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Re-Visioni. Rocky Joe 2 il pugile ribelle che diventa un modello per la gioventù giapponese

Il suggestivo personaggio del giovane boxeur è uno dei più amati in terra nipponica, ed è considerato a buon ragione una delle pietre miliari della storia della animazione

di Riccardo Rosati
11 Settembre 2026
in Cinema, Cultura
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Rocky Joe 2

La lotta per sconfiggere le proprie paure è il combattimento più difficile della vita di ogni essere umano, e Rocky Joe (Yabuki Jō) lo sta imparando a proprie spese: è trascorso quasi un anno dalla scomparsa di Eddy Morgan (Rikīshi Tōru), suo migliore amico e storico rivale, ma ancora non sa rassegnarsi alla idea di avergli inferto il colpo fatale nell’incontro vinto dallo stesso Morgan. Lo troviamo così a vagare senza meta per Tōkyō, quando si convince che è ora di riprendere ad allenarsi e tornare a fare il pugile. Rocky vince facilmente i primi incontri, sostenuto da Zio Frank (Tange Danpei, il suo allenatore) e dalla bella promoter Alex Shiraki (Shiraki Yōko), ostacolando così gli interessi della Lega Asiatica che cerca di trovargli avversari sempre più temibili. I manager del pugilato vogliono smorzare sul nascere il nuovo talento, ma Rocky è un vero campione  e l’incontro col venezuelano Carlos Rivera potrà dimostrarlo.

Da oggi si comincia a lottare!

Rocky Joe 2 (“Ashita no Jō”, letteralmente “Joe del domani”) è una serie tratta da un manga pubblicato dalla Kōdansha dal 1968 al 1973, scritto da Asao (o Asaki) Takamori (1936 – 1987).

Il suggestivo personaggio del giovane boxeur è uno dei più amati in terra nipponica, ed è considerato a buon ragione una delle pietre miliari della storia della animazione, appassionando sia bambini che adulti. La storia di Joe è riconducibile al genere sportivo chiamato Spokon, che ha come autentica icona un altro capolavoro sempre di Kajiwara: Tommy la stella dei Giants (巨人の星, “Kyojin no Hoshi”, 1966 – 1971, 19 voll.). In questa tipologia narrativa, il protagonista incarna sovente tutte le speranze degli uomini, i quali non sempre trovano la forza di ricominciare, e di riaffrontare la vita, dopo una cocente delusione. Ragion per cui, personaggi come Rocky rivestono persino una valenza pedagogica nel pubblico degli adolescenti. 

Tutto cuore

Come non notare, parimenti avviene anche in altre opere dello stesso autore, la costante rappresentazione nel cielo dello Hinomaru: il Sole rosso che è anche il simbolo del Giappone. Difatti, sebbene la figura di Joe venga generalmente considerata in questo Paese come un ribelle senza regole, il fatto che nei momenti di difficoltà anche Rocky veda nel cielo una raffigurazione della bandiera giapponese, fa sì che egli venga comunque giudicato quale un esempio da imitare, poiché in possesso di caratteristiche in cui il popolo del Sol Levante si riconosce ancora, la capacità di fare enormi sacrifici e di soffrire con dignità. 

Rocky Joe non è un atleta dotato di grande tecnica né di prestanza fisica, ma ha un cuore grande come una casa, una volontà che fa paura ed è un uomo buono e simpatico; mentre gli avversari son quasi sempre mostrati come persone fredde e distaccate. A tal proposito, dovremmo evidenziare come i suoi sfidanti incarnino la visione, a dire il vero spesso molto stereotipata, che i giapponesi hanno di alcuni Popoli, in particolare della Corea del Sud e del Sud America più in generale, palesando nuovamente la grave mancanza di un senso di alterità dei nipponici. 

Lo sport non è un gioco   

Joe è un orfano disadattato e per avere un domani (l’“ashita” del titolo originale), è necessario conquistarselo a prezzo di grandi patimenti. Ma lui non riesce a integrarsi nella società civile, è una sorta di “buon selvaggio”. Non ha pazienza né costanza, non tollera soprusi o angherie; gli sembra un crimine la disoccupazione, non riesce a sottostare alle regole. In tal modo egli si afferma come elemento di critica della sua società. 

Oggi, la vita è squallida e misera, ed è per il futuro che è necessario lottare, ma quando arriverà, questo domani, sarà davvero migliore in una cultura in cui regna solo il Capitale, al posto dell’individuo? Tale è la domanda di fondo che pone l’opera, offrendoci la cruda bellezza umana delle zone povere di Tōkyō, ove la gente è ancora disposta a darti tutto quello che ha se ne hai davvero bisogno, arrivando persino a toglierlo a se stessa. La scelta radicale di Joe è quella di percorrere l’unica strada che conosce e che lo rende libero, quella di combattere come può per un mondo migliore, anche se dovesse costargli la vita.

Perché abbiamo amato quel Giappone

Come detto, in questa serie è la periferia la grande comprimaria: la palestra di Joe è situata in una zona che nel Dopoguerra, ai tempi del miracolo economico giapponese, era disagiata e piena di delinquenza organizzata. Rocky Joe stesso è in fondo una specie di rōnin (浪人, “uomo-onda”, un samurai vagabondo senza padrone) in chiave moderna, con la sola eccezione che non combatte per soldi, ma solo per appagare il fuoco che gli brucia dentro. È un personaggio che non ti dà tregua, le sue vicende ti catturano e gli episodi scorrono con grande armonia, senza mai neanche lontanamente stancare lo spettatore.

Trattasi di uno dei pochi anime, dopo il capolavoro assoluto Maison Ikkoku (めぞん一刻, 1980 – 1987, 15 voll.) di Rumiko Takahashi, non solo a esibire con insistenza i vari protagonisti che si muovono nel tessuto cittadino, ma anche a proporre una vera riflessione sulla metropoli nel Sol Levante, poiché quello narrato è un Giappone che soffre, mostrato nei bassifondi e nel malessere del suo sottoproletariato urbano. Questa è, in fondo, la precipua caratteristica degli anime sportivi di un tempo, ed è anche il motivo che ci ha spinto da ragazzini a pensare che “quel” Giappone, benché vinto e sottomesso all’Occidente, avesse proprio a noi occidentali parecchie cose da insegnare, tra tutte, il senso del dovere, del sacrificio e della fratellanza.

Fa, inoltre, piacere notare come malgrado sia uno Spokon (Cfr. Riccardo Rosati, ‘Tommy e Rocky Joe. Il valore della dedizione e del sacrificio nella cultura giapponese moderna’, Manga Academica, 10, 2017, 269-284) di parecchi anni fa, in questa serie sia assente la solita retorica nazionale, privilegiando la messa in evidenza dei rapporti interpersonali e del senso di far parte di un tessuto sociale coeso. 

Una serie unica

Concludendo, il superamento del cameratismo tipico dei cartoni sullo sport degli anni ’60 e ‘70 fa sì che in Rocky Joe 2 trionfi l’amicizia e il rispetto tra gli individui, che va oltre le divisioni economiche e di classe: la cosa che conta è il valore intrinseco di ciascuno. Ecco perché adesso sarebbe impossibile concepire qualcosa di simile. In un contesto storico in cui, dannatamente e inconsciamente, si sublima il pensiero dello scrittore di Letteratura Buddhistica Yoshida Kenkō (1283 ca. – 1350), autore del celebre Tsurezuregusa (“Momenti d’ozio”, 1330 – 1332): “Il mondo è pieno di bugie”, conforta che una opera come quella di Ikki Kajiwara ci rammenti che neanche troppo tempo fa c’erano ancora persone che dicevano quello che pensavano e facevano quello che volevano, e amavano riconoscersi non in veline senza cervello o in viscidi uomini/donne di Potere, ma in personaggi come Rocky Joe; gente autentica insomma!

Formalmente c’è ben poco da dire, la regia è eccellente, con una ottima fluidità della animazione nei combattimenti, in poche parole, è vero cinema.


Rocky Joe 2, Genere: animazione/sportivo, Nazione: Giappone, Anno produzione: 1980 – 1981, Durata: 575’, Regia: Osamu Dezaki, Sceneggiatura: Yoshimi Shinozaki, Haruya Yamazaki, Atsushi Yamatoya, Hideo Takayashiki. Tratto dal fumetto originale di Asao Takamori (con lo pseudonimo di Ikki Kajiwara) e Tetsuya Chiba, Produzione: TMS ENTERTAINMENT LTD, Distribuzione: Yamato Video, Musiche: Ichirō Araki, Character design: Akio Sugino

Riccardo Rosati

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Tags: animegiapponepugilatoriccardo rosatirocky Joe 2

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