A 10 anni dal Festival di Cannes, esce nei cinema italiani in 4K, versione doppiata, non sottotitolato – Train to Busan di Yeon Sang-ho, grande successo in Corea del Sud, che in Italia era apparso in home video e sulle piattaforme tv. Sempre del 2016 è il prologo animato, Seoul Station; del 2020 è il seguito, Peninsula.
Aspettando il Covid
Profetico in Train to Busan il dialogo telefonico a inizio film sul finanziamento concesso a un’impresa di biotecnologia, ovvero di guerra batteriologica. Se Contagion di Steven Soderbergh (Mostra di Venezia, 2011) prefigurava esattamente i sintomi del covid, Train to Busan rappresenta il cannibalismo epidemico (vulgo: zombaggine), perché essere sbranati da altri è più spettacolare che soffocare da soli.
I segni del tempo sul film di Yeon si avvertono negli effetti speciali. All’ennesima colluttazione t,ra contagiati r terrorizzati, però l’angoscia deriva eminentemente dalla claustrofobia.
Carceri con finestrini. Ermetici
Viaggiando su Tav, anche senza contrattempi, ogni vagone pare il braccio di un carcere affollato , in cui scontano ore tra finestrini bloccati, latrine anguste, poi anche sature, controllori che vorrebbero essere altrove, comitive schiamazzanti che invece sono liete di esserci, sedili comodi solo per quindicenni agili. Non occorre il primo contagio per sentire che “l’enfer, c’est les autres” (Jean-Paul Sartre, Huis Clos, 1944)
Train to Busan di Yeon Sang-ho, con Gong Yoo, Ma Dong-seok, Jujg Yu-mi, 118′