
Nella Sassonia-Anhalt e oltre i confini di questo Land, da settimane centinaia di migliaia di persone vanno a dormire con ottimismo per ragioni politiche, e al mattino si svegliano altrettanto ottimiste.
Il motivo è un cambiamento collettivo di umore. A innescare questo fenomeno di massa è Ulrich Siegmund, il candidato di punta dell’AfD nello Stato e forse presto il primo presidente di un Land proveniente dalle file dell’AfD. Chi ha visto Siegmund a una delle feste di famiglia o durante uno dei tour Simson (cortei di moto e ciclomotoricon migliaia di partecipanti ndt), che caratterizzano la campagna elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt, sa bene cosa si intende: la gente crede che lui possa dare il via alla svolta politica. Vogliono far parte di un nuovo inizio pieno di energia e forza e lo rafforzano con la loro partecipazione. La concorrenza politica si trova perplessa e impotente di fronte a questo fenomeno che si autoalimenta.
Lo si è potuto osservare anche ieri a Magdeburgo, in occasione del 2° Congresso federale della gioventù dell’AfD. Il congresso ha registrato una buona affluenza con quasi 400 delegati, è stato organizzato in modo professionale e strutturato secondo un ordine del giorno conciso, che è stato portato a termine senza sorprese né conflitti. Si è potuto osservare una macchina ben oliata che continuava a consolidarsi e ad apportare piccoli aggiustamenti.
L’atmosfera è cambiata quando, a metà pomeriggio, è stato annunciato l’arrivo di Siegmund. I giovani membri dell’AfD presenti in sala hanno formato un corridoio d’onore, hanno poi applaudito in piedi per diversi minuti e infine si sono messi in fila per farsi un selfie e ottenere un autografo: con la copertina dello SPIEGEL accuratamente avvolta in pellicola trasparente, magliette, e quant’altro.
Applausi in piedi da parte dei giovani membri del partito provenienti da ogni parte della Germania; Siegmund ha dovuto interrompere più volte il suo breve discorso. Ha suonato tutte le corde giuste, proprio come ci si poteva aspettare da lui, e, alimentando l’entusiasmo, ha sottolineato soprattutto l’importanza dello spirito giusto per affrontare le grandi sfide politiche: Mettersi al lavoro pieni di speranza è sempre meglio che incitare a battaglie di ritirata e tracciare i limiti del fattibile in modo troppo restrittivo.
«Tutto è possibile» – dal punto di vista della psiche individuale, esperta di vita e politicamente vigile, questa è un’affermazione audace, che deve convinvere argomentando, rispondere in modo differenziato e non potrà mai essere d’accordo su tutto. Dal punto di vista della psiche di massa, invece, è la trasformazione della resistenza disperata in una fiducia nella vittoria che, in quel momento e oltre, non conosce più alcuna differenziazione e che in pochi millisecondi ha consigliato a ogni singolo presente in sala di lasciarsi trasportare dai movimenti, dall’entusiasmo, dalla scarica di adrenalina, rafforzando così l’atmosfera.
In una campagna elettorale il compito di un politico non è altro che questo. Questa fase, questo periodo di lavoro, deve essere libero da argomentazioni articolate, ambivalenze e da un eccessivo di senso della realtà. Non esiste solo una fascinazione romantica del mondo, ma anche una politica. La programmatica ben congegnata non ha nulla a che vedere con questo; l’immagine, il film, la messa in scena, il fascino, l’intensificazione, lo slancio, invece, sì. Ecco perché il collettivo cinematografico guidato da Simon Kaupert riveste un ruolo così importante (Kaupert è un regsita a capo della campagna propagandistica di Siegmund).
Siegmund ha compreso che, in una democrazia di massa, per la mobilitazione e l’orientamento delle masse ciò che conta è l’apparenza. Ciò non significa che nella vita reale non esistano problemi profondi e manifesti, né squilibri. Non si può vendere tutto tramite suggestione, propaganda e entusiasmo contagioso, tanto meno in un sistema politico che, per ragioni ben precise, ha inserito un’ultima notte tra l’euforia, l’atmosfera entusiasta, il recarsi al seggio elettorale e la solitudine nella cabina elettorale. Alla fine, è proprio la psiche individuale che deve guidare la matita.
Naturalmente non è così. Ma c’è comunque una differenza tra il fatto di acclamare tutti insieme durante gli eventi e votare in questo modo, e il fatto che sia ogni singolo individuo a dover completare un processo, sì breve ma comunque burocratico, prima che il proprio voto finisca nell’urna. Nel voto individuale, è l’umore che deve prevalere.
Probabilmente è meglio, in questa fase in cui centinaia di migliaia di elettori si preparano al giorno delle elezioni, evitare di partecipare a lunghi podcast in cui il dibattito è articolato e in cui bisogna rispondere a domande e approfondimenti. In concreto: l’intervento di Siegmund da Ben, senza copione, rientrava nella logica della campagna elettorale perché la portata sarebbe stata prevedibilmente enorme e perché Ben (l’intervista a Siegmund del 16.8.26 rilasciata al canale Ben Ungeskriptet ha avuto ad oggi 6,9 mln. di visualizzazioni ndt) non insiste in modo realmente critico, ma lascia parlare l’ospite. Siegmund da Kosubek: meglio dopo le elezioni, lo stesso vale per Tillschneider da Amann in “unframed”: entrambi i format non raggiungono una portata rilevante ai fini elettorali né di interesse per gli elettori; tuttavia, le dichiarazioni rilasciate in questi format possono fornire ai media che attaccano l’AfD un po’ di quel materiale che cercano così disperatamente.
Anche questo è un argomento interessante: A margine del Congresso federale della gioventù ci sono state molte conversazioni con giornalisti completamente perplessi. Riguardo allo SPIEGEL tutti scuotevano la testa all’unisono. Forse ci si era aspettati da questo media di riferimento un attacco non argomentativo, ma rilevante dal punto di vista della psicologia di massa contro la marcia trionfale dell’avversario, e non una prima pagina che Siegmund potesse strappare, firmare e lanciare tra la gente.
Ma non è stata spesa nemmeno una parola positiva sulla concorrenza politica dell’AfD, come se non si perdonasse a coloro il cui compito prevedibile, da almeno un anno, è quello di elaborare un’immagine contrapposta di grande impatto al «fenomeno Siegmund» e di non limitarsi a presentarsi come oppositori in preda al panico nel gioco «tutti contro uno».
Un ultimo punto, e forse è proprio questa la chiave: Siegmund ha addirittura sottratto alla concorrenza l’argomento Est-Ovest. Quando ha parlato alla gioventù del partito all’“Altes Theater” di Magdeburgo, ha dato il benvenuto ai partecipanti provenienti dall’Ovest sottolineando che in Sassonia-Anhalt ci si può riprendere dalle difficoltà che comporta essere un esponente dell’AfD ad Amburgo, in Assia e nella Renania. Non ne ha però fatto una questione di principio, non ha chiesto quale fosse la differenza fondamentale tra una socializzazione dell’Est e una dell’Ovest, ma ha sottolineato che anche l’Ovest si è risvegliato da tempo e sta cominciando a scrollarsi di dosso il vecchio dominio, e che per lui conta comunque l’intero Paese: la riconquista di tutta la nostra magnifica patria, fino all’ultimo angolo. Applausi frenetici.
Cosa sta cambiando all’interno dell’AfD? L’idea di doversi spiegare, persino giustificare; la tendenza a insistere sulla correttezza, su ciò che spetta a ciascuno in una democrazia; il clima fatto di rabbia, disperazione e appello alla resistenza. Siegmund ha cambiato tutto ciò, non lasciando alcun dubbio sulla sua fiducia che si vincerà, in un modo o nell’altro.
Era significativo che più tardi, una volta terminato l’evento, fuori i giornalisti avessero ricominciato a mormorare: Siegmund, parlando anche dello scenario di una maggioranza assoluta mancata, non volesse forse prepararsi in anticipo al fallimento? e, come si stava evolvendo la competizione interna al partito?
Un fallimento… con oltre il 40 per cento… Bisogna assaporarselo bene. In sostanza, Siegmund ha affermato in aula che un governo composto da CDU, Die Linke e chissà chi altro avrebbe portato, prima o poi, a una rivolta da parte di quelle frange della CDU che non mirano solo al potere e all’ostruzionismo a tutti i costi. Lui e il suo partito avrebbero sfruttato il tempo per creare e potenziare strutture extraparlamentari, ovvero per ciò che rimane al di là di ogni fluttuazione dei risultati e che di per sé cambia già il Paese.
Inoltre, si farà di tutto per portare a termine il colpo in Turingia, in Sassonia o nel Brandeburgo – magari tra uno o due anni. Nel complesso, infatti, è irrilevante da dove si inizi, l’importante è che si inizi finalmente. Cosa esattamente, come esattamente, con chi, e: cosa è possibile fare? Irrilevante in questa fase, davvero irrilevante. «Tutto è possibile!» – non serve altro messaggio fino al giorno delle elezioni. Ci sta sulla superficie di un manifesto e lì dove nella mente contano le emozioni. (dalla rivista tedesca Suzession)
Götz Kubitschek è il direttore della casa editrice Antaios.





