
Quando, nel settembre del 2022, venne sabotato il North Stream 2, le autorità europee, quasi all’unisono, puntarono il dito contro la Russia, incolpandola di quanto accaduto. La grande stampa prese per buona questa indicazione e si gettò alla ricerca di fantomatiche piste putiniane. Eppure, c’era più di un elemento che avrebbe dovuto quantomeno suscitare dei dubbi. La struttura colpita serviva a trasportare il gas dalla Russia alla Germania ed era di proprietà di Gazprom al 51%.
Il machiavellico Putin, nella sua ansia di distruzione senza limiti, avrebbe ordinato dunque di mettere fuori uso un gasdotto che serviva alle esportazioni di energia del suo Paese ed era posseduto in maggioranza da un’azienda dello Stato di cui era al vertice? L’illogicità di questa ipotesi non servì a fermare la grancassa mediatica: l’Orso dell’Est aveva dato un’ulteriore prova, in Europa, della sua feroce aggressività. Finché saltarono fuori con evidenza le prove che i sabotatori erano ovviamente ucraini, più o meno favoriti da qualche Servizio occidentale.
Ecco, il frastornante allarme che oggi si leva nei confronti della “guerra ibrida”, che Mosca starebbe conducendo contro l’Europa, si inserisce nel solco della vicenda del North Stream 2. La Federazione Russa viene accusata un po’ di tutto: hacker che spostano milioni di voti condizionando le elezioni politiche, droni che sconfinano nel territorio della Ue, non per mancanza di precisione nel lancio ma per saggiare le difese continentali (non fa niente che poi si scopra che spesso sono ordigni ucraini), sabotaggi informatici di infrastrutture essenziali, mercenari assoldati fra la criminalità locale, pronti a qualsiasi nefandezza per minare la stabilità delle democrazie continentali . Il tutto, ovviamente, senza portare uno straccio di prova né che vi siano evidenze dei fatti denunciati. Uno in prima linea nello strillare contro queste minacce, per restare a casa nostra, è Guido Crosetto, che più volte ha parlato di decine, se non centinaia, di attacchi ibridi effettuati contro l’Italia. Dove, quando, con quali danni riscontrabili? Al ministro della Difesa non è sembrato utile specificare, bisogna credergli sulla parola, tanto Putin è cattivo e da lui bisogna aspettarsi ogni nequizia.
Dopo il ritrovamento in un aeroporto di Lipsia di un drone armato con esplosivo nei pressi di un aereo da trasporto ucraino (a terra e non in volo pronto a colpire…) l’isteria antirussa dei vertici dell’Unione Europa è arrivata al diapason. Si proclama il dovere di reagire alla guerra scatenata da Mosca, ovviamente viene predisposto il millesimo pacchetto di sanzioni e si parla seriamente di piani per contrastare una più o meno imminente invasione russa. La grande stampa, confermando la totale mancanza di indipendenza e di spirito critico rispetto alle direttive dell’occidentalismo antirusso, soffia su fuoco e alimenta l’allarme. L’apertura di Repubblica di qualche giorno fa era “La guerra della Russia contro l’Europa”. Chissà se a qualche redattore, nel mettere in pagina il pezzo, è scappato almeno un po’ da ridere…
La realtà effettiva delle cose è all’opposto: è l’Europa che sta conducendo una guerra contro la Russia e lo fa non con gli smanettoni sui social, ma con le armi distruttive date all’Ucraina che uccidono ogni giorno i militari al fronte e i civili in territorio russo. Si calcola che, finora, la Ue abbia stanziato 88, 7 miliardi di aiuti militari per Kiev. Da notare che, prima dello scoppio della guerra, l’Unione Europea non aveva alcun tipo di alleanza militare con l’Ucraina e quindi le armi inviate non sono un gesto dovuto, ma una consapevole scelta di colpire Mosca. Sono armi con le quali il buon Zelensky non si perita di minacciare, neanche tanto indirettamente, di abbattere aerei civili di qualsiasi nazionalità che sorvolino il territorio russo. Come ha fatto con la sua richiesta all’ “Organizzazione internazionale dell’aviazione civile” di chiudere ai voli i cieli della Federazione.
A proposito di condizionamento delle elezioni in Europa, sono state le fortissime pressioni della Ue a provocare l’annullamento del primo turno, nel dicembre 2024, delle presidenziali in Romania, nelle quali aveva prevalso un candidato non ostile a Mosca. Finché poi, dopo l’estromissione del vincitore, si è riusciti, anche in seguito a intromissioni e ricatti di ogni tipo, a eleggere un politico europeista. Questo è il concetto di elezioni giuste e regolari della Ue che però, ogniqualvolta si vota, su di essa, viene schifata dai popoli europei. L’ultimo caso è l’Islanda, ma la colpa, ovviamente è anche in questo caso dei social manipolati dai russi… Che poi, ci piacerebbe conoscere almeno una persona che abbia orientato il suo voto, in qualsiasi tipo di elezione, perché condizionato da quanto ha letto su Tik Tok, ad opera di hacker russi poi.
La Russia, all’opposto di quanto strilla la stampa occidentale, sta manifestando una grande pazienza rispetto agli atti ostili dell’Europa. Vorremmo vedere la reazione, per esempio, di una Gran Bretagna, se le sue navi fossero abbordate e sequestrate da militari di un altro Paese, come è più volte successo a quelle russe sulla base di sanzioni stabilite unilateralmente dall’Ue, senza alcun rispetto del diritto internazionale.
La corda, si sa, a tirarla troppo, prima o poi si può spezzare e non sappiamo se i grigi e ridicoli maramaldi dell’Unione Europa abbiano contezza che la Russia è una potenza militare, con l’arsenale atomico più grande del mondo. E’ proprio convinta Ursula von der Leyen di farle paura con i suoi soldatini di latta che dovrebbero sacrificare la propria vita in nome dei grandi valori europeisti come il Patto di Stabilità e Crescita?





