Manca il colpo di genio. La provocazione che fa la differenza. Forse anche per questol’Europa dell’auto sprofonda nell’anonimato. E non è solo una questione di numeri, che comunque ricominciano a salire (a giugno del 13,1%, cifra che porta il consuntivo del semestre a 7.232.066 auto immatricolate, con una crescita del 6,1%). Non è solo colpa dell’invasione cinese (a giugno la loro quota di mercato nel vecchio continente è arrivata al 12%) e del dominio assoluto nell’elettrico che l’Europa (votata al suicidio industriale) impone per legge. Tutto ciò conta. Certifica in qualche modo il declino dell’Europa dell’auto, complice la crisi della corazza Germania e il crollo produttivo di molti stabilimenti. Ma quello che manca dalle nostre parti è il coraggio di proporre modelli rivoluzionari, che non siano la copia sbiadita del passato. Sembra che non sia più la Cina la copiona del pianeta, ma l’industria europea dell’auto, che non fa altro che riproporre modelli, “rivisti e corretti” e quasi sempre elettrici, che un tempo hanno fatto la storia.
2 contadini, 1 barile, 50 kg di patate
Mancano modelli davvero nuovi. Manca una Renault 4,che nel 1961 riscrive la storia delle utilitarie, icona di stile e libertà. Soprattutto della vera mobilità accessibile. Squadrata, adatta per il carico delle merci, ma anche da usare in città e per viaggiare. Manca una Citroën 2CV (uscita nel 1948, ma i prototipi sono del 1937), nata con un obiettivo rivoluzionario: trasportare due contadini, un barile di vino e 50 kg di patate attraverso un campo arato a 60 km/h senza rompere un solo uovo e percorrere 100 km con 3 litri di benzina. Cinque milioni di esemplari prodotti fino al 1990 danno la misura del successo.
La multipla incompresa
Manca l’idea di una Fiat 600Multipla che, in anticipo (forse troppo) con i tempi, ha inventato la monovolume e poi la versione degli anni 2000, che in 4 metri di lunghezza ha messo 6 persone dentro (3 davanti e 3 dietro). Manca la genialità di una Volkswagen Golf, diventata il simbolo della nuova grandezza tedesca, prendendo il posto del Maggiolino, due modelli che per lungo tempo sono stati i più venduti di sempre. Manca l’intuizione tutta europea del Suv di lusso nato alla fine del secolo scorso con la Bmw X5. Manca la sfida di una rivoluzionaria fuoristrada come la Range Rover (1970) o la genialità di una Porsche 911, supercar con cui andare al concerto e in pista. Manca una Mini come quella progettata da sirAlec Issigonis che, benché copiata in tutte le salse o riproposta in modo irriconoscibile, resta per prestazioni, spazio interno, maneggevolezza e comodità cittadina, una delle più indovinate utilitarie del secolo scorso.
Insomma, manca il coraggio di osare, uscire dagli schemi. L’Europa dell’auto sembra abbia deciso di rinunciare alle idee e alle sfide per inseguire a piccoli passi la sopravvivenza. È questa l’Europa che vogliamo?
E come fa a venire il colpo di genio se non c’è libertà di espressione e modo di svilupparlo? Una UE dominata dal fascismo mentale della borderline e della sua commissione, non quello narrato di AFD o della Meloni, una UE che tarpa le ali a chiunque. Un solo dubbio: sono cialtroni oppure traditori degli interessi dei loro popoli?
E come fa a venire il colpo di genio se non c’è libertà di espressione e modo di svilupparlo?
Una UE dominata dal fascismo mentale della borderline e della sua commissione, non quello narrato di AFD o della Meloni, una UE che tarpa le ali a chiunque.
Un solo dubbio: sono cialtroni oppure traditori degli interessi dei loro popoli?