
Quando cambia la realtà, cambia la carta geografica, giammai la geografia e la nascita del cosiddetto “Rhine Group”, per volontà di Mario Draghi e Patrick Collins – è notizia fresca – offre un’immagine quasi perfetta della geografia mentale, giammai fisica, di un’Europa che nella mente di chi fa i giochi dell’economia e dunque del potere, si identifica con le terre attraversate dalla curva blu che nasce dalle alpi Svizzere e sfocia nel Mare del Nord.
E se la geografia è un fatto, ben più che la retorica della storia, le carte geografiche non sono mai del tutto innocenti. La geografia descrive, infatti, dove sono i rilievi montuosi, i fiumi, i mari, gli stretti. La carta – d’imperio – decide che cosa mettere al centro, che cosa lasciare ai margini e, soprattutto, che cosa sta sopra e che cosa sotto.
I punti cardinali non hanno nulla di neutro, di fatto interpretano il territorio. E interpretandolo, ne scrivono destino in una geografia tutta mentale. Il Reno è una delle grandi arterie della storia del continente europeo, frontiera e insieme via di comunicazione, asse industriale, economico e politico. È il fiume dell’Europa che produce, trasporta, organizza. Insomma, la via maestra designata dai disciplinati, operosi e pure volenterosi. Del resto da tempo l’Europa rappresenta se stessa attraverso una carta essenzialmente continentale, con un centro mitteleuropeo, il cui asse corre fra Francia, Germania e Benelux. Con letteralmente il Mediterraneo sotto i piedi, assimilato a una irrecuperabile area di crisi, in quanto frontiera migratoria. Quasi un’appendice dell’Europa anziché una delle dimensioni attraverso cui l’Europa entra nel mondo.
L’Italia ha interiorizzato la stessa geografia mentale, abituata a pensarsi come il Sud dell’Europa – sempre di piedi parliamo – misurandone posizione sulla distanza che ci separa dal suo centro economico e politico. Ecco Milano, finestra sull’Europa, ecco Palermo, collocata al punto giusto per chi al Sud si gode l’estate. Ma non è sempre stato così, appena prima dell’invasione dei garibaldini, il Regno delle Due Sicilie aveva certamente una dimensione marittima significativa. Napoli era un grande porto mediterraneo, Palermo e Messina erano nodi commerciali importanti, con cantieri navali e una marina mercantile consistente. E ancora prima, le Repubbliche Marinare fondavano la loro economia sul mare: tra esse Venezia, la Serenissima, regina dei mari per secoli e secoli.

Basta ritornare all’etimo di Arsenale per comprendere il mondo a cui abbiamo rinunciato, per stare ai piedi della Storia. Il termine Arzanà deriva dall’arabo dār al-ṣināʿa (دار الصناعة), che significa “casa del mestiere” o “sede d’industria”, a tal punto celebre che Dante lo usa nel XXI dell’inferno in una delle sue similitudini Quale ne l’arzanà de’ Viniziani…
La geografia è un fatto, e la geografia dice che l’Italia è una penisola protesa per oltre mille chilometri nel Mediterraneo, con circa ottomila chilometri di coste. Dice che il mare è ciò che abbiamo intorno. Eppure, abbiamo progressivamente dimenticato di essere un Paese marittimo. Insomma, gli unici discorsi che si fanno sul mare arrivano al massimo alla battigia, e riguardano le concessioni balneari. Il mare è cioè guardato dalla terra, esattamente il contrario di ciò che fanno i popoli evoluti, che guardano la terra dalle acque, immaginandole come infrastruttura, spazio economico e politico, sistema di relazioni, possibilità di proiezione.
Se difatti la carta ci dice periferia, la geografia ci dice mare, che farebbe il paio con l’economia. La maggior parte del commercio mondiale di merci viaggia via mare, seppure se ne parli solo in periodi di minaccia come hanno dimostrato con chiarezza le crisi recenti. E nomi un tempo confinati alle carte degli specialisti sono entrati nei consigli di amministrazione, nei costi assicurativi, nei noli, nei prezzi delle merci, uno per tutti, Hormuz. Così, quando cambia la realtà, cambia la carta geografica, giammai la geografia. E se sulla carta l’Italia è una penisola che scende verso il margine meridionale dell’Europa, vista dal mare è nel mezzo di una grande direttrice di comunicazione globale. Se sulla carta continentale la Sicilia è il primo punto di approdo di disperati in fuga dalla malasorte, in punta di geografia è il crocevia tra Mediterraneo occidentale e orientale, Europa e Africa, Atlantico e Suez. Soffre, la Penisola, il posizionamento in una una carta disegnata da altri. E senza scomodarsi a inventarle nuove vocazioni, basterebbe solo andare di pura geografia. Ricordandosi di avere il mare intorno. (dalla rubrica Caravanserai di Skytg24)








Perfetto ! Che dire di più?Capitano di lungo Corso ,diplomato all’Istituto Nautico di Trieste .
E’ vero, abbiamo dimenticato l’ importanza del mare e di tutto ciò che è connesso. Il passato marittimo dell’ Italai da venezia al sud ne è la prova calzante. recuperare un ruolo geografico o meglio geopolitico non è facile visto il contesto europeo e non solo