
Jean-Paul Rappeneau ci ha lasciati lo scorso 1° settembre a 94 anni, età splendida per il definitivo congedo. In oltre mezzo secolo di carriera, lavora prendendo il suo tempo. Gira solo 8 film, ma che film! Della sua breve filmografia non si scarta nulla.
Cinque anni dopo, con Gli sposi dell’anno II, affronta un tema altrettanto delicato: la Rivoluzione francese. Anche qui cerca di comprendere le motivazioni dei personaggi, senza giudicarli. Lo stile leggero valorizza al meglio il sorriso e le acrobazie del giovane Jean-Paul Belmondo e il visino di Marlène Jobert. Quindi chi vuole comizi, si rivolga altrove.
Yves Montand e Luigi Vannucchi
Occorre attendere altri 5 anni perché Il mio uomo è un selvaggio, con Yves Montand, Catherine Deneuve e Luigi Vannucchi, dia piena prova del suo talento, conquistando il grosso pubblico. Yves Montand, noto “naso” dell’industria profumiera, vive solitario sulla sua isola, al largo del Venezuela, quando una Catherine Deneuve esuberante, reduce da una rottura di fidanzamento, viene a turbarne la tranquillità. Rari sono i ruoli comici per la grande signora del cinema francese, ma qui lei, al colmo della bellezza, mostra di saper interpretare qualsiasi personaggio. Yves Montand esagera in fantasia, dimostrando ancora una volta che nel registro della commedia dà il meglio di sé.
Semplicità e divertimento
Ancora: se da un lato ci sono i film di Rappeneau, dall’altro ci sono le collaborazioni alle sceneggiature, sebbene non sempre è accreditato: L’uomo di Rio (1964), Come si distrugge la reputazione del più grande agente segreto del mondo (1973), Disavventure di un commissario di polizia (1978) e Le Cavaleur (1979), tutti e quattro di Philippe de Broca.
Da Boulevard Voltaire





