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Pinocchio svelato, una raccolta di saggi dedicati al capolavoro di Collodi

Il testo raccoglie, con il patrocinio della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella e di Naxoslegge, saggi in tema di quattro eminenti studiosi, Gianfranco de Turris, Grazia Marchianò, Emilio Servadio, Elémire Zolla, preceduti da brevi introduzioni contestualizzanti

di Giovanni Sessa
8 Settembre 2026
in Cultura, Libri
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Benigni-Geppetto con Pinocchio nel film di Matteo Garrone

Carlo Collodi, al secolo Carlo Lorenzini (1826-1890), ha scritto un’opera tra le più lette e apprezzate, presto tradotta in moltissime lingue. Ci riferiamo a, Le avventure di Pinocchio. Il libro uscì dapprima a puntate sul «Giornale per i bambini» diretto da Guido Biagi a muovere dal 7 luglio 1881, per poi essere raccolto in volume. Al pari dei racconti contenuti nel deamicisiano, Cuore, ha contributo a formare l’immaginario degli italiani nel periodo post-risorgimentale. Prezzolini ha sostento che, Le avventure di Pinocchio sono il più grande capolavoro della letteratura del nostro paese. In occasione dei duecento anni della nascita del suo autore, è comparso nelle librerie, per i tipi dell’editore Bietti, l’agile volume, Pinocchio svelato. Il testo raccoglie, con il patrocinio della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella e di Naxoslegge, saggi in tema di quattro eminenti studiosi, Gianfranco de Turris, Grazia Marchianò, Emilio Servadio, Elémire Zolla, preceduti da brevi introduzioni contestualizzanti. Alla termine del volume compaiono, inoltre, le bellissime illustrazioni collodiane realizzate dall’incisore e pittore Sigfrido Bartolini. La prefazione è del curatore, Andrea Scarabelli. I nomi e le storie intellettuali degli autori di Pinocchio svelato chiariscono, di per sé, che i loro contributi mettono in atto un’esegesi simbolico-realizzativa delle avventure del brattino di legno.

Pinocchio svelato, Bietti editore

Tali avventure, nel corso del tempo, sono state interpretate in termini psicanalitici, biblico-teologici, ermetico-simbolici. Collodi, probabilmente vicino alla Massoneria, ha utilizzato per la stesura delle Avventure, l’intero humus della cultura europea, rielaborando in modalità originale. Sostanzialmente, si tratta della delineazione di un percorso esistenziale anagogico che condurrà il burattino inerte e passivo, la “pietra grezza”, a trasformasi, dopo aver attraversato svariate prove, in uomo, in “pietra levigata”. Come in Dante, tale trasformazione implica il confronto con l’archetipo  femminile (Beatrice-Fata turchina). La guida dantesca nella Commedia, è ben noto, fu Virgilio, mentre la guida di Pinocchio nel libro di Collodi è rappresentata dal Grillo parlante. Lo rilevano, nel volume, Zolla e lo psicanalista ed esoterista Servadio. Scarabelli scrive che la peculiarità del burattino è data, fin dall’incipit del racconto, dall’ambizione: «di divenire un bambino in carne ed ossa […] È sostanza inerte chiamata ad essere qualcosa di più» (p. 18). All’inizio, Pinocchio condivide la condizione delle marionette di Mangiafuoco, privo di reale personalità e soggetto agli automatismi psico-fisici. Il suo agire risulta inconsapevole, disperso tra le cose del mondo: «Una “macchina” (Gurdjieff), simbolo di una vita sonnambolica e passiva», prosegue il prefatore (p. 19).

Per questo, il burattino di legno finisce, seguendo Lucignolo, nel Paese dei Balocchi dove subisce una trasformazione katagogica, divenendo un ciuchino. Questa è solo una delle tante “prove” affrontate da Pinocchio. Tra le altre, vanno ricordate la truffa del Gatto e la Volpe, il duplice arresto, la malattia e l’impiccagione, testimonianze di un’evidente frattura tra il burattino e l’ordine costituito. Il processo realizzativo di Pinocchio, quindi, è scandito in stazioni: si tratta, infatti, di un iter strutturato sub specie interioritatis, dal quale è possibile evincere uno specifico riferimento simbolico-numerologico (Marchianò). Gli scenari del narrato sono luoghi nei quali: «Tutto ritorna, tutto muta, si espande, si contrae, con l’eroe che si allontana e si avvicina, come l’ellisse di un pianeta attorno al sole» (p. 20). Ciò che distingue nettamente, in tale contesto, il protagonista dalle marionette di Mangiafuoco è da ravvisarsi nella sua propensione al sacrificio, che lo porta a offrire la propria vita al fine di sottrarre Arlecchino a morte certa. È tale atto eroico-erotico a salvarlo, a consentirgli il risveglio. Centrale, in tale processo, risulta la scelta. Essa è presente virtualmente, quale scelta tra possibili, in ognuno di noi. Pinocchio è pinolo: «il seme della pigna “colmo di potenzialità che si svilupperanno un domani”» rileva a riguardo Gianfranco de Turris (p. 43). Pertanto, a parere di chi scrive, Pinocchio svelato rivela che Collodi è stato latore, alla fine del secolo XIX e in piena età positivistica, di una filosofia del possibile centrata sul primato della dynamis, della libertà-potenza. Il possibile rappresenta, infatti, il presupposto teorico imprescindibile di qualsivoglia processo iniziatico.

Nel romanzo, il tramite della scelta è simbolizzato dalla figura di Geppetto, individuato come padre da Pinocchio stesso. L’anziano artigiano concede al burattino il proprio destino. Per tale ragione, il falegname sarà, alla fine del narrato, salvato dal “figlio” che, come Enea con Anchise, uscito dal ventre dal Pescecane, lo terrà saldamente sulle proprie spalle. Tutto ciò non si sarebbe realizzato senza il confronto con l’eterno femminino. Il primo incontro con tale archetipo avviene ne, Le avventure, nel momento in cui Pinocchio sta per essere impiccato, sta per confrontarsi con la morte iniziatica e vede in lontananza una luce soffusa provenire dalla casina della bambina turchina. Tale flebile luminosità è indicatrice di un femminino agonizzante, ma tale archetipo riappare successivamente nel suo pieno lucore. Come il protagonista, anche la Fata, muore per risorgere. Si tratta, nota Zolla, di una femminilità eterna, depurata degli elementi temporali: essa vive nella “pigna” dei possibili. Il femminile è il daimon che induce il burattino alla scelta conveniente e giusta in: «un percorso evolutivo interiore» (p. 29), che gli permette di trasformare la morte in effettiva realizzazione. Così, Pinocchio, una mattina davanti allo specchio, si scopre ragazzo e non più burattino di legno.

Pinocchio svelato non è, sic et simpliciter, degna celebrazione dell’anniversario collodiano, ma volume che parla a quanti, nel nostro tempo, si ostinino a “pensare dalla fine” nell’età dell’esautorazione del pensiero, indicando una via altra-non altra rispetto a quella segnata dalle filosofie della necessità logo-centriche.

AA.VV., Pinocchio svelato, prefazione di Andrea Scarabelli, Bietti-Amazon, pp. 129, euro 6,99.

Giovanni Sessa

Giovanni Sessa

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Tags: biettiGiovanni SessaPinocchio svelato

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