
Nino Rota (1911-1979) torna nel cinema con Nino di Walter Fasano, che sarà presentato alla Mostra di Venezia l’11 settembre. Dà voce al racconto Sting, legando mondi e generazioni differenti, accomunati dalla capacità di fare della musica un linguaggio universale.
Se molte colonne sonore accompagnano il successo dei film, poche sono identificate separatamente dal film stesso, come nel caso dei motivi conduttori di Nino Rota, di cui poche note bastano a evocare malinconia ne La strada, nostalgia in Amarcord. E poi c’è il caso de Il padrino. Rota costruisce.
Con Federico Fellini
Federico Fellini fonda con Rota uno dei grandi sodalizi della storia del cinema. L’elenco è eloquente: Lo sceicco bianco (1952), La strada (1954), Le notti di Cabiria (1957), La dolce vita (1960), 8½ (1963), Giulietta degli spiriti (1965), Fellini Satyricon (1969), Roma (1972), Amarcord (1973), Il Casanova (1976) e Prova d’orchestra (1979). Infatti Fellini vuole che la colonna sonora abbia una propria personalità. Rota gliela conferisce con melodie apparentemente semplici, spesso ironiche e malinconiche. Il risultato è una cifra musicale inseparabile dal cinema felliniano.
Da Visconti a ZeffirelliRota non è però solo il “musicista di Fellini”. Per Luchino Visconti compone, tra le altre, le musiche di Le notti bianche (1957), Rocco e i suoi fratelli (1960) e de Il gattopardo (1963), dove la musica è fondamentale nel raccontare la decadenza dell’aristocrazia siciliana. Con Franco Zeffirelli lavora alla Bisbetica domata (1967) e a Romeo e Giulietta (1968), che contribuiscono ulteriormente alla diffusione internazionale del suo nome.
Rota ha interessi anche per filosofia, esoterismo, tradizione ermetica. Un lato meno conosciuto, che lo avvicina a Fellini. Anche la vita privata di Rota è al riparo dai riflettori. Nel 1948, durante un soggiorno a Londra, Rota ha una relazione con la pianista Magdalena Longari. Nasce Nina, poi adottata da famiglia britannica. A mantenere il rapporto con Nina sarà Suso Cecchi D’Amico, amica di Rota.
Il conservatorio di Bari
Se Roma e Milano sono importanti nell’esistenza di Rota, Bari ha un posto speciale. Nel 1950 assume la direzione del Conservatorio “Niccolò Piccinni”, incarico che mantiene per quasi 30 anni. Compone per il cinema senza abbandonare la musica “colta”. Scrive opere liriche, concerti, musica da camera, musica sacra e balletti. Il cinema, dunque, non è una parentesi nella carriera di compositore, ma uno dei territori nei quali esprime una personalità molto più ampia. La sua maggiore eredità è nelle melodie, che continuano a vivere anche quando le immagini non scorrono più. Se una colonna sonora raggiunge questo esito, diventa memoria collettiva.





