
Una serata di maltempo, con una pioggia battente, costringe una coppia in viaggio, Ronald ed Evelyn Wak,e, a fermarsi in una locanda isolata del Black Country, area intorno a Birmingham, nell’Inghilterra centrale. Qui sono accolti da un personaggio strano e inquietante, Humphrey Furnival, ingegnere minerario che dopo un fallimento professionale si è ritirato a vivere in una grande casa, Cold Harbour, sulle Midlands. Uomo coltissimo, con una preparazione umanistica e scientifica, sembra essere esperto di scienze occulte. Anzi, Evelyn, con il tipico sesto senso delle donne, prova una strana sensazione nei suoi confronti. Furnival ha modi gentili e affabili ma non ispira fiducia e ogni tanto esplode in risate eccessive e inquietanti.
Dopo un breve colloquio, Furnival invita la coppia a visitare la propria casa dove custodisce anche una grande biblioteca con testi rari. Attratta dalla possibilità di vedere e consultare testi rari se non introvabili, la coppia accetta. Arrivati a Cold Harbor i tre incontrano Jane, la moglie di Furnival, la quale parla con Evelyn e, rimaste sole, racconta la storia di quella casa, con tutto ciò che vi è accaduto nei decenni: morti tragiche, influenze demoniache, apparizioni spettrali che hanno portato la moglie di Furnival sull’orlo della follia. Inizia a crescere la paura. Young non dà nulla per acclarato e pagina dopo pagina si alternano le domande senza mettere bene a fuoco il personaggio Furnival. È posseduto da un demone o è vittima di un demone, è un negromante o una vittima di operazioni magiche e quindi semplicemente una persona innocente? Lo si saprà solo alla fine del romanzo e non è il caso di anticiparlo.
Di certo si sa che la casa fu eretta in una collina dove secoli prima venivano eseguiti culti celtici e dove erano stati eseguiti sacrifici umani. Nella casa si erano compiute violenze, orrori, risentendo del luogo e dei suoi influssi. Rumori cupi, atmosfera soffocante, oggetti che si spostano da soli. Le sensazioni si alternano alle inquietudini, poi alle paure, fino al bisogno di fuggire, di allontanarsi. Di particolare rilievo la narrazione in un luogo dove si tenevano culti esoterici e magici e nello stesso tempo, nella regione di Black Country, vicino ad altiforni, ciminiere, centri industriali rimanda alla modernità che si sposa con l’antico: la Tecnica che sposa la magia nera in un luogo che è stato teatro di violenza e stregoneria. Alla fine, i coniugi Wake si rivolgono a due amici e a un sacerdote perché li aiutino a comprendere cosa è successo.
Francis Brett Young (1984-1954), l’autore, era un medico inglese che partecipò alla Prima guerra mondiale nel reparto Sanità distaccato in Africa per combattere i tedeschi nelle loro colonie. Affetto da malattie tropicali, fu dichiarato inabile allo svolgimento della professione. Così trascorse il suo tempo dedicandosi alla scrittura di romanzi horror subito dopo la fine della guerra. In italiano è stato tradotto solo un altro romanzo e c’è da dire che Young meriterebbe di essere meglio conosciuto dal pubblico italiano. Cold Harbour, pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna nel 1924, è pubblicato per la prima volta in italiano e si rivela un romanzo di particolare interesse. Curato e tradotto da Luca Besana, esperto di letteratura fantastica e horror, autore anche della prefazione.
Francis Brett Young, Cold Harbour. La casa degli orrori invsibili, Agenzia Alcatraz ed., pagg. 311, euro 19.00.





