Danny Boyle (Millionaire, 2008, 8 premi Oscar) ha aperto la Mostra di Venezia con Ink (inchiostro), film di coproduzione franco-anglo-americana – includente Canal Plus, compagnia di Vincent Bolloré – su Rupert Murdoch (Guy Pearce) e sull’acquisto a Londra del quotidiano The Sun nell’autunno 1969.
Libia, addio
La Gran Bretagna ha appena perduto il controllo della Libia. L’ex impero coloniale è sempre più ex. E da un anno nell’Ulster si è risvegliata la guerriglia dell’Ira col sostegno degli Usa. A maggior ragione l’editoria giornalistica inglese gradisce che un australiano – quindi discendente di deportati – zappi nel suo giardino.
Il parvenu Murdoch ingaggia l’underdog dello Yorkshire Larry Lamb (Jack O’Connell), direttore del Daily Mirror perché passi a dirigere The Sun. Obiettivo raggiunto: The Sun s’impone con tutta la spregiudicatezza e nessun rispetto, facendo notevoli danni non solo morali.
Lady D. e Dodi Al-Fayed muoiono inseguiti dai fotografi a Parigi. The Sun sarà il principale accusato, comericorda il film The Queen di Stephen Frears (Mostra di Venezia, 2006).
O’Connell, nuovo James Bond?
La vicenda di ieri trova finanziamenti oggi perché oggi ci trovano convenienza: Bolloré, sotto accusa oggi in Francia, come lo era in Gran Bretagna Murdoch; quest’ultimo perché diventa, in extremis, personaggio di un grande film; la Mostra perché mette sotto il suo segno un film sul giornalismo, del quale vive.
O’Connell è perfetto nel mancare di scrupoli, quindi potrebbe esserlo il futuro James Bond, senza scrupoli anche lui. Pearce, australiano, ha l’accento giusto, ma ha anche 57 anni, quando Murdoch nel 1969 ne aveva 20 di meno. Il ritmo del film è incalzante, la ricostruzione storica perfetta, la colonna sonora suggestiva.