles: l’antico scontro tra altre bande rivali, i Bloods e i Crips, che si odiano senza un perché. Gli uni si mettono al servizio dei muscolosi della Death Row Records; gli altri a quello della Bad Boy Records.
Ciliegina sulla torta, molti poliziotti garantiscono la sicurezza di entrambe le etichette. Non in modo convincente, dato che The Notorious B.I.G., rapper rivale di Tupac Shakur, sebbene un ex amico, è assassinato nelle stesse circostanze, quasi un anno dopo, il 9 marzo 1997. È bello come un romanzo noir di James Ellroy, vero entomologo di questo fango urbano, che lo disgusta tanto quanto lo affascina, lui, lo scrittore che si descrive volentieri come “reazionario” e “conservatore”.
A proposito di rap: nel 2025 Flammarion pubblica L’Empire di Paul Deutschmann (caporedattore del sito Africa Intelligence), Simon Piel (giornalista di Le Monde) e Célia Lebur (autrice di Mafia Afrique), 350 pagine sulla criminalità organizzata francese e sull’industria discografica francese.
Tra Parigi e Marsiglia
Con qualche anno di ritardo, l’accaduto oltreoceano si ripete in Francia. Là i rocker? Qui gli yéyé. Là la guerra fratricida e sanguinosa tra rapper della costa orientale e occidentale; qui la rivalità calcistica tra Olympique Marseille e Paris Saint Germain, qui Nique ta mère e là Invasion arrivée de Mars [Invasione arrivata da Marte: Mars però, in questo caso, sta per Marsiglia – NdT], i due gruppi più importanti del ‘900, uno parigino, l’altro chiuso nella Canebière [arteria di Marsiglia – NdT]. E’ la guerra dei bottoni tra streetwear e cappellini Ricard. E’ ancora il ‘900.
Perché oggi siamo ben lontani da Louis Pergaud [sua La guerra dei bottoni – NdR]. Se dobbiamo credere a un articolo di France Info, pubblicato il 1° agosto, la DZ Mafia estorce denaro agli artisti marsigliesi e fa di peggio che prendere a calci nel sedere con le scarpe da ginnastica: tira fuori le pistole solo per salutare. Da qui la recrudescenza di violenza contro celebrità di Marsiglia e dintorni. “Vittima di un tentativo di estorsione, il rapper Sch è sfuggito a una sparatoria. ‘Una o più persone ora ce l’hanno con me perché non pago. A Marsiglia, se non sei rappresentato o gestito da malavitosi, vogliono farti pagare qualcosa che non devi. Oggi è stato l’ultimo avviso'”. Le parole riportate da Le Monde sono del rapper marsigliese Sch, interrogato dalla polizia il 26 agosto 2024.
Il pizzo o la vita!
Ma c’è di peggio: il rapper Jul il 29 luglio scorso, intervistato da Le Parisien, accetta di parlare dei rapporti con la DZ (termine derivante da Dzair: Algeria in lingua araba) Mafia. Conclude il quotidiano: “Unico legame tra la DZ e Jul è Marsiglia. E poiché la DZ crede che le spetti il pizzo su ciò che frutta denaro nella sua zona, ha iniziato a estorcere denaro a Jul come ha fatto con altri rapper“.
Ci sono voluti 30 anni perché l’assassino di Tupac Shakur fosse identificato. Quanti ce ne vorranno perché ai suoi discendenti francesi venga finalmente impedito di fare del male? Parecchi. Nel frattempo, se cantanti e ricattatori smettessero di cantare, sarebbe un sollievo, soprattutto in questo periodo di rientro dalle vacanze.
Da www.bvoltaire.fr








Ma perchè 70 anni fa, e pure meno, i cantanti erano persone normali ed oggi i rapper sono delinquenti tra delinquenti? La colpa è del dr. Spock o del buonismo liberal, del giustificazionismo woke, delle narcodipendenze o degli eccessi trasgressivi?